15 febbraio 2026 - Aggiornato alle 20:37
×

Il report

Le imprese italiane credono nel futuro: a investire è l'80%

A sottolinearlo il rapporto Eibis della Banca europea per gli investimenti (Bei) dal quale emerge che nel Bel Paese c'è un ottimismo superiore rispetto ai competitor europei

09 Dicembre 2025, 07:14

11:14

Le imprese italiane credono nel futuro: a investire è l'80%

Seguici su

La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha diffuso i risultati italiani dell’EIB Group Survey on Investment 2025 (EIBIS), l’indagine annuale che raccoglie le risposte di circa 12.000 aziende in Europa e negli Stati Uniti sulle dinamiche d’investimento. Dallo studio emerge che l’80% delle società italiane ha investito nell’ultimo anno: una flessione rispetto all’87% registrato nell’edizione 2024 e al di sotto della media UE (86%). Il quadro, tuttavia, si accompagna a un netto miglioramento delle prospettive per il 2025: il 27% prevede di aumentare i propri investimenti contro il 16% che ipotizza un taglio, per un saldo positivo dell’11%, più che doppio rispetto al +4% dell’Unione e ben oltre il +3% rilevato in Italia lo scorso anno. “I risultati dell’indagine di quest’anno sulle dinamiche di investimento delle imprese mostrano un’Italia che guarda al futuro con fiducia e che sta investendo nella propria competitività – afferma Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della Banca europea per gli investimenti –. La BEI continuerà ad accompagnare le imprese italiane nei loro percorsi di trasformazione, sostenendo investimenti che rafforzano crescita, produttività e resilienza climatica”.

L’ottimismo delle imprese italiane supera quello dei concorrenti europei: il 32% si attende un miglioramento delle prospettive nel proprio settore, contro il 12% che prevede un peggioramento, per un saldo di +20% a fronte dello 0% nell’UE.

Sul fronte climatico, il 69% delle aziende ha adottato misure per gestire gli impatti del cambiamento climatico, ben sopra la media europea (53%). Tali interventi, però, consistono spesso nell’acquisto di assicurazioni (62% contro il 25% UE) più che in piani strutturali o investimenti mirati: solo il 17% investe in soluzioni specifiche (UE: 30%) e il 18% ha definito una strategia di adattamento (UE: 26%). Quanto alla mitigazione delle emissioni, il 50% ha svolto audit energetici (UE: 56%), il 35% ha fissato obiettivi di riduzione (UE: 47%) e l’84% ha adottato misure (UE: 92%), soprattutto in ambito riciclo (61%), efficienza energetica (51%) e rinnovabili (44%).

Il 57% delle imprese italiane opera sui mercati internazionali (UE: 66%), con punte nell’industria (82%) e tra le grandi realtà (75%). Le interruzioni nelle catene logistiche incidono meno che nel resto d’Europa (35% contro 43%), ma la reazione resta prudente: solo il 5% investe in sistemi digitali di monitoraggio delle scorte (UE: 18%) e l’11% diversifica le fonti di approvvigionamento dall’estero (UE: 19%). “Le imprese italiane stanno accelerando su innovazione e investimenti immateriali, favorite anche da condizioni finanziarie più favorevoli – ha affermato Debora Revoltella, Capo Economista del Gruppo BEI –. Ma per mantenere un vantaggio competitivo di lungo periodo è essenziale intensificare l’adozione di tecnologie avanzate, in particolare l’Intelligenza Artificiale, e investire di più nella mitigazione dei rischi climatici”.

Le condizioni di finanziamento restano complessivamente favorevoli: il 49% delle aziende fa ricorso a fonti esterne (UE: 42%), mentre solo il 10% si dichiara insoddisfatto dei costi dei prestiti, in forte calo rispetto al 22% dell’anno precedente e al di sotto della media europea (15%). Le imprese italiane utilizzano più spesso dei partner europei i prestiti bancari, segnale di un ecosistema finanziario reattivo.

Sul versante digitale, il 74% impiega almeno una tecnologia digitale, in linea con l’UE; tuttavia solo il 45% adotta soluzioni avanzate (UE: 51%) e l’Intelligenza Artificiale è utilizzata dal 20% delle realtà, molto al di sotto della media europea (37%). Gli investimenti immateriali rappresentano il 39% del totale (UE: 35%), trainati da software/ICT (12%), formazione (10%), ricerca e sviluppo (9%) e miglioramenti organizzativi (7%). Oltre la metà delle imprese intende ampliare la capacità produttiva o sviluppare nuovi prodotti, mentre soltanto il 28% investirà nella sostituzione di macchinari e impianti esistenti (UE: 43%).