Auto, governo annuncia 5,7 miliardi di incentivi. Ma solo con componenti europei «almeno al 40%»
Il bonus auto punta a sostenere la domanda di veicoli assemblati in Italia o nell'Unione
Il governo rilancia i bonus auto e punta a sostenere la domanda di veicoli assemblati in Italia o in Europa con componenti prodotti localmente. Sul tavolo ci sono i 5,75 miliardi del fondo automotive istituito nel 2022: si partirà con 750 milioni nel 2025 (250 milioni sono stati utilizzati per coperture del decreto coesione) per passare a un miliardo all’anno dal 2026 al 2030. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ne parla al tavolo con i sindacati di categoria, i rappresentanti delle imprese, della filiera e degli enti locali. E’ una nuova occasione di forte dialettica con Stellantis: «Per quanto il mercato abbia avuto un impulso positivo dall’introduzione dell’ecobonus - osserva il ministro - non si è verificato quell'incremento atteso di produzione in Italia». Gli Incentivi saranno validi solo se almeno il 40% dei componenti è "made in Europa"
Urso, che apre l’incontro con «la buona notizia» del salvataggio del sito produttivo e dei lavoratori della Marelli di Crevalcore, spiega che per gli incentivi è allo studio un meccanismo che privilegi le auto con componenti "made in Europa" con l’obiettivo di favore le aziende di componentistica italiane e di attirare nuovi produttori. Si punterà inoltre a introdurre "parametri innovativi, come l’impronta ecologica, la cybersecurity e il rispetto dei diritti fondamentali della forza lavoro». A settembre si inizierà a definire il nuovo schema di incentivi, tenendo conto delle indicazioni delle altre amministrazioni coinvolte e delle proposte emerse dal Tavolo Automotive. Il nuovo piano pluriennale prevede un bonus maggiore per le auto a più basse emissioni, incentivi a chi rottama veicoli vecchi e inquinanti e ancora bonus sempre più orientato a sostegno delle classi meno abbienti.
Quanto all’arrivo di nuovi costruttori il ministro spiega che a oggi sono stati sottoscritti accordi di riservatezza e memorandum tra il Mimit e tre case automobilistiche cinesi. In agosto e settembre sono previsti ulteriori incontri per ipotesi di cooperazione industriale finalizzata alla produzione di autoveicoli, veicoli commerciali e bus in Italia.
Non sono soddisfatti i sindacati, «Da questo incontro usciamo con altri dubbi e con una preoccupazione molto evidente, la preoccupazione che in questi mesi abbiamo percepito è diventata reale: quella di una spaccatura, di uno scontro tra Stellantis e il governo» afferma Rocco Palombella, segretario generale della Uilm che auspica «oltre agli incentivi la ripresa di un confronto con un gruppo industriale che ha in mano il destino di migliaia di lavoratori». Deluso il numero uno della Fim, Ferdinando Uliano: «dopo un anno non c'è nessun accordo per il settore. Nel 2025 sia l’indotto, che Stellantis esauriranno gli ammortizzatori sociali, se non si interviene per tempo ci saranno licenziamenti di massa». Anche il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, chiede «di passare ai fatti, anche con una posizione condivisa in Europa. Chiediamo un accordo complessivo sul settore con una dotazione straordinaria di risorse economiche e normative per la giusta transizione».
L’Anfia chiede che le aziende della componentistica non vengano «discriminate a parità di competitività rispetto a offerte provenienti da Paesi ultra-low cost» e auspica che "l'accordo con Stellantis possa concludersi in tempi brevissimi con l’impegno concreto dell’azienda ad accrescere le produzioni nazionali»