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Se il lavoro “nero” è lavoro vero: le imprese di immigrati in Sicilia

Nell’Isola attive 27.641 ditte, il 75% non comunitarie: Palermo e Catania in testa

Se il lavoro “nero” è lavoro vero: le imprese di immigrati in Sicilia

CATANIA - In Sicilia le attività imprenditoriali a gestione immigrata, a inizio 2018, ammontavano a 27.641 e rappresentano il 4,5% di quelle registrate in Italia dalle Camere di Commercio (in totale 587mila). L’incidenza sulle imprese attive in regione è del 6%, a fronte di un valore che in Italia è del 9,6% e nella media del Isole del 6%.

A rivelarlo il centro studi e ricerche Idos nel suo recente rapporto su immigrazione e imprenditoria, elaborato su dati Unioncamere in collaborazione con l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.

Tra il 2012 e il 2017 le attività autonome gestite da lavoratori nati all’estero hanno registrato un incremento del 15,4%, a fronte di un andamento che, per le imprese italiane, è stato di segno negativo, con una variazione percentuale del -2,5%. Tra il 2016 e il 2017, invece, si è avuto un lieve calo tra gli stranieri (0,8%) e un altrettanto modesto incremento tra gli italiani (+1,6%).

Il 75,4% dei responsabili di impresa nati all’estero è non comunitario e, su un totale di 27.641 imprese immigrate, 23.650 sono a carattere individuale: oltre 8 su 10 (85,6%). I dati relativi alle ditte individuali, anche se riferiti a un gruppo leggermente inferiore di imprese, offrono informazioni aggiuntive su chi ne è titolare. Il primo dato che si può evidenziare è che in Sicilia le donne, pur essendo rappresentate in misura contenuta tra i titolari stranieri (27,5%), lo sono di più che nella media nazionale (dove l’incidenza femminile è del 23,3%). Le province con più titolari di impresa nati all’estero sono quelle di Palermo, che da sola ne concentra il 27,4% (6.484), e di Catania, con una quota del 17,2% (oltre 4mila titolari); seguono, con numeri tra le 3mila e le 2mila unità, Messina (13,7%), Agrigento (11,8%) e Ragusa (8,9%), Trapani (7,8%), Siracusa (6,6%), Caltanisetta (4,3%) infine Enna (2,3%).

I principali paesi di provenienza sono il Marocco (20,2% dei titolari stranieri), il Bangladesh (12,6%), la Germania (11,3%, in buona parte italiani di ritorno), la Cina (9,4%), la Svizzera (5,9%) e la Tunisia (5,7%). nel resto d’Italia, invece, subito dopo i marocchini, si collocano cinesi, romeni, albanesi, bengalesi e senegalesi. Ulteriori differenze emergono nelle province: a Trapani primeggiano i tunisini (15,3%) e romeni (pesano per il 5,7%, m nella graduatoria regionale non compaiono nei primi sei posti); a Palermo i più numerosi sono i bangladesi (32,6%), ma si distinguono anche ghanesi (7,8%) e srilankesi (5,1%); a Messina sono i marocchini a prevalere, tanto da incidere in misura doppia della media regionale (40,7%) e, al sesto posto, i romeni (4,1%); Agrigento si caratterizza per una quota del 9,8% di senegalesi; Caltanisetta, oltre che per i marocchini (32,8%), si distingue per una quota del 5,2% di pakistani e una del 4,8% di romeni; a Enna, oltre a un 45,9% di tedeschi (discendenti di italiani emigrati nati in Germania, come anche i nati in Belgio e Francia), i romeni rappresentano il 6,1%; a Catania al primo posto si collocano i cinesi (17,5%) e si distinguono i senegalesi con una quota del 10,2%; nella provincia di Ragusa risultano maggiori le presenze di tunisini (17,2%), albanesi (7,5%) e romeni (6,6%); a Siracusa, la presenza nelle prime sei posizioni di Germania, Svizzera e Venezuela lascia intendere che per lo più si tratta di persone nate in quei paesi, ma con origini siciliane.

In tutta la regione, i primi sei paesi di nascita dei titolari pesano per il 65,1% e i primi tre da soli per il 44,1%. Anche la distribuzione per settori di attività mostra specificità e differenze rispetto al quadro italiano: mentre in Italia il 61,3% dei titolari d’impresa stranieri lavora nei servizi, il 32,8% nell’industria e il 3,1% in agricoltura, nell’Isola sono più elevate le quote dei servizi (78,0%) e dell’agricoltura (8,1%) e più bassa quella dell’industria (7,5%: 25 punti percentuali in meno).

Guardando, inoltre, ai singoli comparti di lavoro, i più rappresentativi sono il commercio, che da solo concentra il 65,5% di questi titolari d’impresa, l’agricoltura (8,1%), l’edilizia (4,8%) e gli alberghi e ristoranti (3,9%).

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