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Economia

Arance, la vera beffa sta nel prezzo

Di Andrea Lodato
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Il presidente siciliano di Coldiretti, il catanese Francesco Ferreri, ha fatto non uno, ma tre sobbalzi scomposti sulla suedia tre giorni fa, vedendo pubblicate in prima pagina le foto delle arance etichettate una ad una per non pagare la busta. Perché?

«Mi è sembrato - spiega - di essere davanti a chi, anziché vedere la luna, guarda solo il dito che la mostra. In questo caso la luna è rappresentata da un’arancia. Bella, per carità ma cara. Ben 81 centesimi. Perché al Nord le arance si vendono anche 3 euro al chilo. La storia, è giusto ricordarlo. viene fuori da un contesto al limite della realtà, come avete raccontato anche voi: un signore è andato al supermercato ha comprato le arance e anziché pagare i 2 centesimi della busta ha attaccato l’etichetta direttamente su ogni agrume».

Ma qual è la contraddizione, prevalentemente emotiva, prima ancora che sostanziale? Ferreri non ha dubbi: «Sicuramente quel consumatore era talmente contento di questa trovata, che non si è reso conto di pagare una cifra esorbitante. Oppure per chi abita al Nord sborsare 3 euro per un chilo di tarocco è normale. Quindi siamo alle solite: la forbice tra il produttore agrumicolo e il compratore è larga, eccessiva, paradossale e vergognosa».

Una vergogna, indubbiamente. E anche la follia di un mercato che continua ad essere ingovernabile e incontrollabile, con una filiera dell’ingiustizia che punisce chi produce in maniera feroce.

«A noi quella foto indigna perché mostra le distorsioni di un sistema perverso - aggiunge Ferreri - in quanto puntualmente mette alla gogna una produzione di altissima qualità. Sembra assurdo ma è così. Al produttore vanno solo pochi spiccioli. E il prezzo di vendita spesso non copre i costi di produzione». «Per un agrumeto con un sistema di irrigazione moderno (impianto a pioggia e ferti-irrigazione) tra spese di manodopera, acqua, concimatura e potatura si spendono tra i 3.000 e 4.000 euro per ettaro - spiega Giovanni Pappalardo, agrumicoltore e presidente della Coldiretti di Catania - . Non tutti gli agrumeti hanno questi sistemi anzi la maggior parte ancora ne è sprovvista e le spese ovviamente aumentano».

Ripartiamo dalla rabbia per i 2 centesimi della busta biodegradabile? Bene, allora bisogna sapere che il prezzo delle arance quest'anno si aggira sui 25 cent/kg. Ovviamente parliamo dei calibri commercializzabili, perché quelle destinate all'industria, quest'anno alla luce di un eccesso di produzione, come al solito, non saranno pagate. «L'anno scorso a causa del calo produttivo - aggiunge Pappalardo - il prezzo in campagna era raddoppiato mentre il consumatore acquistava al costo di sempre. È facile capire come in annate come questa, o ancor di più come quella di due anni fa (dove al produttore un kg veniva pagato anche 7 centesimi), le industrie e i commercianti speculano tantissimo e la differenza se la mettono in tasca».

«Il consumatore che ha attaccato l’etichetta per evitare la busta a pagamento, non sa che in quell’arancia dallo Stretto al Nord ci sono aumenti percentuali abnormi - aggiunge ancora Francesco Ferreri - . E’ come il discorso delle spremute che qui paghiamo a prezzi esorbitanti e basta controllare le varie recensioni on line per capire la pessima figura che facciamo con i turisti che lamentano proprio il costo alto di un prodotto che invece dovrebbe essere bassissimo. Tutto questo mentre il brand Sicilia rappresenta il valore aggiunto. Bisogna guardare la luna, no il dito - conclude il presidente regionale Coldiretti».

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