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Anas, 4 miliardi per rimettere in moto le strade dell’Isola

L’Ad Armani: «Per noi l’Isola rappresenta un nodo strategico Pronti a chiudere con la Regione per la fusione con il Cas»

Anas, 4 miliardi per rimettere in moto le strade delll’Isola

CATANIA - Mettere in moto, ingranare la prima e credere, che questo sia davvero l’inizio di un nuovo percorso. Meno accidentato, meno tracciato su trazzere, su equivoci, sulla replica di errori del passato che sono stati perpetuati inesorabilmente e beffardamente per almeno mezzo secolo. La Sicilia abbandonata, come si dice da queste parti, “in mezzo alla strada”. E che strada. Pessima, appunto.

Ora è l’Anas che da qualche tempo sembra avere scelto di far valere la sua straordinaria solidità industriale, il suo peso politico, il bagaglio di competenze tecniche e manageriali di altissimo livello che detiene, proprio ripartendo dal profondo sud. Finita la Salerno-Reggio Calabria, l’azienda incassa i primi numeri che confermano l’importanza strategica di una viabilità moderna e funzionale per far respirare l’intero tessuto economico di un territorio. In Calabria il turismo cresce, insomma, perché percorrere rapidamente quella che fu l’autostrada-incubo per decenni, invoglia tanti viaggiatori.

Più giù l’Isola. E di quel che sta nascendo ne abbiamo parlato con Gianni Vittorio Armani, Ad dell’Anas che, non per caso, ha deciso di chiudere in Sicilia, a Catania, con la manifestazione Innovation Days, il roadshow #Congiunzioni, con cui Anas ha attraversato il Paese intero da Nord a Sud. E, allora, non c’è nulla da ridere se qui si parla di strade del futuro, di Mobilità integrata, upgrade delle infrastrutture stradali, smart road, guida autonoma, guida connessa, cibersecurity e digital transformation delle infrastrutture. Perché in un primo piano di investimenti per la Sicilia ricco 4 miliardi, ci sono manutenzioni ordinarie e straordinarie, completamento di lavori già avviati, ma anche, appunto, iniezioni di futuro. Prendiamo la Palermo-Catania, 900 milioni investiti, una ventina di cantieri aperti dove si lavora. E poi?

«Poi - spiega Armani - anche su questa autostrada importante perché unisce le due grandi città dell’Isola, oltre ai lavori straordinari che stiamo facendo già da mesi per rendere l’autostrada efficiente e sicura, si lavora per innovare. Sui viadotti, per esempio, installeremo apparecchiature per il monitoraggio costante della caratteristica armonica della struttura, ovvero il controllo delle vibrazioni al passaggio dei veicoli».

Stiamo parlando, converrà ricordarlo, dell’autostrada dove è stato lasciato crollare un viadotto senza che, in pratica, si intervenisse e si cercasse di arginare la frana che ha finito con il buttare giù l’Himera. Ma questo è solo un aspetto della rivoluzione in atto.

«Sulla tangenziale di Catania - ricorda ancora Armani - porteremo avanti un progetto avanzato di controllo e comunicazione in tempo reale del traffico agli automobilisti e sarà operativa anche l’utilizzazione dinamica della corsia d’emergenza, che sarà percorribile in caso di traffico con indicazioni precise e tempestive fornite a chi è in auto. Ma, voglio essere chiaro, questi sono solo piccoli esempi, seppur significativi, di come le nostre strade in Sicilia saranno davvero strade del futuro. E per futuro oggi intendiamo in prossimi 5 anni, non di più».

Lasciamo le smart road, per un attimo, parliamo di progetti che sono ancora un po’ in sospeso. Ci sarebbe la Ragusa-Catania. Tutto bene, dicono le ultime notizie, è arrivato finalmente l’ok dal Consiglio superiore dei lavori pubblici. Ma l’Anas che ne dice?

«Dico che sappiamo che c’è un progetto di finanza approvato ad un gruppo privato, dunque è giusto che siano loro a portare avanti il piano. E’ anche vero che abbiamo manifestato la nostra disponibilità a potere avere una parte nella realizzazione di questa strada, importante perché interessa l’area dell’aeroporto di Comiso, il mercato ortofrutticolo di Vittoria, una vasta area con una economia vivace. Ma quel che mi sembra più importante è ricordare che se dovessimo arrivare ad una fusione con il Consorzio autostradale siciliano, su cui stiamo lavorando e discutendo con la Regione siciliana, e se aggiungessimo anche la nuova Ragusa-Catania, rappresenteremmo con 900 chilometri di autostrade il secondo gestore d’Italia, il che rappresenterebbe un business che richiede affidabilità e capacità tecniche. Anas è il principale gestore d’Europa con 26.000 chilometri di strade e autostrade. Credo che per chiunque saremmo il partner ideale. Ma penso sia chiaro che un gruppo come il nostro, anche nel caso della fusione con il Cas, non potrebbe non avere un ruolo leader».

Innovazione, rivoluzione, tecnologie, insomma. Ma tutto con un marchio di qualità e con la garanzia firmata Anas. Il casello di partenza è questo.

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