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Cibo e vino locali fanno decollare le vendite negli scali siciliani: «Avete l’offerta più ricca d’Italia, la esportiamo»

Il Sud cresce più del resto del Paese. «Ma a Catania serve la ristrutturazione», dice il direttore del colosso Lagardèr

Salvo Catalano

02 Gennaio 2026, 07:00

Cibo e vino locali fanno decollare le vendite negli scali siciliani: «Avete l’offerta più ricca d’Italia, la esportiamo»

Hanno un punto di vista privilegiato sugli aeroporti. Ne conoscono le dinamiche, ne osservano le trasformazioni con interesse, ne studiano l'evoluzione. Perché rappresentano il loro core business. Lagardere Travel Retail è il secondo operatore mondiale nella gestione dei punti vendita in aeroporti, stazioni ferroviarie e autostrade. Presenti in una cinquantina di Paesi, con un fatturato annuo di 7 miliardi di euro, questo colosso ha nell'Italia il secondo mercato in termini di risultato economico: 520 milioni di euro all'anno grazie alla presenza in 16 scali. Palermo e Catania pesano circa per il 10 per cento e si piazzano al quarto e quinto posto come valore totale, preceduti solo da Roma Fiumicino, Venezia e Napoli. «Ma la Sicilia ha un record: quello per la vendita di food locale negli aeroporti». A sviscerare i numeri è Alberto Niero, managing director in Italia della multinazionale francese, premiato nel 2025 con il CeoforLife dalla società Task Force per avere piantato circa 10mila alberi e riqualificato aree verdi attorno agli aeroporti.

Allo scalo Falcone e Borsellino di Palermo Lagardere gestisce nove punti vendita, a Fontanarossa sette, dando lavoro complessivamente a 180 persone sull'Isola. Hanno tre linee di offerta: il duty free che garantisce il 65 per cento del fatturato, il travel essential (dove si comprano le cose dell'ultimo minuto: i giornali, qualche libro, le ricariche per fare qualche esempio) col 10 per cento, e il food & wine col restante 25 per cento. A Palermo sono presenti su tutte e tre i settori e tra i retail gestiti ce n'è anche uno "walk-through", quelli cioè che i viaggiatori sono obbligati ad attraversare, caratteristica che produce mediamente un 25 per cento di fatturato in più rispetto a un classico store.

A Catania manca solo il food. «Ma abbiamo appena partecipato a una gara per due punti vendita in questo settore, a gennaio sapremo», spiega Niero. Numeri importanti: si stima che complessivamente il valore dei due retail messi a gara dalla Sac, la società che gestisce Fontanarossa, superi i 12 milioni di euro annui.

Come detto, caratteristica specifica degli scali siciliani è il grande successo del fine food, i prodotti locali. «Olio, dolci e vino soprattutto», sottolinea il manager. Sono una cinquatina i fornitori dell'Isola che garantiscono ai retail gestiti da Lagardere una grande varietà di offerta e che sono a loro volta cresciuti grazie a una vetrina da cui passano ogni giorno migliaia di persone da tutto il mondo. «Non è una cosa scontata - continua Niero - anzi, si fa fatica a trovare tanta ricchezza negli altri aeroporti. Quelli siciliani hanno un peso del food locale più importante. D'altronde si vede subito: tutti i viaggiatori che vengono nella vostra Isola vanno via con qualcosa. Avete una grande qualità, siete la Regione che vanta l'offerta più ricca e differenziata di fine food, qui abbiamo scoperto una miniera. E alcuni di questi prodotti ora sono venduti anche negli altri scali italiani».

Fontanarossa e il Falcone e Borsellino rimangono tra le poche infrastrutture aeroportuali in Italia a gestione pubblica, anche se entrambi hanno iniziato il percorso verso la privatizzazione. Differenze per chi ci lavora? «Dipende molto dal management, non solo dalla proprietà - risponde Niero - ci sono aeroporti ad ampio controllo pubblico, dove troviamo manager che lavoravano quanto o meglio di quelli di un aeroporto privato. Altri scali gestiti dal pubblico sono obiettivamente più lenti. L'importante è che si abbiano le risorse economiche e umane. Poi la differenza la fanno le persone, si vede se sono messe lì per capacità o per altre ragioni».

Lo sguardo adesso è rivolto al futuro e in particolare alle trasformazioni che sta per subire Fontanarossa. «In generale gli aeroporti del Sud sono cresciuti molto di più della media nazionale. Palermo ha già fatto una bella ristrutturazione. Catania ne ha bisogno, è un aeroporto molto denso. Si fa fatica a sedersi, spesso non ti mette in condizione di relax. Ora c'è la sala vip nuova, ma non basta. Servono assolutamente nuovi spazi. Ci sono progetti di ristrutturazione molto ambiziosi, hanno iniziato i lavori al vecchio Terminal Morandi. Una volta finiti si dovrà creare armonia tra le varie stazioni. Il nostro obiettivo - continua Niero - è esserci e farci trovare pronti».