5 gennaio 2026 - Aggiornato alle 04:00
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L’intervista

Confindustria, il presidente siciliano Vecchio: «Lotta al racket e alla malaburocrazia»

La previsione: «Dal 2026sarà boom di turismo ed energia. Il post Pnrr? Nell’Isola decollano Bess e data center»

04 Gennaio 2026, 12:36

Confindustria, il presidente siciliano Vecchio: «Lotta al racket e alla malaburocrazia»

Gaetano Vecchio, presidente di Confindustria Sicilia, traccia un bilancio del 2025 e illustra la “ricetta” degli imprenditori per una crescita duratura e inclusiva della Sicilia.

Dopo il tentativo di estorsione ai danni della sua impresa, lei ha detto: «Dove tocca duro la mafia si ritira». Ma c’è un’area tra gli imprenditori che resta permeabile: pagano il pizzo in silenzio. Cosa ci vuole per estirpare il cancro della mafia?

«La consapevolezza che lo Stato è più forte delle organizzazioni criminali e che l’estorsione è un reato che si basa esclusivamente sulla paura ma se viene denunciato sarà sicuramente perseguito dalle forze dell’ordine e dalla magistratura come dimostra per altro il nostro caso più recente dove per altro hanno dimostrato di essere, dal punto di vista investigativo, un’eccellenza. Gli inquirenti sono preoccupati perché il numero delle denunce si è ridotto: non saprei dire, però, se questo è dovuto alla riduzione del fenomeno estorsivo, o al fatto che gli imprenditori hanno paura. Da presidente di Confindustria ho il dovere di ribadire un concetto fondamentale: bisogna tenere la barra dritta e rigettare ogni tentativo di estorsione e di infiltrazione mafiosa».

C’è un altro male oscuro, altrettanto subdolo e dannoso: la burocrazia.

«Lei ha toccato un punto nevralgico: la burocrazia è il vero limite per lo sviluppo della nostra terra. Nel dire che se non la estirpiamo non risolviamo il tema dello sviluppo, devo anche riconoscere che ci sono esempi di eccellenza. Nel 2025 l’attività del Cts (Comitato tecnico specialistico per le valutazioni ambientali della Regione, ndr) gestito dal professore Armao è stata veramente eccelsa: ha dimostrato che quando si mettono persone valide in punti strategici le cose si fanno. E se molti progetti sono stati sbloccati è dovuto alla sua grande professionalità. Insomma, sono le persone a fare la differenza, non le procedure».

È stato pubblicato il decreto legislativo che riforma gli  incentivi statali: più coordinamento con Pubbliche amministrazioni centrali ed enti locali, procedure più semplici per le imprese. Ci voleva?

«È stata una “pezza” in un sistema che deve riconoscere la coesione come elemento fondamentale. Noi abbiamo vissuto un 2025 in chiaroscuro: positivo ma privo della decontribuzione Sud che è stata una norma fondamentale per lo sviluppo della nostra Terra e della Zes che ha bene operato nonostante la risorse finanziarie non fossero sufficienti per i crediti d’imposta maturati dalla imprese a fronte degli investimenti sostenuti nel territorio. Noi ribadiamo all’opinione pubblica e alle istituzioni italiane che senza lo sviluppo della Sicilia e del Mezzogiorno il Paese non cresce. Gli incentivi alle imprese che investono nelle Zes non è un “regalo”, ma una forma di ripristino della sovranità che ci è venuta a mancare nel corso di decenni e quindi che la politica di coesione dell’Ue e dello Stato è fondamentale per ridurre i divari e le disparità tra i territori del Paese».

È soddisfatto della manovra regionale del governo Schifani?

«Siamo contenti in particolare per le nuove assunzioni e la Super Zes, ma dispiaciuti per la bocciatura da parte dell’Ars dell’incentivo alle esportazioni. Adesso ne chiediamo il ripristino nell’ambito dell’assestamento di Bilancio».

Senza il Pnrr saremmo stati in recessione, sia pure lieve, e nel 2025, secondo Banca d’Italia, il nostro Pil non crescerà più dello 0,6%. Ora si pone il problema di come sostenere lo sviluppo del Sud senza Pnrr.

«Ho le idee molto chiare per la Sicilia. Il futuro dal 2026 in poi è basato su due grandi direttrici: turismo ed energia. La nostra regione è il baricentro dell’energia rinnovabile e di molti progetti su Bess (Battery energy storage systems, sistemi di accumulo di energia in batteria ndr) e data center che fanno della nostra posizione e connessione un elemento fondamentale. A questi vanno aggiunti l’agro-industria, il manifatturiero e il chimico-farmaceutico».

La concertazione come metodo e prassi di governo può ancora servire?

«Mettere assieme gli stakeholder è fondamentale. Poi ci vogliono un governo e un Parlamento che prendano decisioni e le attuino. Spesso la concertazione non è stata mediazione verso il meglio, ma al ribasso. Noi siamo per concertare politiche di sviluppo che siano reali ed efficaci».

Con i tanti incentivi messi in campo, il Sud e la Sicilia hanno registrato una crescita superiore alla media del Paese. Come evitare ora che il trend si inverta?

«Una cosa semplicissima: la politica e la società civile devono mettere l’impresa privata al centro di tutto. L’imprenditore nel momento in cui persegue il profitto, quindi un interesse di parte, fa anche l’interesse della collettività. Deve essere naturalmente controllato, verificato, ma deve poter esercitare liberamente l’iniziativa economica privata attraverso incentivi mirati e sicuri e riducendo al minimo la burocrazia in modo da poter cambiare il paradigma della nostra terra».