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La verità sui conti di Riscossione Sicilia: ultimi bilanci in attivo grazie alla rottamazione

La “due diligence”: rischi da debiti e contenziosi e futuro incerto

La verità sui conti di Riscossione Sicilia: «futuro è incerto»

Catania. Una società decotta, simbolo della «palude» evocata dal governatore Nello Musumeci subito dopo aver ricevuto le dimissioni del Cda nominato da poco? Oppure, come rivendicato dall’ex amministratore Antonio Fiumefreddo, un’azienda con un attivo di 32 milioni e una crescita gestionale del 132%?

Qual è la verità su Riscossione Sicilia? Se la stesse davvero in mezzo, basterebbe il giudizio dell’assessore all’Economia, Gaetano Armao: «Una situazione difficile, ma non irrisolvibile». Ma, poiché le parole vanno supportate dai fatti (in questo caso: meglio i numeri), La Sicilia è andata alla fonte. Attingendo al documento “Riscossione Sicilia SpA - Analisi degli aspetti economico-finanziari e organizzativo-gestionali”. In tutto 76 pagine: si tratta della due diligence firmata dal gruppo di lavoro congiunto (Regione e Agenzia delle entrate-Riscossione) che ha passato ai raggi X i conti della società partecipata al 99,96%, per la quale l’Ars - con la legge 16/2017 - ha autorizzato il governo regionale ad «avviare le procedure di liquidazione».

Cominciamo dai bilanci. Dopo una serie di perdite (1,9 milioni nel 2012; 7,8 milioni nel 2013; 14,6 milioni nel 2014; 9,7 milioni nel 2015), che hanno costretto la Regione a una ricapitalizzazione da 13,2 milioni, l’ultimo consuntivo approvato - relativo al 2016 - è stato chiuso con un utile di 2,8 milioni. Ma il gruppo di lavoro evidenzia che il conto economico «recepiva proventi di natura non ricorrente». Al netto delle quali «il risultato della gestione finanziaria è negativo per 6,3 milioni di euro», scrivono gli esperti. I quali poi si soffermano sul preconsuntivo 2017 che annuncia un attivo più consistente: 17,3 milioni. Ma anche qui ricorre una condizione speciale: su un miliardo circa di volume delle riscossioni dell’anno scorso (più che raddoppiato rispetto ai 440 milioni del 2016), il 68% è riferibile alla «adesione alla definizione agevolata», meglio come “rottamazione” delle cartelle esattoriali. L’effetto sui conti 2017 di Riscossione Sicilia in termini di aggio? «Almeno 40 milioni di euro non replicabili in via ordinaria». Inoltre, annotano gli esperti,, a medio termine l’effetto collaterale della “rottamazione” sarà il «calo delle rateizzazioni» e il «decremento delle riscossioni nei prossimi esercizi» e la «probabile flessione dei ricavi di oggi».

La successiva analisi riguarda i rischi finanziari e di liquidità. Al 31 dicembre i crediti di Riscossione Sicilia verso «clienti e controllanti» sono pari a 596 milioni, mentre il saldo dei debiti verso le banche è di circa 220 milioni, in diminuzione rispetto al 2016 ma «molto superiore all’ammontare dei ricavi dell’esercizio». Il verdetto? La società è «soggetta a un significativo rischio di liquidità». Pur essendo solvibile, tenendo conto dei flussi finanziari previsti fino a febbraio 2019 per la rottamazione dei ruoli, Riscossione Sicilia «potrebbe trovarsi nelle condizioni di non poter far fronte tempestivamente agli impegni associati alle proprie passività finanziarie». E in questo contesto è decisiva la guerra giudiziaria contro Monte dei Paschi di Siena, (ex socia di Montepaschi Serit e Serit Sicilia), che in veste di istituto tesoriere di Riscossione Sicilia, per via di un contratto finito nelle aule giudiziarie, «ha sospeso i fidi che assistono i conti correnti utilizzati per l’attività di riscossione».

Un aspetto rilevante, segnalato anche in un report di Riscossione Sicilia al Dipartimento Economia sulle «principali emergenze attuali» riguarda i contenziosi con Mps a cui Riscossione chiede un maxi-risarcimento di 106,8 milioni: 22,5 di spese legali, 63,2 di crediti verso contribuenti per i ruoli del bilancio 2016 e 2,1 milioni per i crediti delle “ex Gestioni Continentali”. Ma Mps, in un secondo contenzioso, con decreto ingiuntivo chiede 40,8 milioni sbandierando due contratti di finanziamento da 210 e 152 milioni. La partita è aperta.

La due diligence tratta anche gli aspetti gestionali. Il 2017, come detto, è stato un anno eccezionale: 1,05 miliardi di volume di riscossione, quasi 1/6 del carico di ruoli pari a 6,8 miliardi. Di solito le performance di Riscossione sono molto più basse: nel 2016 incassati 454 milioni sui 5 miliardi in pancia. E qui, nel confronto con i numeri dell’ex Equitalia, arrivano altre note dolenti. «La riscossione rapportata alla popolazione residente e alle risorse disponibili risulta essere poco sopra il 70% di quanto realizzato da Agenzia delle Entrate». Per intenderci: per ogni 100 euro riscossi al di sopra dello Stretto, nell’Isola se ne disperdono 30. E c’è un altro dato negativo sull’efficienza della società siciliana: il costo effettivo della riscossione, pari a 20,3 euro ogni 100 di incasso a fronte di una media di 12,6 a livello nazionale. Un dato significativamente ridotto nel 2016, arrivando a 15,6 euro, ma ancora alto rispetto agli 11,7 del resto del Paese. Colpa del personale insufficiente? No, secondo il gruppo di lavoro di Regione ed ex Equitalia che certifica come «il carico medio distribuito risulta essere di 8,7 milioni per ciascun dipendente, rispetto ai 10,3 milioni di Agenzia delle entrate».

A proposito dei dipendenti, il documento di analisi nota con una certa enfasi l’alto tasso dei contenziosi di lavoro: 523 cause aperte su 686 dipendenti sul quale «tuttavia si registra un modesto tasso di soccombenza della Società». È questo, assieme a una mancata centralizzazione delle risorse umane e soprattutto ai ritardi di infrastrutture tecnologiche, il tallone d’Achille gestionale di Riscossione Sicilia.

E il futuro? I “saggi”, oltre a mettere in guardia sui «rischi connessi alla situazione dei crediti, al contenzioso attivo e passivo in essere e al magazzino dei ruoli in gestione», nello scenario della liquidazione si limitano a consigliare una «soluzione organizzativa» per «garantire la continuità del servizio di riscossione nella regione a tutela dell’interesse pubblico», valutando «gli eventuali interventi necessari, anche di carattere normativo nazionale e regionale». L’assessore Armao, che interloquisce con i vertici dell’ex Equitalia, unico soggetto pronto a subentrare a Riscossione Sicilia, si limita a rimettere la palla al centro di Palazzo dei Normanni. «È stato il parlamento siciliano, con apposita legge, a prevedere la facoltà di liquidazione della società. E sarà sempre l’Ars ad affrontare la nuova scelta». Insomma, il futuro di Riscossione Sicilia - al di là dei numeri - non è ancora scritto.

Twitter: @MarioBarresi

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