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il dato

Il Pil italiano nel 2026 supererà i 2.300 miliardi, ma la Sicilia arranca e due province sono in recessione

Le previsioni di crescita della Cgia di Mestre, il Pnrr in scadenza non basta a colmare il divario tra Nord e Sud

Fabio Russello

05 Gennaio 2026, 18:45

Il Pil italiano nel 2026 supererà i 2.300, ma la Sicilia arranca e due province sono in recessione

Nel 2026 il Prodotto interno lordo dell’Italia supererà la soglia dei 2.300 miliardi di euro. È la previsione dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che stima un incremento nominale di 66 miliardi rispetto al 2025, pari a una variazione del 2,9 per cento. In termini reali, tuttavia, l’economia continuerà a procedere con passo più contenuto: la crescita attesa è dello 0,7 per cento. A trainare l’espansione saranno soprattutto la ripresa delle esportazioni e la tenuta dei consumi delle famiglie e della pubblica amministrazione. Più fiacca, invece, la dinamica degli investimenti, in rallentamento dopo l’accelerazione dell’ultimo biennio. Un passaggio cruciale sarà rappresentato dalla scadenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), fissata per la prossima estate, che secondo la CGIA avrà un impatto rilevante sull’andamento congiunturale. Sul piano territoriale cambia la geografia dello sviluppo. Se nel 2025 il Veneto ha guidato la crescita, nel 2026 la performance migliore è attesa in Emilia-Romagna, con un aumento del Pil dello 0,86 per cento. A seguire Lazio, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Lombardia. In fondo alla graduatoria restano le regioni meridionali: Sicilia, Basilicata e Calabria mostrano i tassi più deboli. Il divario Nord-Sud persiste, pur in presenza di segnali incoraggianti in Campania, in particolare nelle aree di Napoli e Caserta. A livello provinciale spicca Varese, davanti a Bologna e Reggio Emilia. Secondo la CGIA, soltanto due province — Enna e Ragusa — rischiano una lieve contrazione.

Il dato siciliano

L'Ufficio studi CGIA di Mestre colloca la Sicilia agli ultimi posti tra le regioni italiane per crescita PIL reale nel 2026, con un modesto +0,28%, penultima davanti a Basilicata (+0,25%) e Calabria maglia nera (+0,24%). Ancora più preoccupante il quadro provinciale: su 107 monitorate, solo Enna (-0,02%) e Ragusa (-0,05%) rischiano la contrazione, sintomo di fragilità strutturali che il PNRR in scadenza (estate 2026) non basterà a colmare.

Allarme Sicilia: divario Nord-Sud sempre più marcato

Mentre il PIL nazionale viaggerà oltre i 2.300 miliardi nominali (+66 miliardi, +2,9% sul 2025), in termini reali l'Italia cresce solo +0,7% trainata da export (+1%), consumi famiglie (+0,6%) e PA (+0,5%), con investimenti in frenata (+0,7% dal +2,4% precedente). Per la Sicilia queste dinamiche nazionali risultano astratte: il divario con l'Emilia-Romagna (+0,86%, nuova locomotiva grazie a metalmeccanica, automotive e biotecnologie) e province come Varese (+1%), Bologna (+0,92%), Reggio Emilia (+0,91%) è abissale, con 6 province emiliane nelle top 15 lungo la Via Emilia.

Le cause strutturali della crisi siciliana

Da oltre 20 anni (esclusi Covid 2020-2022) l'Italia - e ancor più il Sud - langue sotto la media UE per produttività scarsa, PA inefficiente e capitale umano debole, come Francia e Germania. In Sicilia queste debolezze si amplificano: la scadenza PNRR toglierà ossigeno, mentre il Nord beneficia di export diversificato, manifattura specializzata e contesti come Varese (influenzata da Milano e Svizzera). Solo la Campania (Napoli-Caserta) offre segnali positivi al Mezzogiorno.

Dati Nazionali: crescita anemica (+0,7% reale)

In termini reali l'Italia crescerà solo +0,7%, trainata da export (+1%), consumi famiglie (+0,6%) e PA (+0,5%), ma con investimenti in frenata al +0,7% dopo il +2,4% del 2025. La scadenza PNRR a estate 2026 peserà sul sistema, amplificando le fragilità siciliane rispetto a locomotive come Emilia-Romagna (+0,86%), Lazio (+0,78%), Piemonte (+0,74%), Friuli-VG e Lombardia (+0,73%).