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Alla fine, la colpa è sempre degli automobilisti. Di coloro che, ieri mattina, sotto la pioggia hanno preso la macchina per accompagnare i figli a scuola, e/o per andare a lavorare. La colpa è di coloro che - normalmente utilizzatori di moto e scooter - hanno stranamente deciso di prendere l'auto e non di trascorrere qualche ora sotto l'ombrello ad una fermata dell'autobus in attesa di un mezzo che non sarebbe mai arrivato, magari facendo un pediluvio nelle pozzanghere sui marciapiedi.

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L'ingorgo alla circonvallazione che ha bloccato stamane la città è di sicuro (in parte) colpa nostra. Dei catanesi che guidano male e si comportano peggio, del mancato rispetto delle regole del codice della strada e della più basica educazione alla civiltà.

Il fatto che, però, non esista un servizio di mezzi pubblici appena decente (tranne la metropolitana, festivi esclusi), che le strade siano impraticabili soprattutto quando piove per bici e moto e che, persino chi si muova a piedi, non sia contemplato (alla faccia delle adesioni alle campagne di mobilità sostenibile dal democratico titolo "Siamo tutti pedoni") come semplice essere vivente, lascia pensare una cosa sola. I nostri amministratori non sanno dove vivono: sono degli avatar, si spostano con il teletrasporto, non hanno mai preso un autobus e tantomeno hanno mai attraversato a piedi una strada con l'acqua alle caviglie. Tutte cose normali per i catanesi

Meno male che l'assessore comunale ai Lavori Pubblici, Michele Giorgianni, ha le idee chiare: "il Nodo Gioeni non può essere utilizzato come un capro espiatorio e non può essere considerato l'unico responsabile ogniqualvolta il traffico sulla circonvallazione di Catania supera i livelli di guardia".  In effetti, la colpa non è del "nodo", casomai è dei marinai che l'hanno intrecciato.  

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