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Attualità

"Il costo della vita schiaccia anche le famiglie ragusane"

Il consigliere Firrincieli lancia un appello finalizzato a individuare le strategie utili per assicurare risposte su un fronte molto delicato

Redazione Ragusa

17 Gennaio 2026, 07:51

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Il consigliere comunale Sergio Firrincieli

Negli ultimi anni il territorio di Ragusa, come il resto del Paese, è stato interessato da una progressiva e costante contrazione del potere d’acquisto delle famiglie. I numeri parlano chiaro: nell’arco di un quinquennio il carrello della spesa è rincarato del 24%, mentre i costi dell’energia hanno registrato un incremento del 34%. Si tratta di dati ufficiali, non di semplici percezioni, che delineano uno scenario in cui le retribuzioni rimangono sostanzialmente immobili mentre le spese incomprimibili continuano a crescere.

In questo contesto, un lavoratore della provincia di Ragusa con uno stipendio medio di 17.500 euro lordi annui (a fronte di una media nazionale di 24.000) oggi, dopo aver sostenuto le spese essenziali come alimentari ed energia, dispone di una capacità di spesa reale compresa tra 11 e 12 mila euro l’anno (contro i 16 mila della media italiana).

Non si tratta di tagli al superfluo, ma di rinunce che toccano ambiti cruciali: cura della salute, tempo libero, possibilità di coltivare relazioni e progettare il futuro con serenità.

Sul tema interviene il consigliere comunale di Ragusa, Sergio Firrincieli, che riporta la riflessione sul piano locale: “Le famiglie ragusane vivono ogni giorno sulla propria pelle le difficoltà legate al caro-vita. Purtroppo, questo impoverimento è stato graduale, frammentato, e molti hanno affrontato il problema in silenzio, pensando di essere casi isolati. Si è fatto affidamento sui risparmi, sul sostegno dei familiari, si è rimandato il necessario, ma così si guadagna solo tempo e non si costruisce futuro”.

Firrincieli evidenzia inoltre come “negli ultimi anni, a livello nazionale e locale, si sia preferito intervenire con misure temporanee, bonus e correttivi, senza affrontare la questione centrale: salari e redditi che non tengono il passo con il costo reale della vita. Il risultato? Cresce la rassegnazione invece della fiducia, l’astensione invece della partecipazione, e si allarga la distanza tra cittadini e istituzioni”.

Parlo non solo da consigliere comunale, ma da cittadino di Ragusa che ascolta ogni giorno le storie di chi lavora, paga le tasse e fatica ad arrivare a fine mese. Non è un fallimento individuale se non si riesce più a mantenere lo stesso tenore di vita: è un problema collettivo, che va riconosciuto come tale. Esiste un ceto medio che si sta impoverendo in silenzio. Esistono milioni di persone che non chiedono privilegi, ma equità: stipendi adeguati, bollette sostenibili, prezzi controllati sui beni essenziali”.

Da qui l’appello finale del consigliere: “Se non iniziamo a chiamare questo disagio con il suo nome, continueremo a viverlo ciascuno per conto proprio. E quando gli ammortizzatori familiari e personali finiranno, il costo sociale sarà molto più alto. Dare voce a questo silenzio oggi non è populismo: è responsabilità verso la nostra comunità. Serve una presa di coscienza collettiva e scelte coraggiose, anche a livello locale, per restituire dignità e serenità alle famiglie di Ragusa”.