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Calze della Befana, la sorpresa amara costa di più: perché il cioccolato ha acceso i prezzi (ma la colpa non è solo del cacao)

I conti dentro le nostre tasche: cosa c’è dietro il rincaro di calze, dolcetti e carbone

Redazione La Sicilia

05 Gennaio 2026, 17:36

Calze della Befana, la sorpresa amara costa di più: perché il cioccolato ha acceso i prezzi

Le calze della Befana nel 2026 costano di più, in media il +7% rispetto al 2025, con punte ben superiori per i prodotti già pronti. A trascinare i listini un insieme di fattori globali che hanno fatto schizzare il prezzo del principale ingrediente: il cioccolato. Secondo i monitoraggi delle associazioni dei consumatori, i rincari colpiscono soprattutto le calze confezionate e i prodotti a base di cacao, in un contesto in cui l’inflazione italiana viaggia su livelli moderati: segno che qui la fiammata dei prezzi nasce altrove, lungo le filiere internazionali.

Il conto alla cassa: quanto spendiamo davvero

Le calze della Befana “pronte” segnano incrementi fino a +14%, mentre cioccolatini e tavolette si muovono nell’ordine del +13%; il “carbone dolce” cresce di circa +3%. La media dei prodotti simbolo dell’Epifania si attesta appunto intorno al +7% anno su anno. Lo rileva l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, che indica il segmento “calza già pronta” come quello più colpito dai rincari.

Nonostante gli aumenti, il rito resiste: oltre otto famiglie con bambini su dieci non rinunciano alla calza. E la ricorrenza muove anche consumi più ampi: tra mini-vacanze, doni e dolciumi, la spesa complessiva legata alla Befana è stimata in circa 2,4 miliardi di euro, in crescita sul 2025.

Un rincaro “più forte” dell’inflazione italiana

Mentre il carrello della spesa natalizio ed epifanico si fa più caro, l’inflazione generale in Italia ha rallentato nel corso del 2025, con valori tendenziali intorno a +1,1%–1,6% tra fine anno e autunno, secondo Istat. Significa che il +7% delle calze non si spiega con la dinamica dei prezzi domestici, ma con shock specifici di filiera.

Il nodo cacao: perché il cioccolato è diventato così caro

Il vero motore dei rincari è il prezzo del cacao, volato a livelli storici per effetto di raccolti scarsi in Ghana e Costa d’Avorio, invecchiamento delle piante, malattie, e fenomeni climatici estremi. Nel 2024 i futures hanno superato la soglia psicologica dei 10.000 dollari/tonnellata, quadruplicando nell’arco di un anno, con un mercato definito “fuori controllo” dagli operatori. Anche se nel 2025 alcune stime hanno ipotizzato un graduale riassorbimento del deficit, il livello dei prezzi è rimasto elevato e altamente volatile, con effetti persistenti sui prodotti finiti.

Secondo l’International Cocoa Organization (ICCO), la stagione 2023/24 si è chiusa con un deficit globale di circa -489.000 tonnellate; per la 2024/25 è prevista, con prudenza, una normalizzazione verso un lieve surplus, ma con margini compressi e costi ancora alti per la trasformazione. In altre parole: le quotazioni hanno iniziato a respirare, ma non abbastanza da “scontarsi” immediatamente sugli scaffali.

Le cause strutturali restano: clima, parassiti, alberi senescenti, investimenti insufficienti nelle piantagioni e nelle infrastrutture. Il risultato, per l’industria, è minor disponibilità di massa di cacao, burro e liquore di cacao, cioè le tre basi della produzione di cioccolato.

Perché la calza “pronta” rincara più del fai‑da‑te

Non è soltanto la materia prima. La calza confezionata incorpora altre voci di costo: il packaging multistrato (plastica, cartoncino, film metallizzati) e la logistica stagionale; le licenze dei brand (personaggi, cartoni, supereroi) che rendono appetibili le calze per i bambini; l’assemblaggio industriale di prodotti differenti in un unico kit, che riduce le economie di scala rispetto alla vendita “sfusa”.

I listini online di grandi catene della GDO mostrano, anche sotto promozione, prezzi unitari spesso superiori al “fai‑da‑te” costruito con dolciumi acquistati singolarmente. Esempi reperibili nella settimana dell’Epifania 2026 indicano calze a marchio con prezzi tra circa 6 e 11 euro per confezioni da 130–255 g, equivalenti a valori al chilo nell’ordine di 37–61 euro/kg. Numeri indicativi che aiutano a capire il differenziale con l’acquisto per peso di tavolette, praline o caramelle sfuse.

Inflazione bassa, prezzi alti: il paradosso che pesa sulle famiglie

Il paradosso è evidente: l’Italia ha archiviato il 2025 con un’inflazione moderata, secondo Istat, ma i prezzi di alcune categorie sono cresciuti ben più della media. Succede quando una catena globale subisce shock su un input critico: in questo caso il cacao, quota non secondaria nel costo industriale di praline, barrette e ripieni. Le imprese del dolciario hanno assorbito per mesi parte degli extra-costi grazie a coperture e contratti, ma quando i rinnovi arrivano con quotazioni esplose, l’adeguamento al rialzo dei listini diventa inevitabile. È esattamente ciò che vediamo oggi nelle calze della Befana.

Effetto psicologia: perché continuiamo a comprare

Le calze sono un regalo a domanda rigida: una tradizione forte, legata all’infanzia e alla convivialità, che resiste anche davanti a rincari a doppia cifra. Non stupisce che la spesa complessiva dell’Epifania salga a 2,4 miliardi, con due italiani su tre intenzionati a fare un dono. Qui gioca la “componente emozionale” del consumo: la marca, il personaggio preferito, la promessa di sorpresa. Ingredienti che riducono la sensibilità al prezzo, soprattutto nell’ultimo miglio delle festività.