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Gela, il futuro nella riconversione del Petrolchimico

Piccole e medie imprese sono già scese in campo per accedere ai fondi da usare per il rilancio

Gela, il futuro nella riconversione del Petrolchimico

Gela. Alla vigilia del Ferragosto di 4 anni fa il premier Renzi venne a Gela a decretare la fine dell’era del petrolio. Da allora ad oggi è alle battute iniziali l’alternativa industriale ed occupazionale al progetto che fu di Enrico Mattei. Da una parte Eni che a fine anno metterà in marcia la sua seconda biorafineria in Italia e entro due completerà gli investimenti su Gela concordati con il governo, dall’altra un territorio in cui il percorso del lavoro e dello sviluppo è ancora da costruire.

Cosa si vuole fare di Gela è contenuto nelle 12 pagine del testo dell'Accordo di programma sull'area di crisi complessa che, lo ricordiamo, riguarda una ventina di Comuni di 4 province diverse. Il percorso era stato definito al Ministero dello sviluppo economico nell'aprile scorso. Ora si avvia ad entrare nella fase attuativa perché il governo Musumeci ha espresso il suo parere positivo con due delibere; una relativa al testo dell'accordo di programma, l'altra sulla riqualificazione del personale dell’indotto. Il testo dell'accordo di programma racchiuso in nove articoli vede impegnati i ministeri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, l’Anpal, insieme alla Regione Siciliana, al Libero Consorzio e al Comune di Gela. A differenza di altri accordi di programma ,quello di Gela ha uno stanziamento iniziale di non grande entità: 25 milioni di euro che provengono dal Pon imprese e competitività e dal Piano di azione coesione 2014-2020.

Ogni anno in base alle necessità ed alle aziende che vorranno e potranno investire nell'area di Gela si reperiranno le risorse. I progetti per costruire l'alternativa all'addio all'era del petrolio da parte di Eni sono quelli presentati un anno e mezzo da quanti hanno risposto alla Call di Invitalia. Per il presidente della Regione Nello Musumeci è fondamentale, dopo un anno di stop, dare lo start alla fase attuativa che sarà gestita da Invitalia. «In pochi mesi e grazie alla collaborazione di tutti gli attori istituzionali siamo riusciti a imprimere un’accelerazione significativa alla ricerca di soluzioni per l’area di crisi complessa di Gela. Adesso abbiamo in campo un Piano ambizioso di riqualificazione e rilancio anche sul versante occupazionale, che potrà servire da modello per tutte quelle aree dell’Isola dove esistono impianti di raffinazione suscettibili di inquinamento come, a esempio, Milazzo e Priolo».

A vigilare sulla rigorosa attuazione dell’Accordo di programma ci sarà un Gruppo di coordinamento e controllo che si riunirà presso il ministero dello Sviluppo economico e che avrà anche il potere di richiedere nuove risorse per il finanziamento degli interventi previsti nel Piano. «Il Piano di riconversione e riqualificazione - aggiunge l’assessore alle Attività produttive Mimmo Turano - non è un intervento calato dall’alto, ma nasce dall’ascolto del territorio che ha espresso un fabbisogno di investimento prevalentemente da parte delle piccole e medie imprese. Le piccole e medie imprese saranno realmente le protagoniste del rilancio dell’area di Gela, considerato che ben il 98 per cento delle 432 schede progettuali giunte al ministero per il bando per le imprese che propongono progetti di riconversione con investimenti superiori a un milione e mezzo di euro proviene proprio da loro».

La Regione nel dettaglio stanzia 10 milioni di euro e nella delibera approvata dal governo Musumeci viene esplicitato che si intendono privilegiare i progetti superiori a 1 milione e mezzo di euro. Il governo nazionale mette 15 milioni di euro e di anno in anno in base ai progetti realizzabili si determinerà la dotazione finanziaria. Insomma un testo già noto da tempo che ha suscitato reazioni polemiche anche e soprattutto quando al governo regionale c’era il gelese Rosario Crocetta. Il partito di Renzi definisce quei 25 milioni di euro una piccola mancia per far sorgere qualche fabbrichetta ed ha già depositato un’interrogazione al premier Di Maio. Cgil, Cisl ed Uil hanno il dente avvelenato contro il governatore Musumeci cui da mesi chiedono invano un incontro. La realtà è che i lavori di Eni stanno per finire e non c’è nessuna nuova impresa che possa favorire il reimpiego dei lavoratori. Esistono solo schede progettuali cioè idee e buone intenzioni mentre il territorio continua a spopolarsi di mese in mese con tante famiglie che vanno via per lavoro e giovani che lasciano la città per gli studi universitari sapendo che non ritorneranno più non essendoci opportunità di lavoro. C’è lo start all’ accordo di programma – ed era l’ora – ma ci sono anche forti preoccupazioni per i ritardi accumulati, un iter lungo prima di arrivare a risultati concreti. E c’è pure lo scotto di altre situazioni simili un decennio fa quali il contratto d’area e la sovvenzione globale, creati ad hoc per liberare la dipendenza di Gela da Eni che sono stati un bluff.

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