Gli accordi
Vendesi Isab, la raffineria che torna a fare milioni: l'impianto di Priolo è fuori dallo stato di crisi
Non solo dilazioni di pagamento e stralci, ma soprattutto la prosecuzione dei rapporti commerciali nel futuro. Anche con il trader Trafigura, che era il principale creditore
In azienda circola questo adagio: «Ci siamo salvati da soli». Cioè senza che la casa madre abbia fatto chissà che sforzo. La raffineria Isab di Priolo Gargallo ha chiuso la procedura di composizione negoziata della crisi e, adesso, va sulle sue gambe. E può affrontare con serenità la due diligence - «in esclusiva» - di Ludoil Energy spa, il colosso campano di Donato Ammaturo. È ancora presto per conoscere gli utili, ma sembra che il 2025 si sia chiuso con un margine operativo lordo intorno ai 200 milioni. Una cifra enorme, soprattutto se rapportata ai debiti che avevano generato la crisi: 65 milioni, o giù di lì. Dei quali 55 circa con la sola Trafigura, la società di trading petrolifero con sede a Singapore che si occupa delle compravendite di greggio di Isab che si sviluppano via mare.
La composizione della crisi altro non è che una procedura che permette di trovare accordi con i creditori, approfittando della mediazione di un esperto nominato dalla Camera di commercio, in questo caso quella del Sud-Est. La pratica si è aperta l’8 gennaio 2025 e si è conclusa il 7 di quest’anno. Per otto mesi, inoltre, è intervenuta anche la vigilanza del tribunale di Catania, chiamato in causa per proteggere il patrimonio aziendale da eventuali richieste di pignoramento. Che, però, a Isab non sono arrivate. Sebbene all’inizio la rigidità della principale creditrice, Trafigura, abbia spaventato più di qualcuno rispetto alla tenuta dell’azienda.
È in questo contesto, con i timori per il futuro della raffineria e dei posti di lavoro, che la vendita di Isab è diventata più che un’opzione quasi una necessità. Soprattutto considerando l’evanescenza della proprietà, Goi Energy, i cui rappresentanti sono stati visti in azienda ben poco («Le visite si contano sulle dita di una mano», dicono in molti). Negli scorsi mesi, sarebbero parecchie le richieste di acquisto arrivate alla società. Fra queste ci sarebbero i principali gruppi di raffinazione del mondo. Ma non soltanto. Mesi fa sul piatto è arrivata anche una manifestazione d’interesse per la sola centrale termoelettrica, Isab Igcc, da parte di un gruppo bulgaro. Messa a mollo per via del rischio di perdita di posti di lavoro, che l’azienda non avrebbe voluto avallare.
Lunedì 12 gennaio, a soli tre giorni dalla chiusura della crisi, quando ancora non è stata depositata nemmeno la relazione su quanto fatto e sull’evoluzione del piano industriale, è cominciata, con una certa rapidità, la valutazione di Ludoil. Adesso che Isab ha dimostrato di essere in salute, e quindi non si cerca più un salvatore bensì un acquirente. L’equazione, per chi di mestiere si occupa di finanza, è presto fatta: se Goi Energy ha acquistato Isab dalla russa Lukoil a 150 milioni di euro, approfittando del fatto che quest’ultima fosse fiaccata dalle sanzioni per la guerra in Ucraina, adesso si trova a mettere sul mercato un’azienda solida, che macina utili. E che sì ha davanti a sé la necessità di fare investimenti enormi per la ristrutturazione della raffineria e un futuro di sostenibilità, ma ha anche la consapevolezza che quegli investimenti si ripagheranno in fretta con condizioni di mercato favorevoli, come sono state quelle del 2025 (mentre nel 2023 e nel 2024 le perdite erano state di centinaia di milioni).
«Che Isab sia fuori dalla crisi è una bella notizia per l’economia siciliana e italiana», dice a La Sicilia Dario Greco, presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo nonché mediatore scelto dalla CamCom del Sud Est per seguire la procedura. «Abbiamo chiuso gli accordi la sera del 23 dicembre, il 24 li ho rivisti e il 25 ho inviato le pec». Per tutta la provincia di Siracusa, insomma, è stato un Natale più sereno. «È vero che di fronte a un bilancio miliardario un debito di 65 milioni è poca cosa - continua Greco - Ma bisogna capire chi erano i creditori: tutte aziende fondamentali per la prosecuzione delle attività di Isab. Se a un certo punto ti manca l’anidride carbonica o l’idrogeno rischi di non potere accendere gli impianti».
Oltre a Trafigura, fra i creditori c’erano B2G Sicily (ex Erg), Edison, Air Liquide, Versalis (la chimica di Eni) e Ortensia. Quest’ultima è la società di scopo che ha erogato a Isab il finanziamento da 350 milioni garantito da Sace, controllata del ministero dell’Economia, necessario per programmare gli investimenti sul futuro della raffineria, inclusa la transizione green.
«Il rientro dalla crisi è stato possibile - prosegue l’avvocato -, oltre che grazie alla favorevole congiuntura del mercato, per la professionalità del management aziendale. Isab può andare avanti a prescindere dalla proprietà, per la qualità del suo comparto dirigenziale. Al di là di stralci e dilazioni di pagamento, l’elemento più importante degli accordi sottoscritti è la prosecuzione delle collaborazioni commerciali». Anche con Trafigura? «Anche».