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Blutec, Fiom: «Crisi dei Governo devastante per Termini Imerese»

Economia

Il grande bluff della Blutec di Termini, Di Maio chiama in causa la Fca

Di Redazione

«Stiamo aspettando entro novembre una risposta certa da Blutec sul mantenimento degli impegni che si è assunta, cioè sulle promesse che ha fatto. Altrimenti ci metteremo insieme a tutti i lavoratori, ai tecnici del Mise e troveremo una soluzione. L’idea nostra è che non possiamo più cedere al ricatto occupazionale di chi viene qui a dire “tu mi dai i sodi altrimenti licenzio” e poi allo stesso tempo prendi i soldi e non fai lavorare le persone. Questo è solo un modo per sfruttare le sofferenze della gente».

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Lo ha detto il ministro per lo Sviluppo Luigi Di Maio che ha oggi parlato davanti a centinaia di operai radunati nel piazzale della fabbrica Blutec a Termini Imerese.

«Sono qui perché non deve passare il messaggio che siccome c'è qualche prenditore che sta facendo il furbo con gli italiani, noi abbandoniamo gli operai. Questi sono lavoratori che sono stati presi in giro tante volte dai governi. E quando poi i governi non sono stati capaci di farsi rispettare, facendosi prendere in giro dalla proprietà, loro sono rimasti nel tritacarne tra l'incudine e il martello. Sono venuto qui per dire a queste persone che gli staremo sempre vicini. Ora o la Blutec rispetta gli impegni oppure lo Stato si farà rispettare. Sono qui per parlare con loro anche uno ad uno - ha detto Di Maio - Avranno sempre un governo amico dalla loro parte. Sono stanco che in passato sono state prese in giro troppe volte le persone È finita l’epoca delle menzogne dei governi che dicevano di trovare una soluzione e poi si mettevano d’accordo con i prenditori».

«La mia vicinanza non è solo stare in piazza, ma è la vicinanza di uno Stato che se deve cambiare una legge per aiutarvi la cambia – ha aggiunto il vicepremier -. Chiederemo alla proprietà di rispettare gli impegni, ma una soluzione la troveremo, che sia questa o un’altra. Sono fiducioso, l’obiettivo è rimettere a lavorare tutti nelle migliori condizioni possibili».

Di Maio ha annunciato che convocherà al Mise i rappresentanti dei lavoratori dopo il ponte dell’1 novembre: «La mia parola è una, abbiamo risolto i problemi Bekaert, Ilva e Whirlpool, e lo faremo anche qui - ha proseguito Di Maio -. Non ce la potete fare da soli, coinvolgerò anche gli enti locali, accanto alla Blutec ci dobbiamo stringere tutti. Alla nuova proprietà dobbiamo chiedere di mantenere impegni. Qua la dobbiamo risolvere una volta per tutte la storia, per reindustrializzare seriamente».

Lo scorso aprile Invitalia, agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa, ha inviato a Blutec una contestazione sulla rendicontazione: alcune spese non sono state ritenute ammissibili perché fuori dal contesto progettuale e altre sarebbero risultate non sono documentate. In tutto 21 milioni per i quali l’agenzia ha promosso una procedura di recupero ( e sui la magistratura ha acceso i riflettori). L’intesa sulla restituzione delle somme non è stata ancora sottoscritta, come emerso nell’ultimo vertice al Mise, lo scorso 4 ottobre.

Solo un centinaio di metalmeccanici, sui 700 ex Fiat, è rientrato al lavoro da quando Blutec, due anni fa, ha riaperto lo stabilimento. Le aziende dell’indotto hanno chiuso, i dipendenti licenziati e rimasti senza sussidio. Erano due i progetti ipotizzati da Blutec per l’area industriale: uno da 95 milioni di euro riguardava la produzione di componentistica per auto; l’altro da 190 mln di euro per la produzione di auto ibride. Il primo aveva ricevuto il vaglio di Invitalia, il secondo no. L’accordo di programma quadro, siglato quattro anni fa, destinava 360 milioni di euro tra fondi statali e regionali per la riqualificazione dell’area. Progetti sui quali i sindacati hanno manifestato tante perplessità al Mise.

Alla Blutec sono passati circa 700 operai della ex Fiat di Termini Imerese, ma si trratta di un progetto che avrebbe dovuto segnare il rilancio dell'automotive in Sicilia col rientro in fabbrica delle ex tute blu di Fiat e dell'indotto e che però rischia di naufragare.

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