TRASPORTO AEREO
Catania, l’aeroporto che cambia pelle: 340 milioni per correre più veloce del vento
Un piano quadriennale per rilanciare capacità, sicurezza e qualità dei servizi: ecco come l’aeroporto etneo si prepara alla prossima stagione del turismo e del business
La notte sul mare di Fontanarossa è punteggiata dalle luci dei decolli e dal bagliore dei cantieri. Sotto lo sguardo dell’Etna, fra lamiere e vetro, due ascensori panoramici “nuovi di zecca” scivolano in prova, mentre gli operai misurano l’ennesima trave d’acciaio. Non è una scena da rendering: è la trasformazione reale dello scalo che, in Sicilia orientale, macina milioni di passeggeri e non vuole più farsi cogliere impreparato. Così oggi ENAC e SAC - Società Aeroporto Catania - hanno firmato il Contratto di Programma 2024–2027, una cornice regolatoria che sblocca un pacchetto di investimenti da oltre 340 milioni di euro: soldi veri, tempi definiti, priorità chiare. Obiettivo: potenziare infrastrutture, safety, qualità dei servizi e sostenibilità di un hub che è già fra i primi d’Italia per traffico e che ambisce a competere, con standard europei, sulle rotte del futuro.
Cosa prevede
Il Contratto di Programma è lo strumento con cui ENAC regola con i gestori aeroportuali obiettivi, investimenti e qualità dei servizi per un quadriennio, definendo anche il percorso dei diritti aeroportuali concordati con l’Autorità di Regolazione dei Trasporti. Nel caso di Catania, la firma – avvenuta tra il direttore generale Alexander D’Orsogna e l’amministratore delegato di SAC Nico Torrisi, con il presidente Pierluigi Di Palma a rimarcare la visione di sistema – mette in pista un piano intensivo su più fronti: terminal, impianti, sicurezza operativa, efficienza energetica, resilienza sismica, gestione bagagli e layout dei flussi passeggeri. In altre parole, l’ossatura concreta di un aeroporto pronto a gestire picchi di domanda e a offrire un’esperienza d’imbarco più scorrevole, affidabile, prevedibile.
Gli interventi di vertice indicati dal gestore e validati da ENAC:
- l’ampliamento del Terminal C,
- l’adeguamento del BHS (Baggage Handling System) del Terminal A,
- un pacchetto di opere per safety e resilienza sismica, con l’aggiornamento di dotazioni, percorsi e strutture.
L’approccio è coerente con i target UE su sostenibilità ed efficientamento energetico e risponde a una realtà: lo scalo etneo negli ultimi anni ha spinto forte, con un traffico in crescita e una platea di collegamenti internazionali in espansione.
Perché adesso
Nel 2024, Fontanarossa ha superato la soglia dei 12,3 milioni di passeggeri, con un incremento stimato attorno al +15% sul 2023 (quando i viaggiatori erano stati 10,74 milioni, già in crescita del +6,34% sull’anno precedente). Numeri che confermano Catania nella fascia alta della classifica nazionale e che rendono non più rinviabile una revisione profonda degli spazi e degli impianti. La sequenza di record è tanto incoraggiante quanto impegnativa: più passeggeri significano più controlli, più bagagli, più rotazioni e più necessità di ridurre colli di bottiglia.
C’è poi una memoria recente che ha inciso sull’agenda: l’incendio del luglio 2023 al Terminal A. La gestione dell’emergenza ha imposto – allora – la ripartenza con 2 voli l’ora dal Terminal C, riorganizzando d’urgenza i flussi e riproteggendo i passeggeri su altri scali. Da quell’episodio lo scalo ha tratto un doppio insegnamento: la necessità di ridondanze operative e di infrastrutture più elastiche; e l’urgenza di migliorare la resilienza – sismica e non solo – dell’aerostazione. Il piano 2024–2027, nel segno della safety, mette sul tavolo proprio questi due elementi, trasformandoli in cantieri, capitolati e cronoprogrammi.
Gli interventi chiave
Il Terminal C, nato come struttura “leggera” e poi diventato l’ancora operativa durante l’emergenza post incendio del 2023, sarà oggetto di un ampliamento che mira a:
- aumentare la superficie fruibile per imbarchi e attese,
- ridefinire l’area sterile con una migliore dotazione di gate,
- integrare in modo più funzionale i controlli di sicurezza,
- creare connessioni più lineari con il Terminal A e con i percorsi pedonali.
Gli interventi già avviati negli ultimi mesi sulla mobilità verticale – come i due ascensori panoramici in acciaio e vetro e i nuovi impalcati trasparenti – danno l’idea del linguaggio scelto: massima accessibilità, materiali resistenti, luce naturale, e una progettazione attenta agli effetti sismici. Nuove superfici e collegamenti verticali riducono l’effetto “imbuto” nei momenti caldi della giornata e della stagione, velocizzano gli instradamenti e alleggeriscono le code ai varchi.

