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Banca Base, e adesso spuntano crediti ceduti a terzi in conflitto d’interessi

L' atto è stato stipulato a favore di una società con al suo interno due membri del Collegio sindacale e il vice presidente dell'istituto etneo

Banca Base, e adesso spuntano crediti ceduti a terzi in conflitto d’interessi

Catania - Chiuso nel migliore dei modi il “capitolo” risparmiatori grazie all’ottimo lavoro del commissario straordinario Antonio Blandini (che, con l’intervento economico della Banca d’Italia, è riuscito a far transitare i conti correnti in Banca Agricola Popolare di Ragusa), se ne apre uno nuovo nella saga infinita di Banca Base, la Banca di Sviluppo Economico guidata fino al commissariamento dello scorso febbraio dall’imprenditore del farmaco Pietro Bottino.

Nuove nubi si addensano infatti su coloro che hanno acquistato azioni della Banca catanese, il cui controvalore è rimasto escluso dai debiti rimborsabili dalla Banca Popolare di Ragusa. Gli azionisti - risparmiatori anch’essi, sia chiaro - potranno sperare soltanto nella restituzione (totale o parziale) di quanto versato (sono tecnicamente creditori della banca) dopo la liquidazione di quel che è rimasto dei beni dell’istituto di credito. E qui casca l’asino: tra questi beni non ci sono più i crediti (o parte di essi) vantati dall’istituto bancario nei confronti di terzi e garantiti da immobili (dunque sicuramente esigibili) in quanto ceduti a terzi qualche mese prima del commissariamento. E per di più, udite udite, ceduti a credito: e se può sembrare uno strano gioco di parole che dei crediti siano stati ceduti a credito (ovvero senza conseguire alcun pagamento), ancor più strano il fatto che siano stati ceduti a meno del loro valore reale.

Facciamo un passo indietro: siamo al 28 settembre 2017, pochi mesi prima del commissariamento di Banca Base. Un signore di nome Giovanni Di Bartolo si presenta nello studio del notaio Roberto Indovina di Lercara Friddi (Comune di 6.000 abitanti circa in provincia di Palermo) e mostra una procura notarile rilasciatagli dal presidente di Banca Base Pietro Bottino che lo autorizza a cedere crediti della banca a un importo inferiore al loro valore alla sconosciuta società Protobé, iscritta alla Camera di Commercio di Catania. L’atto viene stipulato e volano fuori dal patrimonio della Banca crediti ipotecari (dunque crediti garantiti ed esigibili) non solo ad un prezzo inferiore al loro valore, ma senza neanche che lo stessa venga pagato, poiché si pattuisce un pagamento dilazionato con inizio dicembre 2018 e fine dicembre 2020. Ma le stranezze non finiscono qui: nessuno sembra accorgersi che alla Camera di commercio di Catania non esiste la società Protobé, ne esiste invece una con sede a Roma, anche se gli unici due soci sono un medico di Mazara del Vallo, Massimiliano Lenzo, e un’agente di assicurazioni di Palermo, Laura Augello, figlia del più famoso Vito Augello attualmente rinviato a giudizio e sotto processo perché, quale presidente del Cda della banca di credito San Francesco di Canicattì, avrebbe ingannato i soci e i risparmiatori collocando prodotti assicurativi forniti proprio dalla figlia socia della Protobé.

Come e perché Banca Base abbia potuto cedere senza riscuotere un euro (dunque sulla fiducia) a questa società (assolutamente impossidente, visto che neanche il capitale sociale è stato versato per intero) i propri crediti ipotecari (tutti o in parte non è dato sapere) è una domanda che si stanno facendo in molti, non solo il commissario liquidatore e la magistratura, ma anche i soci che di fatto vedono tramontare la possibilità di rientrare dei propri investimenti, considerato che anche i pochi valori della banca negli ultimi mesi sono andati dispersi. Come mai i vertici di Banca Base hanno agito con tanta disinvoltura? La risposta la si cerca tra le carte, e così si scopre che al momento dell’atto notarile di cessione dei crediti alla Protobé, nello studio del notaio di Lercara Friddi, il collegio sindacale di questa società era composto da Isidoro Edoardo Cutuli (presidente), da Giuseppe Deiana e Flavio Rampello (sindaci), quest’ultimo giudice della Commissione tributaria di Catania, ovvero gli stessi componenti del collegio sindacale: Cutuli (presidente del collegio sindacale di Banca Base) e Rampello (sindaco di Banca Base) e addirittura il vicepresidente di Banca Base Deiana, e ciò in palese conflitto di interessi.

A meno che non si propenda per l’ipotesi, ventilata da alcuni e attualmente al vaglio, che tale cessione si inquadri in un più complesso disegno fermato il 12 febbraio scorso dall’insediamento del commissario straordinario e la destituzione del presidente di Banca Base Bottino, di Cutuli, Rampello e Deiana.

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