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Così la Sicilia rischia di perdere 700 milioni di fondi Ue

L'allarme lanciato da Eurispes: L’Europa, tra il 2014 e il 2020, ha messo a disposizione 4,5 miliardi di euro, individuando degli obiettivi di medio termine da raggiungere. Il primo di questi traguardi è il 31 dicembre prossimo

Così la Sicilia rischia di perdere 700 milioni di fondi Ue

«A poco più di due mesi dalla scadenza annuale della spesa dei fondi comunitari il rischio è che oltre 700 milioni di risorse europee, somme importantissime per la Regione e per le spese destinate allo sviluppo e alle imprese, possano non essere impiegate. La spesa dei fondi europei in Sicilia è bloccata a un impiego di 6 milioni e 380mila euro e, al 31 gennaio scorso, si attestava allo 0,37 per cento a fronte di una media nazionale, già ampiamente negativa, del 4,5 per cento».

A lanciare l’allarme è l'Eurispes, durante il convegno "La spesa dei fondi comunitari in Sicilia. Strategie e proposte per lo sviluppo del territorio", che ha visto a confronto sul tema esperti, politici e categorie produttive.

L’Unione Europea, nel periodo compreso tra il 2014 e il 2020, ha messo a disposizione della Sicilia 4 miliardi e mezzo di euro, individuando degli obiettivi di medio termine da raggiungere. Il primo di questi traguardi è proprio quello del 31 dicembre prossimo entro il quale dovranno essere certificati 719 milioni di euro.

«Le soluzioni e le strategie che abbiamo evidenziato -ha detto Gian Maria Fara, presidente di Eurispes, in occasione del convegno tenutosi a Villa Zito- riguardano essenzialmente due aspetti per noi imprescindibili: il primo attiene al reale coinvolgimento della Regione, del mondo delle imprese, degli Enti locali e delle Università nella fase di programmazione della spesa comunitaria. Il secondo aspetto riguarda la capacità di avviare una spesa intelligente e lungimirante, in grado di incidere sulla crescita del territorio siciliano. Tutto ciò richiede una visione e un modello di sviluppo che solo la politica, con la sua attività di indirizzo strategico, può offrire».

Presupposto "ineliminabile" per una reale inversione di tendenza nella spesa delle risorse comunitarie, per l’Eurispes è quello inerente «la competenza e l’alto grado di professionalità richieste ai dirigenti regionali e agli esperti che sono chiamati a svolgere le diverse fasi di questa importante attività che interessa la programmazione, la pianificazione e la certificazione della spesa». Per Saverio Romano, responsabile dipartimento Mezzogiorno di Eurispes «gli indicatori economici e sociali, nella loro complessità, ci dicono che le condizioni in cui versa il Mezzogiorno sono a dir poco drammatiche. Si consolida in modo negativo la percentuale di disoccupazione giovanile e si rafforza il numero dei cosiddetti Neet, ossia di coloro che un lavoro o una attività formativa non la cercano più perché sfiduciati».

«Se a ciò aggiungiamo la percentuale di disoccupazione e la riduzione di investimenti con destinazione Sud Italia -prosegue- si capisce bene quale importanza possano assumere i fondi europei e quale gravità abbia il loro mancato utilizzo. Eurispes ritiene che sia indispensabile un modello partecipato che coinvolga tutti gli attori principali, nel rispetto delle prerogative di ognuno. In questo modo -conclude Romano- sarà possibile condividere obiettivi, sinergie e procedure, rispettando le funzioni di indirizzo della politica che non potrà però prescindere dalle indicazione che proverranno dal territorio e dagli enti locali».

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