Cosa cambia per chi vola? In pratica, più gate disponibili nelle ore di punta, tempi di attesa potenzialmente più corti, percorsi intuitivi e una migliore separazione dei flussi tra partenze e arrivi. E per i vettori, una gestione degli imbarchi più prevedibile, con impatti positivi sulla regolarità operativa.
BHS del Terminal A: il “circolo sanguigno” dei bagagli
Il Baggage Handling System è il cuore pulsante di un aeroporto. L’adeguamento del BHS del Terminal A – che include rulli, smistamento, nastri e sistemi di ispezione – è una priorità non glam ma decisiva. Un BHS moderno e ridondante riduce i tempi di consegna dei bagagli, abbassa il rischio di irregolarità (smarrimenti, ritardi di smistamento), migliora la sicurezza con controlli più efficaci e meno invasivi.
L’allineamento alle più recenti tecnologie di screening – e ai relativi standard europei – è parte di una strategia che guarda a due esiti concreti: ridurre i colli di bottiglia nelle ore di massima pressione e aumentare l’affidabilità dei processi, a tutela sia dei passeggeri sia delle compagnie.
Safety e resilienza sismica: progettare in area ad alta sensibilità
La resilienza sismica non è una voce marginale in Sicilia. Gli interventi previsti dal piano mirano a garantire sia il mantenimento della funzionalità dell’aerostazione in caso di evento sismico, sia la sicurezza degli utenti e del personale. Significa: rinforzi locali su nodi strutturali e giunti, aggiornamento e certificazione di elementi non strutturali (scale mobili, pareti vetrate, controsoffitti), evoluzione dei piani di evacuazione e dei percorsi protetti, adeguamento dei sistemi antincendio e integrazione con sensoristica e controlli.
Si tratta di lavori spesso “invisibili” agli occhi del passeggero, ma determinanti per assicurare uno standard contemporaneo di safety in un hub che vuole restare operativo e affidabile anche quando la natura “fa la voce grossa”.
Il tassello che completa il quadro: verso il nuovo Terminal B
Parallelamente al piano quadriennale, prosegue il percorso del Masterplan di lungo periodo che prevede la realizzazione del nuovo Terminal B e una riprogettazione profonda dell’accessibilità terrestre e pedonale. Nel dicembre 2025 è partita la demolizione del vecchio “Morandi” – passaggio propedeutico al nuovo edificio – con un investimento di oltre 3 milioni per la sola fase di abbattimento, condotto con tecniche selettive e con scalo pienamente operativo. Il progetto del Terminal B – firmato da uno studio internazionale di architettura – punta su una superficie di decine di migliaia di metri quadrati per assorbire la crescita fino all’orizzonte dei 20 milioni di passeggeri annui, una grande piazza pedonale al posto delle rampe veicolari, connessioni orizzontali e verticali semplificate fra Terminal A, B e C, l'integrazione con metro e nodo intermodale, una forte attenzione al comfort climatico e all’efficienza energetica.

Il Masterplan 2030 ha già messo sul tavolo un volume complessivo di investimenti programmati pari a circa 600 milioni di euro nei prossimi anni, con l’ipotesi di una nuova pista da 3.000 metri e un disegno “città-aeroporto” che riconnette l’hub alla mobilità metropolitana. Il Contratto 2024–2027 è dunque il ponte che collega la gestione del presente con l’architettura del futuro.
Turismo e connettività: perché questo piano riguarda tutti
Il bacino di Catania non è fatto solo di city break e voli etnici. È la porta d’ingresso di un’area che – tra barocco, mare, enogastronomia, parchi naturali – è capace di tenere occupati viaggiatori per settimane, dodici mesi l’anno. Una capacità aeroportuale più ampia, una qualità di transito più alta e una regolarità più solida generano effetti a catena come più frequenze e migliori orari per i voli, maggiore appetibilità per nuove rotte internazionali, migliore esperienza d’arrivo per il turista leisure, affidabilità per il viaggiatore business, opportunità per la logistica e il cargo leggero.
Quando i numeri crescono stabilmente – e a Catania lo hanno fatto, toccando e superando la soglia dei 12 milioni – il compito del gestore non è “sperare che regga”, ma riorganizzare e investire per far sì che ogni nuovo passeggero sia una risorsa per l’economia e non un carico sul sistema.
Sul piazzale, intanto, i decolli non si fermano. E mentre un volo per Monaco rulla verso la testata, dietro le vetrate del Terminal C i tecnici segnano in rosso il prossimo tratto di banchina da ampliare. È la fotografia di un aeroporto che lavora mentre vola. E che ha scelto – con un piano da 340 milioni – di non rinviare più la propria maturità.
