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I NUMERI

Inflazione al giro di boa: dicembre chiude al +1,2% e il 2025 segna una media dell’1,5%. Energia regolamentata ago della bilancia

Un rallentamento che non è una resa: tra tariffe tutelate altalenanti, spesa alimentare e BCE in pausa, l’Italia smussa gli spigoli dell’inflazione ma resta esposta agli scossoni dell’energia

Alfredo Zermo

07 Gennaio 2026, 15:56

Inflazione al giro di boa: dicembre chiude al +1,2% e il 2025 segna una media dell’1,5%. Energia regolamentata ago della bilancia

“È tornato ottobre”, verrebbe da dire guardando il dato di dicembre: l’inflazione italiana risale di un soffio e si assesta a +1,2% su base annua, lo stesso livello di ottobre, con una variazione congiunturale di +0,2%. È una fotografia in controluce: le luci delle feste riflettono prezzi dei trasporti in aumento stagionale, gli scaffali dei supermercati si muovono all’insù sui beni alimentari non lavorati, mentre il capitolo più rumoroso dell’ultimo biennio – i beni energetici regolamentati – imprime la traccia più profonda sull’andamento medio dell’anno. La media 2025 si chiude infatti a +1,5% (dal +1,0% del 2024), trainata dall’inversione a U dell’energia in tariffa: +16,2% contro il -0,2% dell’anno precedente. È la conferma: il metronomo dei prezzi in Italia batte ancora ai colpi dell’energia.

Che cosa dicono i numeri di dicembre (e perché contano)

  1. L’indice NIC segna +0,2% su base mensile e +1,2% tendenziale. In parallelo l’IPCA armonizzato euro, anch’esso +0,2% mensile, conferma +1,2% annuo. La lieve accelerazione rispetto a novembre (+1,1%) riporta il tendenziale al livello di ottobre.
  2. L’inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi) si porta a +1,8% su base annua a dicembre e chiude la media 2025 a +1,9% (da +2,0% nel 2024): un segnale di pressioni sottostanti in attenuazione, ma non azzerate.
  3. Il cosiddetto “carrello della spesa” (beni alimentari, per la cura della casa e della persona) accelera da +1,5% a +2,2% annuo, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto passano da +2,0% a +2,2%. È la parte di inflazione che i consumatori “sentono” di più.
  4. La media annua 2025 dei prezzi al consumo è +1,5%; nell’IPCA la variazione media è +1,7% (da +1,1% nel 2024). Il “colpevole” principale della risalita media è la dinamica dei beni energetici regolamentati (+16,2%), seguiti dagli alimentari non lavorati (+3,4%).

In controluce, dicembre porta anche un messaggio di domanda interna non brillante ma meno depressa: a fine anno, l’indice di fiducia dei consumatori risale a 96,6 (da 95,0) e quello delle imprese a 96,5 (da 96,1). Il recupero è però diseguale: meglio i servizi, in affanno la manifattura.

Energia regolamentata: la leva che muove l’indice

La componente dei beni energetici regolamentati – l’energia elettrica e il gas nelle condizioni determinate dall’Autorità – resta la variabile più instabile e influente. Il 2025 si è aperto con un netto rincaro in Maggior Tutela per i clienti vulnerabili: +18,2% nel primo trimestre, seguito da -2,4% nel secondo, +1,9% nel terzo e -7,6% nel quarto. Il risultato netto è un’altalena che, in media, ha spinto verso l’alto il capitolo regolamentato e, per riflesso, l’indice generale.

Non è un dettaglio da addetti ai lavori: tra l’aumento del primo trimestre 2025 (legato alle quotazioni all’ingrosso del gas e alle tensioni geopolitiche) e i successivi rientri parziali, il costo annuo per l’“utente tipo” vulnerabile ha oscillato in modo significativo, con un incremento su base annua in specifici periodi di riferimento pari a +16,2%. Movimenti che spiegano perché, pur in presenza di core inflation più bassa, la fotografia media dei prezzi nel 2025 non si sia appiattita.

Alimentari non lavorati: la pressione “di pancia”

La risalita a +2,3% di dicembre (e la media annua +3,4%) degli alimentari non lavorati non è drammatica, ma incide sul sentiment e sulla spesa reale delle famiglie. È una dinamica coerente con la normalizzazione dei listini agricoli e con fattori stagionali, e va letta insieme al lieve raffreddamento di alcune voci di servizi. Resta il fatto che, nel paniere della quotidianità, il consumatore percepisce più il prezzo del fresco che non la discesa di voci meno frequenti.

Italia ed Eurozona: corrono allo stesso passo?

Mentre l’Italia archivia dicembre a +1,2% (IPCA e NIC), il quadro europeo chiude l’anno con un’inflazione dell’area euro intorno al 2%: un dato centrato sull’obiettivo della BCE e frutto di un raffreddamento diffuso, con la Germania scesa al 2,0%. È un contesto che aiuta: un’Eurozona più vicina al target mantiene ancorate le aspettative e limita i “pass-through” su materie prime e servizi.

Sul fronte della politica monetaria, il Consiglio direttivo della BCE ha lasciato i tassi invariati nella riunione del 18 dicembre 2025, ribadendo un approccio “data-dependent”. Le proiezioni aggiornate indicano inflazione media al 2,1% nel 2025 e 1,9% nel 2026, con crescita modesta ma in miglioramento. Tradotto: nessun impulso restrittivo aggiuntivo, ma nemmeno promesse di tagli rapidi; uno scenario che, per l’Italia, significa condizioni finanziarie più stabili e maggiore prevedibilità nella trasmissione ai tassi di mercato.

Perché la media 2025 sale a +1,5% pur con un dicembre “soft”

La risposta sta nella composizione. Dopo il 2024 a +1,0%, il 2025 ha visto tornare protagonisti gli energetici regolamentati, con effetti diretti su una fetta larga dei consumi essenziali. L’inflazione di fondo in media è scesa (+1,9%), segno che la dinamica “domestica” dei prezzi (beni industriali e alcuni servizi) ha perso spinta. Ma la risalita dei listini regolati ha tenuto alta la media annua. In altre parole: Italia in “piattaforma” di bassa inflazione, sì; ma con cassa di risonanza energetica ancora accesa.

Dentro il dato di dicembre: cosa accelera e cosa no

  1. Accelerano i servizi legati ai trasporti (+2,6% tendenziale; +3,1% congiunturale per fattori stagionali): la componente più “mobile” delle festività, tradizionalmente soggetta a picchi.
  2. Gli energetici regolamentati mostrano a dicembre una flessione annua più ampia (-5,3% da -3,2%), eppure la loro media annua rimane il motore della risalita del 2025. Qui sta il paradosso apparente tra fotografia del mese e film dell’anno.
  3. Il carrello della spesa prende quota a +2,2% su base annua, in linea con gli alimentari. Una frizione che, se persistente, può pesare sui consumi discrezionali nel 2026.

Fiducia e crescita: la domanda interna può sostenere la disinflazione?

La risalita di dicembre della fiducia di famiglie e imprese suggerisce che il peggio, in termini di incertezza, potrebbe essere alle spalle. La componente dei servizi di mercato torna in territorio 100,0 (da 97,8), mentre il commercio al dettaglio resta sostanzialmente stabile e la manifattura arretra. Se il 2026 si aprirà con tassi BCE fermi e un’inflazione di fondo sotto il 2%, la domanda interna potrebbe trovare un equilibrio più favorevole, soprattutto se i prezzi energetici resteranno gestibili. Ma la cicatrice resta: gli shock 2022-2023 hanno spostato prezzi relativi e abitudini di spesa.