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Màkari: Ester Pantano, la detective con intuito femminile

Di Maria Lombardo

La sua bellezza è nella semplicità, la bravura nella naturalezza. Dote, per un attore, esito di studio. La nuova prova per Ester Pantano è Suleima. L’attrice catanese, nata e cresciuta tra tv e cinema per via dei lavori dei genitori (esordio con “Labbra blu” di Andrea Rusich e poi “Notti magiche” di Paolo Virzì), si fa strada con ruoli che la mettono sempre più in evidenza. Suleima è protagonista della serie tv “Màkari” di Michele Soavi (da oggi su Rai1 in prima serata). La serie prodotta da Rai Fiction e Palomar s’ispira ai racconti di Gaetano Savatteri ambientati sulle coste del Trapanese, nella frazione di Macari (con la c). Accanto alla giovane catanese, Claudio Gioè (giornalista pentito e detective per caso Saverio La Manna) e Domenico Centamori, (catanese, anche lui) Piccionello, spalla di Lamanna.

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Ester è ora sul set di “Imma Tataranni 2”, nel ruolo, già suo nella prima serie di Rai1, di agente di polizia tosta e determinata, accanto a Vanessa Scalera, sostituto procuratore. Regia di Francesco Amato.

“Premio Camilleri” al Festival Cortinametraggio per l’interpretazione de “La mossa del cavallo”, l’attrice ha fatto “Prometheus” per l’Amenano Festival al Teatro grecoromano di Catania, produzione di Michele Di Dio.

Un tuo giudizio su “Màkari”?

«Sono molto felice per il ruolo inedito, non molto caratterizzato, forte nell’accezione di femminilità classica. All’inizio non ci è dato sapere di che si tratta, ci hanno fatto leggere solo un piccolo stralcio. Dopo sono andata a leggere Savatteri e la cosa di cui sono onorata è che è stato fatto un adattamento per me: Suleima nella pagina letteraria è di Bassano del Grappa. Hanno fatto tantissimi provini, cercavano una bionda e non avendo trovato quella giusta hanno pensato a me. Ringrazio Barbara Daniele (casting director), Michele Soavi e Carlo Degli Esposti (Palomar). Suleima è catanese, studia architettura a Firenze, d’estate torna in Sicilia per lavorare».

Trovarsi con Claudio Gioè ti ha intimidita?

«E’ stata una bella sfida. Ho amato anche l’umanità del personaggio di Centamori».

La gente del luogo come vi ha accolti?

«Nel film ci sono problematiche quotidiane del luogo. Il ristorante dove lavoro però è stato creato per il film nella tonnara di Scopello».

Misteri da risolvere. Anche tu detective.

«Con intuito femminile. Bella esperienza, molto bella, molto formativa».

Con Soavi è la prima volta?

«Sì, con me è stato un amore dal primo provino, ci sono stati momento critici sul set per causa Covid ma tutti superati. Grande regista e molto umano, anche lui del Cancro come me. Anche Francesco Amato è molto preparato e umano. Ha interesse a conoscere la persona che c’è nell’attore».

La serialità dà grande visibilità. Può essere un intralcio?

«Un po’ sì. Perchè potrei essere costretta a rinunciare ad altri lavori».

Il tuo futuro professionale come lo immagini? Farai ancora teatro?

«Con “Prometheus” dovevamo andare al Festival di Cipro e a New York. La tournée è posticipata al 2022. Bella operazione».

Quale fra i tuoi personaggi ti ha coinvolta di più?

«Cristina de “La mossa del cavallo”, grande lavoro sul personaggio. Ma ho amato tantissimo Suleima uno dei personaggi più strutturati».

Vivi a Roma ma quando vieni a Catania avverti fastidio nell’essere riconosciuta dalla gente?

«Ancora non è tanta la gente che mi riconosce!».

Cresciuta al King di Catania, grande appassionata di cinema. Quale attrice senti come modello?

«Frances Mc Dormand e il suo “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”».

Modello arduo ma l’ambizione serve.

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