Economia
Cucina italiana e riconoscimento Unesco, la Cna territoriale di Ragusa: "Valorizzare la tradizione per investire nel nostro futuro"
Le voci di ristoratori, pasticceri e panificatori per fare il punto dopo il risultato conquistato
Da sinistra Roccuzzo, Muriana e Caccamo
La recente iscrizione della cucina italiana nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco trova piena eco nel Ragusano, dove il comparto della ristorazione valorizza ogni giorno prodotti, saperi e identità del territorio. Un attestato che rende merito a conoscenze tramandate di generazione in generazione e che, nelle attività artigianali della provincia di Ragusa, assume alcune delle sue espressioni più autentiche.
“Nei ristoranti e nelle trattorie della nostra provincia – spiega Federica Muriana, presidente di Cna Ristorazione Ragusa – il cibo racconta una storia fatta di qualità, stagionalità e saperi artigiani. È qui che i valori riconosciuti dall’Unesco come condivisione, manualità e legame con il territorio trovano una concreta espressione quotidiana. Come presidente di Cna Ristorazione Ragusa ritengo fondamentale sostenere chi difende l’identità della nostra cucina e ne garantisce l’autenticità. Tutelare questo patrimonio significa sostenere le imprese locali, contrastare l’omologazione e investire nel futuro della ristorazione italiana”.
Andrea Giannone, presidente Cna Dolciari, aggiunge: “Il riconoscimento Unesco è un’emozione profonda per tutti noi, perché la cucina italiana non è solo tecnica o ricette: è la cucina delle mamme, delle nonne, delle famiglie che si ritrovano attorno a un tavolo, è il profumo del pomodoro che cuoce lentamente, sono i dolci delle feste, sono i gesti tramandati di generazione in generazione, i nostri prodotti del territorio, diversi e unici da Nord a Sud. Come pasticcere e rappresentante della Cna di Ragusa sento forte la responsabilità di questo riconoscimento. L’Italia è stata la prima nazione a riceverlo e, per questo, credo sia giusto istituire una festa annuale della cucina italiana proprio nel giorno della proclamazione: un’occasione per celebrare non solo il risultato raggiunto, ma anche le persone che ogni giorno tengono vivo questo patrimonio. Sarebbe un modo per ricordare chi siamo, da dove veniamo e consegnare questa ricchezza alle nuove generazioni”.
Sulla stessa linea Vincenzo Asta, presidente dei panificatori Cna territoriale di Ragusa: “Oggi chi viene in Italia, o chi si sposta da una regione all’altra per vacanza, immediatamente dopo aver visitato i siti più iconici rivolge la propria attenzione alla cucina locale, alle tradizioni, spesso anche alla storia che c’è dietro un singolo piatto. Questa attenzione e la voglia di portarsi a casa il profumo e i sapori di terre lontane ci devono rendere consapevoli che non può esistere una cucina per turisti e una per i locali: dobbiamo perseguire a tutti i costi la qualità dell’offerta, che passa attraverso il territorio e le aziende sane che lo valorizzano. Non esistono scorciatoie: se vogliamo crescere come Paese bisogna essere seri e rigorosi; solo così la cucina italiana può diventare un vero volano per l’economia nazionale”.
Soddisfazione anche nelle parole di Giampaolo Roccuzzo, presidente territoriale Cna Ragusa: “Il riconoscimento ottenuto dalla cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità per conto dell’Unesco rappresenta un riconoscimento straordinario per la nostra identità culturale e per il lavoro quotidiano di migliaia di artigiani e imprese del settore agroalimentare. Parliamo di un patrimonio fatto di saperi, tradizioni e qualità che, in un’area come quella della provincia di Ragusa, oltre che in tutta la Sicilia, trova una delle sue espressioni più autentiche. Sostenere questo percorso significa tutelare le nostre eccellenze, rafforzare l’economia locale e valorizzare un modello di sviluppo legato alle radici e all’innovazione”.
Le imprese Cna di Ragusa, unite nel celebrare il traguardo, rinnovano il proprio impegno a promuovere e tutelare la cucina italiana, consapevoli che valorizzare la tradizione equivale a investire nel futuro delle comunità e delle nuove generazioni.