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Peppe Pizzenti, l'"erede" di Arturo Di Modica racconta il suo maestro

Di Giuseppe La Lota

Vittoria (Ragusa) - Ha vissuto all’ombra del maestro per vent’anni, adesso per Peppe Pizzenti, 53 primavere, è giunta l’ora di vivere di luce propria. Ereditare il testimone artistico lasciato da Arturo Di Modica. Per Arturo e per Vittoria, dove vive e lavora in via Torino civico 77, una sorta di “Bottega del Verrocchio” in miniatura. Sì e no 10 metri quadri con soppalco in legno che aggiunge altro spazio. Una stanzetta strapiena di utensili da lavoro d’ogni misura, e poi sculture in pietra già complete e altre in lavorazione, un toro d’argilla dimensione souvenir, quadri appesi e schizzi da completare dappertutto.

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Il tesoro disordinato di un artista che pittura, scolpisce il legno e la pietra senza differenze, manipola l’argilla e fonde acciaio e bronzo allo stesso modo. Un artista completo. Rigorosamente naif, come i grandi si vantano di essere. A fargli compagnia mentre crea la sua arte, un vivacissimo Yorkshire e della gradevolissima musica jazz in sottofondo. “Le dispiace se fumo?”- premette mentre arrotola carta e tabacco prima di raccontarci la sua vita, quella di Arturo Di Modica e di come entrambi si sono conosciuti.

- Il prof. Barbante ha detto che solo lei a Vittoria può essere considerato l’erede di Arturo Di Modica. Ha detto il vero?

“Il professore Barbante è troppo buono. Il maestro Di Modica mi ha trasmesso l’amore per l’arte. Per 22 anni abbiamo vissuto artisticamente insieme. Lui era l’artefice di se stesso, io con discrezione rispettavo il suo metodo e la sua esperienza. Ho cominciato a seguire il suo grande sogno da quando ci siamo incontrati”.

-E allora cominciamo dal primo incontro...

“Era l’anno del Giubileo, il 2000. Avevo ricevuto da un privato la commissione per realizzare una statua di padre Pio da collocare nella valle dell’Ippari. Arturo venne a vedere il mio lavoro grazie al prof. Arcangelo Pisani e a Carmela Gallenti. Era tornato a Vittoria da poco per realizzare la scuola del Rinascimento. Sapeva che ero un autodidatta. Osservò i miei lavori e disse: “Sarai il mio assistente”. Dopo 5, 6 mesi mi chiamò nella sua struttura, un garage sullo stradale Gela che aveva ereditato dai suoi genitori, e cominciammo a scavare una galleria”.

-Come si diventa Arturo Di Modica?

“Non credo esista una ricetta per diventare qualcuno. Conta il temperamento e la tenacia personale, le possibilità che ognuno di noi ha, le opportunità e le difficoltà. In quegli anni c’era molta effervescenza e lui credeva in se stesso. Ha fatto tanti sacrifici ma ci ha lasciato il suo sogno in eredità”.

-E’ mai stato in America con lui?

“Mai. Arturo era molto geloso del suo lavoro. Andava a curare i suoi interessi, il suo vissuto non lo regalava a nessuno. Io restavo a Vittoria, lavoravo all’interno della struttura per la piazza delle primizie”.

-Che carattere aveva? Stravagante e provocatore di sicuro, ma era anche burbero?

“No. Se sono riuscito a stare bene con lui è perché non era burbero. Sì, era geloso delle sue cose e del suo vissuto. Ma aveva il pensiero nobile di creare qualcosa per la città e questo lo rendeva umanissimo al di fuori di ogni schema di superiorità. Era alla mano, gli bastava un panino, stare nei cantieri, una persona molto semplice. Dopo tanti anni di successo aveva nell’animo la voglia di fare qualcosa per la storia di Vittoria, creare un flusso eterno”.

Torniamo a lei. Dopo 22 anni di gavetta alla corte del maestro, il tempo è maturo per proseguire il suo impegno…

“Non possiamo fare i conti senza l’oste. Cosa farà la famiglia? La figlia dovrà dare un segnale riguardo alla prosecuzione di questo progetto. La volontà del maestro la conoscono tutti, da solo non posso fare nulla, c’è bisogno di un organico, di fondi, di una sinergia pubblico e privato”.

-Secondo lei la famiglia è favorevole a realizzare il sogno di Arturo?

“Non so rispondere a questa domanda. Io discutevo solo con Arturo, non abbiamo avuto modo di parlare con la famiglia. Se Arturo ha lasciato qualche cosa che delinei il passaggio del testimone, io sono qui. Ho abbracciato questo progetto per 22 anni”.

-Secondo lei la città di Vittoria per Arturo ha dato poco, abbastanza o molto?

“Non abbastanza. Spero che ci si renda conto di cosa abbiamo perso. Arturo era già all’apice e non si erano resi conto che questo suo grande progetto poteva influenzare non solo la città, ma tutta la provincia e la regione. Tutti avrebbero potuto fare qualcosa di più. Anche se lui non voleva interferenze, perché amava fare tutto da solo”.

-E’ tempo di politica e di elezioni. La politica cosa dovrebbe fare oggi per Di Modica?

“Semplicemente realizzare quello che sta promettendo adesso. Passare dalla parole ai fatti”.

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