16 gennaio 2026 - Aggiornato alle 20:09
×

il dato

Milano, capitale dei milionari (più di Londra e New York): perché un residente su dodici ha un patrimonio a sei zeri

Dietro il primato mondiale si muove una nuova geografia della ricchezza: regole fiscali, attrazione di talenti e mercato immobiliare spiegano come e perché il capoluogo lombardo sta ridisegnando gli equilibri europei

Redazione La Sicilia

16 Gennaio 2026, 18:00

Milano, capitale dei milionari: perché un residente su dodici ha un patrimonio a sei zeri

Milano, oggi, è sempre più probabile che il vicino di pianerottolo sia un high-net-worth individual, magari arrivato da Londra dopo i cambi alla disciplina dei “non-dom”, o da Zurigo in cerca di una piattaforma europea diversa. Non è un’impressione: secondo il rapporto di Henley & Partners, il capoluogo lombardo ospita circa 115.000 milionari e 17 miliardari, è 11ª al mondo e 3ª in Europa per numero assoluto, ma soprattutto è la città con la più alta densità di milionari: uno ogni 12 residenti. Nessuna metropoli globale, da New York a Londra, mostra un rapporto più elevato.

L’onda lunga che porta a Milano: numeri e tendenze

La fotografia non si limita allo stock di ricchezza. Sempre Henley & Partners prevede per il 2025 un afflusso netto in Italia di 3.600 milionari, pari a circa 10 nuovi arrivi al giorno: un record storico che colloca il Paese al 3° posto mondiale dopo Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti. In questa dinamica, Milano è la calamita naturale grazie a ecosistema economico, servizi professionali e capitale relazionale.

Il primato di densità, inoltre, non è un gioco statistico: prendendo come riferimento i confini amministrativi, Milano surclassa realtà iconiche. New York conta un milionario ogni 22 residenti, Londra uno ogni 41, Roma uno ogni 54. Nel confronto intra muros, persino Parigi si ferma a un milionario ogni 14 abitanti.

Che cosa spinge i “paperoni” a scegliere Milano

C'è il fattore fiscale legato alla cosiddetta “flat tax per i neo-residenti”  che ha introdotto nel 2017 un’imposta sostitutiva sui redditi di fonte estera, che ha reso l’Italia competitiva per patrimoni internazionali. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha però alzato l’asticella: dai 200.000 a 300.000 euro l’importo annuo per il contribuente principale e da 25.000 a 50.000 euro per ciascun familiare, per chi trasferisce la residenza dal 1° gennaio 2026. E poi va rilevato come dall’Expo 2015 in avanti, Milano ha accelerato su infrastrutture, servizi, spazi pubblici e attrattività internazionale, consolidandosi come hub di finanza, moda, design, consulenza e tecnologia. Il risultato è una città che – nelle aspettative dei nuovi residenti – offre standard europei con una qualità della vita percepita come “ad alta efficienza, bassa complessità”. Anche l’ecosistema sociale si adegua: nascono nuovi club privati e spazi di relazione d’alta gamma, come “The Wilde”, inaugurato nel 2024 in un’ex residenza della famiglia Versace a due passi dal Quadrilatero.

Oltre la fotografia: che cosa dice il rapporto di Henley sulle città più “ricche”

Il World’s Wealthiest Cities Report 2025 colloca Milano all’11° posto mondiale per numero di milionari, dietro alle grandi capitali del capitale (New York, Bay Area, Tokyo, Singapore, Los Angeles, Londra, ecc.), ma davanti a molte metropoli che tradizionalmente dominavano l’immaginario dell’alta ricchezza. Il dato interessante è la progressione decennale di alcuni hub “nuovi” (come Dubai o città cinesi) e la relativa resilienza di Milano dopo la pandemia, sostenuta da flussi in entrata.

Compravendite “prime”: stabilità in vetta, punte record nel cuore di Milano

Il mercato residenziale di pregio fa da sismografo. Secondo Savills, nel 2024 i prezzi “prime” milanesi sono rimasti sostanzialmente stabili, con il 2025 atteso tra stabilità e lieve crescita; il capoluogo resta nell’11ª posizione tra le 30 città monitorate per livelli di prezzo. La scarsità di offerta di qualità e la domanda internazionale spiegano la tenuta. Sul campo, nelle aree più esclusive – Brera e Quadrilatero – i valori medi superano spesso i 12.000 euro/m², con picchi oltre 22.000 euro/m² per il ristrutturato top.

Locazioni: primi segnali di “raffreddamento” dopo anni di rincari

Se gli affitti hanno corso a doppia cifra in molte grandi città italiane, a Milano si osserva un’inversione: nel 2025 i canoni sono scesi del 2,3%, attestandosi a una media di circa 22,8 euro/m², pur mantenendo il primato di città più costosa per l’affitto. Anche altri osservatori registrano il rallentamento, segnalando che tra i grandi centri Milano è l’unico con canone medio in lieve calo annuo (circa -1% a inizio 2025). Si tratta di un “riassestamento” dopo anni di crescita sostenuta, con una domanda ancora elevata ma più selettiva e vincoli crescenti sulla capacità di spesa degli inquilini.

La pressione degli studenti e il nodo dell’offerta

Un capitolo a parte riguarda il mercato studentesco e “young professional”. Il Gruppo Tecnocasa stima che nelle grandi città la quota di contratti a studenti sia salita all’11,1% nel primo semestre 2025 (quasi 15% a Milano), con preferenza per soluzioni arredate e in buono stato, mentre la contrazione dell’offerta (anche per effetto degli affitti brevi) ha alimentato il rialzo dei canoni negli anni scorsi. È un elemento destinato a pesare sull’equilibrio sociale dei quartieri semicentrali e a favorire formule come il built-to-rent e il co-living.

Consumi di fascia alta, mecenatismo, servizi finanziari

L’arrivo di patrimoni mobiliari si traduce in maggiori consumi nel lusso, spesa in ospitalità e arte, iscrizioni a club e scuole internazionali, domanda di wealth management e family office. Per l’ecosistema milanese – dalla consulenza legale e fiscale al private banking – è benzina sui ricavi. L’apertura di spazi privati come “The Wilde” racconta anche la metamorfosi della sociabilità economica: un’infrastruttura “soft” che crea reti relazionali e deal flow.

Il rovescio: accessibilità abitativa e coesione sociale

La concentrazione di ricchezza può però amplificare le tensioni sul fronte abitativo. La dinamica dei canoni, pur in raffreddamento, resta su livelli “europei” in una città con salari medi non allineati. Gli indicatori mostrano come la percentuale di reddito assorbita dall’affitto per alcune fasce sia critica e come l’offerta di lungo periodo soffra la competizione degli affitti brevi. In questo contesto, politiche urbane su student housing, co-living, e un aumento della qualità dell’offerta residenziale convenzionale diventano parte integrante della strategia di attrazione sostenibile dei capitali.