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UE–Cina, lo spartiacque delle auto elettriche: prezzi minimi invece di dazi?
Bruxelles apre a un “pavimento” di prezzo per le EV made in China. Un compromesso sorvegliato: niente dumping, niente guerra commerciale. Ma le incognite — dal mercato ai rapporti con Pechino — restano aperte
Un documento tecnico a Bruxelles, passato quasi inosservato, ha acceso il dibattito più caldo dell’industria europea. «I prezzi minimi - si legge - devono essere fissati a un livello appropriato per rimuovere gli effetti del sovvenzionamento». Una frase asciutta, ma con un effetto potenzialmente dirompente: la Commissione Europea apre alla possibilità che i costruttori di veicoli elettrici basati in Cina possano evitare i dazi, se accettano un sistema di prezzi minimi all’importazione sotto stretto controllo comunitario. Per l’Europa dell’auto, che tra transizione green e concorrenza asiatica cammina da mesi su un filo teso, è l’annuncio di una nuova geometria del commercio: meno scontri, più regole. Ma con quali risultati, per chi produce e per chi compra?
Cosa cambia davvero: dal dazio al “pavimento di prezzo”
L’UE propone ai costruttori basati in Cina un’alternativa ai dazi anti-sovvenzioni/anti-dumping sulle auto elettriche a batteria: un “price undertaking” (impegno di prezzo) con prezzi minimi d’importazione. In concreto, le imprese che accettano di rispettare un prezzo minimo per ogni modello destinato al mercato europeo, verificato e monitorato da Bruxelles, possono essere esentate dall’applicazione dei dazi.
L’impostazione si rifà a regole note del diritto commerciale internazionale: gli “impegni di prezzo” sono previsti dall’Accordo anti-dumping del WTO (articolo 8). Sono volontari, devono eliminare l’effetto lesivo del dumping o delle sovvenzioni e sono accettati solo dopo una determinazione preliminare positiva su dumping/sovvenzioni, danno e nesso causale.
La Commissione chiarisce che i “pavimenti di prezzo” dovranno garantire un effetto equivalente ai dazi nel rimuovere il vantaggio distorsivo delle sovvenzioni, ridurre la possibilità di “compensazioni incrociate” (per esempio sussidi rosicchiati su altri modelli o componenti) e restare praticabili sul piano commerciale. Saranno considerati anche eventuali investimenti proposti dai costruttori in territorio UE.
Come siamo arrivati fin qui
Da ottobre 2024, dopo un’indagine avviata nell’ottobre 2023, l’UE ha introdotto dazi definitivi sulle EV prodotte in Cina, aggiuntivi al dazio doganale del 10% già in vigore per le autovetture. Le aliquote anti-sovvenzioni variano per costruttore: BYD circa 17%, Geely 18,8%, SAIC 35,3%; per i produttori cooperanti non campionati circa 20,7%, e un’aliquota più bassa per Tesla su veicoli fabbricati in Cina (attorno al 7,8%). In totale, le barriere possono arrivare a oltre il 45% sommando il dazio base.
La decisione europea è maturata sullo sfondo di un boom delle EV cinesi in Europa: la quota di mercato delle elettriche costruite in Cina è passata, secondo stime della Commissione, da circa 3,9% nel 2020 a circa un quarto delle vendite di EV a fine 2023. Bruxelles imputa il vantaggio di prezzo a una filiera agevolata da sussidi: terreni, energia, accesso agevolato al credito, incentivi fiscali.
La contromossa di Pechino non si è fatta attendere, con indagini e minacce di misure su brandy/cognac, carne suina e lattiero-caseario europei. Le tensioni hanno trasformato il dossier EV in un test generale dei rapporti UE–Cina.
La novità, le linee guida e prima domanda formale
Nel documento pubblicato il 12 gennaio 2026, la Commissione fornisce istruzioni operative su come presentare e valutare i piani di prezzo minimo: i proponenti dovranno dimostrare che il prezzo proposto “neutralizza” l’effetto dei sussidi contestati, che il meccanismo è monitorabile e che non genera nuove distorsioni. Il portavoce per il Commercio dell’UE, Olof Gill, ha aggiunto che entro la fine del 2025 un primo costruttore ha chiesto formalmente di aderire a questa via, spingendo l’esecutivo a precisare criteri e calcolo. Da parte cinese, il Ministero del Commercio e la China Chamber of Commerce to the EU hanno accolto la mossa come “un progresso” nel dialogo.
Perché i prezzi minimi potrebbero convenire a tutti
Per l’UE, un prezzo minimo è un modo per applicare il principio del “lesser duty rule”: ripristinare condizioni eque senza necessariamente spingere verso un’escalation tariffaria. È una valvola di pressione che tutela l’industria europea e la catena del valore — dalle batterie ai semiconduttori — senza compromettere la disponibilità di modelli elettrici competitivi in prezzo.
Per i costruttori cinesi, il pavimento di prezzo è un costo di conformità ma anche una corsia preferenziale per restare sul mercato europeo, evitando aliquote potenzialmente punitive e l’incertezza legale di contenziosi pluriennali. In cambio, dovranno accettare monitoraggio e trasparenza su listini, varianti, eventuali incentivi, e mettere in conto che il “vantaggio prezzo” rispetto ai brand europei possa assottigliarsi.
Per i consumatori, l’effetto è ambivalente: il tetto minimo riduce il rischio di impennate di prezzo dovute a dazi, ma elimina i prezzi super-aggressivi che hanno spinto la concorrenza al ribasso. In sintesi, meno volatilità, più prevedibilità — a scapito, forse, della “rivoluzione EV low-cost”.
Come funzionerebbe il “pavimento” nel concreto
Il prezzo minimo verrebbe fissato per modello/variant, con un metodo che assicuri equivalenza all’effetto dell’aliquota (ad esempio il 20,7% per i “cooperanti”, il 35,3% per SAIC, ecc.). L’obiettivo normativo è chiaro: il prezzo d’ingresso non può scendere sotto una soglia tale da “annullare l’effetto lesivo” del sussidio.
I controlli sarebbero affidati alla Commissione, in raccordo con le dogane nazionali e con OLAF per prevenire elusioni su pacchetti, optional, ricarichi intercompany, o triangolazioni via Paesi terzi. Le regole UE prevedono già sistemi di monitoraggio trimestrale di volumi e prezzi per i casi soggetti a misure di difesa commerciale.
Il documento guida aggiunge paletti contro la “cross-compensation”: evitare che sconti su versioni endotermiche o su servizi finanziari compensino il prezzo minimo sulle EV, vanificando l’impianto correttivo. Inoltre, la Commissione segnala che terrà conto delle proposte di investimento dei produttori in impianti e R&S in Europa nel valutare la robustezza complessiva del piano.