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Wi‑Fi gratis sui Boeing di Ryanair? La sfida che può riscrivere il low cost europeo
Trattative con i giganti dei satelliti, conti alla mano e un duello social tra O’Leary e Musk: come (e a quali condizioni) la connettività gratuita potrebbe salire a bordo della più grande low cost d’Europa
Da Catania a Madrid in poco meno di due ore non si possono vedere le mail. Intanto, su una rotta transatlantica, centinaia di viaggiatori guardano serie in streaming come se fossero a casa. Questo scarto — così quotidiano eppure decisivo — è il cuore di una partita da centinaia di milioni: portare il Wi‑Fi gratuito sugli oltre 640 aerei del gruppo Ryanair senza snaturare i conti del campione del low cost. È ciò che sta tentando il vettore irlandese, che ha avviato colloqui con Starlink (SpaceX), con Amazon Kuiper (oggi “Amazon Leo”) e persino con Vodafone. Ma il punto dirimente è uno: chi paga. E quanto costerà, in denaro e in carburante, quella piccola “gobba” sul dorso del 737?
Nell’intervista rilasciata a Milano, l’amministratore delegato di Ryanair Group, Eddie Wilson, ha messo in fila i possibili fornitori: Starlink, Amazon Kuiper e Vodafone. L’obiettivo è chiaro: connettività a bordo senza costi aggiuntivi per la compagnia né per i passeggeri, in piena coerenza con il modello “ultra low cost”. Il cuore dell’accordo, spiegano a Dublino, non è la tecnologia in sé — ormai matura — ma la formula economica: hardware, installazione, certificazioni, gestione e, soprattutto, il “conto energetico” in volo. In cifre: +2% di consumo carburante stimato con un’antenna tradizionale, che su una spesa annua di circa 5 miliardi di euro di fuel diventerebbe un aggravio potenziale dell’ordine di 100 milioni di euro l’anno. Numeri che Wilson e il gruppo non intendono assorbire né scaricare sul biglietto.
Il nodo tecnico: quella “gobba” vale il 2%? E se fosse 0,3%?
Sulle cifre del drag aerodinamico la polemica è rovente. Michael O’Leary, storico CEO di Ryanair, ha parlato con Reuters di un +2% di consumo dovuto al peso e alla resistenza dell’antenna, un impatto che su voli medi di circa 60 minuti è — dal suo punto di vista — antieconomico per una clientela che non vuole pagare il Wi‑Fi. Dall’altra parte, SpaceX replica con i numeri: per il responsabile ingegneria Michael Nicolls il pacchetto Starlink Aviation su un Boeing 737‑800 comporterebbe circa +0,3% di consumo, molto meno dei sistemi legacy. La verità probabilmente varia per aeromobile, profilo di volo, meteo, configurazione, ma la differenza tra 0,3% e 2% cambia radicalmente la redditività.
La tecnologia, intanto, corre: diversi produttori (per esempio ThinKom) pubblicano studi CFD che mostrano drag estremamente contenuti; e i retrofitting di ultima generazione promettono tempi di installazione più rapidi e pesi inferiori. United Airlines, per dire, dichiara installazioni Starlink in circa 8 ore sull’apparato, con fermo aeromobile di 4 giorni inclusi test e ripristini: un benchmark interessante per una flotta che vola turni serrati come quella di Ryanair.
Le schermaglie Musk‑O’Leary: dal “sei un idiota” al sondaggio “Compro Ryanair?”
Se sul piano tecnico i toni sono già accesi, su quello mediatico si è passati alle vie spettacolari. Dopo le dichiarazioni di O’Leary contro Starlink, Elon Musk ha rilanciato su X un sondaggio: “Devo comprare Ryanair?” — un’iperbole diventata trending, con centinaia di migliaia di voti e una maggioranza pro‑acquisto tra i suoi follower. La diatriba ha incluso botta e risposta poco lusinghieri e una chiosa provocatoria di Musk: rimettere una persona di nome “Ryan” ai vertici della compagnia. Oltre l’effetto‑show, però, c’è la realtà delle regole UE: un controllo da parte di un soggetto extraeuropeo su una compagnia aerea comunitaria incontra limiti stringenti di proprietà e controllo effettivo. Tradotto: un takeover diretto, anche con le disponibilità finanziarie del patron di Tesla e SpaceX, appare altamente improbabile.
L’Europa si muove: Lufthansa, ITA, SAS
Nel frattempo, la mappa del Wi‑Fi in volo cambia rapidamente. Il Gruppo Lufthansa ha annunciato l’adozione di Starlink su circa 850 aeromobili delle sue compagnie (da Lufthansa a SWISS, Austrian, Brussels, fino a ITA Airways ed Eurowings), con i primi voli equipaggiati attesi nella seconda metà del 2026 e un modello commerciale che prevede internet gratuito per status e Travel ID users. È un salto di scala europeo che alza l’asticella delle aspettative dei passeggeri, anche sul corto‑medio raggio. SAS ha comunicato l’avvio del rollout Starlink dalla fine del 2025, con Wi‑Fi gratuito per gli iscritti EuroBonus. Sul lungo raggio, Qatar Airways rivendica già decine di wide‑body equipaggiati, con velocità fino a 500 Mbps aereo e servizio gratuito.
Nel Regno Unito, il gruppo IAG ha annunciato un accordo per portare Starlink sulle flotte di British Airways, Iberia, Aer Lingus e Vueling, puntando a un’offerta gratuita e ad alta velocità. Negli Stati Uniti, la gara è altrettanto serrata: United ha iniziato i voli con Starlink a bordo su parte della flotta e spinge per la gratuità legata al programma MileagePlus; Delta e American hanno avviato modelli di Wi‑Fi gratuito per i membri fedeltà, mentre JetBlue — pioniera del free Wi‑Fi — ha scelto Amazon Kuiper come dorsale di nuova generazione a partire dal 2027. Per un vettore come Ryanair, leader del corto‑medio raggio europeo, l’aumento della connettività gratuita nello spazio competitivo rischia di trasformarsi da extra a standard atteso.
Quanti soldi ci sono in gioco: hardware, installazione, fermo aereo
I numeri non sono pubblici e variano per flotta, ma gli ordini di grandezza sono noti nel settore: l’installazione di sistemi satellitari può costare da 300.000 a oltre 1 milione di dollari per aereo per soluzioni tradizionali, mentre i kit di nuova generazione promettono costi inferiori, nell’ordine delle centinaia di migliaia per hardware più installazione e certificazioni. A questi va aggiunto il fermo tecnico (da 2 a 5 giorni) che, per una compagnia con turni intensi come Ryanair, ha un peso notevole in termini di ricavi persi. È qui che entrano le leve negoziali: sovvenzioni del fornitore, revenue sharing su pubblicità e marketplace, sponsorship, integrazioni con programmi fedeltà e pagamenti digitali a bordo.