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Cinque siciliani al Premio Strega

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Cinque siciliani al Premio Strega

Di Ombretta Grasso

La rabbia giovane dell’esordiente catanese Mattia Insolia, l’incontro con la malattia e con la morte di Anna Giurockovic Dato, il tema del doppio e della metamorfosi per Michele Ainis, l’appassionata biografia di un’artista e di un amore assoluto di Grazia Pulvirenti, lo struggente ritratto di famiglia narrato da Paolo Di Stefano. Sono i cinque siciliani in gara al Premio Strega in una edizione record che conta 62 libri proposti dagli Amici della domenica. Gli ultimi 17 sono stati segnalati ieri e tra questi c’è il romanzo della catanese Grazia Pulvirenti, docente di Letteratura Tedesca al Dipartimento di Scienze Umanistiche (come già anticipato dal nostro giornale in un articolo di Giusy Sciacca), con il suo “Non dipingerai i miei occhi. Storia intima di Jeanne Hébuterne e Amedeo Modigliani” (Jouvence), proposto da Massimo Onofri.

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In corsa per guadagnarsi un posto nella prima selezione a 12 (il 22 marzo) c’è anche il giovanissimo catanese Mattia Insolia, 26 anni, con il romanzo “Gli affamati” (Ponte alle Grazie), in cui narra la marginalità e la disperazione di due fratelli, Antonio e Paolo, 19 e 22 anni anni. «Vivono soli da quando il padre è morto e la madre è andata via di casa. Insieme hanno costruito una quotidianità che, seppur precaria, parrebbe funzionare. Vivono alla giornata, tirano avanti in un presente che non concede di elaborare progetti futuri. E abitano in un paese minuscolo, una periferia immaginaria del Sud che sembra quasi un confino, degradato e gretto. L’esistenza dei due procede senza grandi avvenimenti, tra notti allucinate, feste con gli amici, giornate al mare e serate di sesso, alcol e droga. Finché, poi, qualcosa si spezza».

«Non si tratta solo di accogliere tra i dodici candidati al premio un romanzo potente, contraddistinto da una lingua efficace e da uno sguardo intenso - scrive Fabio Geda nella sua presentazione allo Strega - ma anche di tenere a battesimo un autore che è qui per restare. Cosa fa di prezioso, Insolia? Consegna al lettore le chiavi di una certa periferia urbana ed esistenziale. Lo invita ad abitare la giovinezza, la solitudine e la rabbia di Antonio e Paolo, i fratelli protagonisti, così da capire, o anche solo intuire, la giovinezza, la solitudine e la rabbia di una parte del Paese e del nostro presente».

Candidata allo Strega già nel 2017 con “La figlia femmina”, la catanese Anna Giurickovic Dato torna in gara con l’intenso e commovente “Il grande me” (Fazi) proposto da Angelo Guglielmi: «Scrittrice di evidente talento, ricchezza di linguaggio, capacità di discorso, un impasto disseminato di ragione e di sentimento, sgarbati preziosismi stilistici… Se pur scritto in prima persona è oggettivo e una confessione. Sa parlare d’altro (degli altri) e di sé. Attraversato da un intreccio di amore e di rifiuto, di comprensione e rabbia (per lei capisaldi della vita). Come si fa a non amare (e leggere) Il grande me?». Proposto da Sabino Cassese “Disordini” (La Nave di Teseo) di Michele Ainis, giurista e costituzionalista messinese, in cui racconta la metamoforsi di Oscar, «un professore di Giurisprudenza che un giorno si guarda allo specchio e scopre d’essere diventato un altro». «Ainis, alla terza prova con il genere - scrive Cassese - sa raccontare narrativamente una vicenda che nasconde una più profonda narrazione filosofica, riprendendo la linea di svolgimento che va da Ovidio a Kafka, gli autori di “poemi sui corpi che in un mondo precario sono messi in pericolo”».

Il dolore, la migrazione, il difficile rapporto con i padri sono al centro dell’epopea familiare siciliana di “Noi” (Bompiani), l’appassionata autobiografia di Paolo di Stefano, scrittore e giornalista nato ad Avola, firma del “Corriere della sera” proposto da Luca Serianni: «Noi è insieme una saga familiare, che si estende dagli anni remoti della Seconda guerra mondiale fino al presente-futuro incarnato dall’ultimogenita Maria; uno spaccato di storia italiana vissuta dalla parte dei tanti emigranti dal Mezzogiorno al Nord e del riscatto da una condizione umile al benessere, culturale prima che economico; ma anche una creazione letteraria, scandita da una vicenda tragica, la morte del fratellino dell’autore, Claudio, nel 1967».

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