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Un dossier per far volare Agrigento: cosa c'è nelle carte consegnate al MIT per il nuovo aeroporto

Un incontro romano accende i riflettori: ora la parola a ENAC e al Piano Nazionale degli Aeroporti. Cosa c’è davvero nel fascicolo, quali sono i prossimi passaggi, i numeri che contano e perché questa partita riguarda tutta la Sicilia centro-meridionale.

21 Gennaio 2026, 19:35

19:39

Un dossier in valigia per far volare Agrigento: consegnata al MIT la documentazione per il nuovo aeroporto

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Sulla scrivania del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti c'è una cartella con relazioni tecniche, schede economiche, mappe della Piana di Licata, analisi sullo spazio aereo, stime di domanda e scenari di sostenibilità. Il fascicolo è quello dell’ipotizzato aeroporto di Agrigento. A Roma si è svolto un incontro operativo e, alla fine, la documentazione è stata formalmente consegnata al MIT. Ora tutto passa al vaglio dell’ENAC, che dovrà esprimere il parere per l’eventuale inserimento nel Piano Nazionale degli Aeroporti. All’incontro ha preso parte il deputato agrigentino Calogero Pisano, insieme ai tecnici del Libero Consorzio comunale.

Nel merito, l’incontro al MIT è servito per acquisire gli elaborati aggiornati e definire la successiva istruttoria dell'ENAC. Per una grande opera, il passaggio dai tavoli politici alla valutazione tecnico-amministrativa è lo spartiacque tra le dichiarazioni d’intenti e la programmazione vera. Ed è quello che in queste ore sta avvenendo per Agrigento: il fascicolo, completato con gli approfondimenti richiesti, ora deve passare il vaglio dell'analisi di sicurezza, sostenibilità e coerenza di rete. Pisano ha parlato di “passi concreti”.

A questo punto entra in gioco ENAC, autorità che – per legge – valuta la compatibilità infrastrutturale, operativa e ambientale dei progetti aeroportuali, nonché la loro rispondenza al disegno di rete nazionale. È un filtro sostanziale: senza parere positivo e senza coerenza con il Piano Nazionale degli Aeroporti (PNA), l’opera non entra in programmazione e non accede alla stagione delle autorizzazioni e, più avanti, dei cantieri. In questi mesi ENAC ha definito i contorni del nuovo PNA al 2035, delineando un perimetro in cui tutti gli scali verrebbero classificati di “interesse nazionale” e indicando tra le aree di sviluppo anche gli aeroporti demaniali territoriali e la futura rete dei vertiporti per la mobilità aerea avanzata. È in quel quadro che verrà pesato anche il dossier agrigentino.

Sul fronte provinciale, l’ente titolare del procedimento è il Libero Consorzio comunale di Agrigento, oggi presieduto da Giuseppe Pendolino che ha previsto risorse per completare gli approfondimenti tecnici richiesti sullo studio di fattibilità dell’aeroporto nella Piana di Licata. Una delibera ha stanziato circa 200 mila euro proprio per rispondere ai “diktat” tecnici della fase istruttoria. 

Cosa c’è da approfondire tra MIT ed Enac

Gli atti ministeriali e i riscontri pubblici elencano una serie di richieste stringenti, a partire dalla verifica della domanda e degli impatti sull’equilibrio della rete siciliana. Tra i capitoli indicati: i costi di realizzazione (con benchmark aggiornati rispetto alla stima iniziale di circa 125 milioni di euro), la redditività attesa e la sostenibilità economico-finanziaria (quota pubblica/quota privata, PNRR escluso, trattandosi di nuova infrastruttura non prevista in origine), la compatibilità con lo spazio aereo e gli standard di sicurezza, la viabilità di accesso e le connessioni con il trasporto pubblico, la valutazione ambientale e i requisiti di sostenibilità energetica, in linea con il percorso di decarbonizzazione degli scali italiani.

La Piana di Licata

Sul sito proposto – la Piana di Licata – nei mesi scorsi è emerso un elemento non secondario: ENAC avrebbe riconosciuto l’“idoneità” di massima dell’area sotto i profili anemometrici e plano-altimetrici, chiedendo però ulteriori studi specialistici. Tradotto: il “dove” non è più il problema cruciale, lo diventano il “come” e il “quanto” in termini tecnici, finanziari e di rete. Proprio per produrre queste integrazioni, il Libero Consorzio ha predisposto nuovi incarichi e fondi, puntando a chiudere il cerchio istruttorio.

Obiettivo Piano degli Aeroporti 2026

Nel 2025 il nuovo PNA è entrato nella fase conclusiva presso il MIT, con l’obiettivo di definire una rete aggiornata al 2035. In quella cornice, l’inserimento dello scalo agrigentino non è scattato entro fine anno; l’auspicio – espresso pubblicamente da ordini professionali e amministratori – è che il 2026 possa essere l’anno del via libera ENAC sul progetto e, di conseguenza, dell’inclusione nel PNA. Da lì, il percorso autorizzativo e la progettazione definitiva/esecutiva richiederebbero alcuni anni: una stima prudente indica che la “prima pietra” non arriverebbe prima di circa 5 anni dall’effettiva inclusione nel Piano. È una timeline severa, ma realistica per un’infrastruttura del genere.

Ma serve davvero uno scalo? I numeri della domanda potenziale

Il nodo più dibattuto è la domanda. Oggi Agrigento si appoggia a tre aeroporti: Palermo–Punta Raisi (circa 154–170 km, poco meno di 3 ore in treno o bus), Catania–Fontanarossa (circa 160–168 km, tra 1h50 e 2h40 a seconda del mezzo), e Comiso (circa 115–120 km, intorno a 2 ore su gomma). Per il turismo, questa distanza è una frizione: non insormontabile, ma significativa per il corto-medio raggio. Per il business, pesa ancora di più. Un’infrastruttura di prossimità ridurrebbe l’attrito del viaggio e, in teoria, potrebbe distribuire meglio i flussi nella Sicilia centro-meridionale. Ma per ENAC e MIT non basta l’intuizione: occorrono serie temporali, modelli di scelta modale, scenari di crescita coerenti con il network degli scali esistenti.

Il Parco archeologico della Valle dei Templi continua a macinare numeri importanti: tra 2024 e 2025 i visitatori complessivi hanno sfiorato i 392–394 mila con una crescita dei paganti di circa +7.000 nell’ultimo anno rilevato; nel primo semestre 2024, gli ingressi hanno superato le 489.000 unità con incassi vicini ai 3,8 milioni di euro. Sono indicatori di una domanda culturale forte e anticiclica, che però da sola non giustifica un aeroporto: può però sostenere, insieme ad altri driver, la base di traffico stagionale e shoulder season, soprattutto se accompagnata da politiche di air service development realistiche.

Concorrenza o complementarità con gli altri scali?

Un punto sensibile dell’istruttoria riguarda l’impatto sugli scali esistenti. La Sicilia dispone di una rete aeroportuale articolata: Palermo e Catania sono hub regionali, Comiso e Trapani intercettano vocazioni territoriali diverse. Un eventuale scalo agrigentino dovrà dimostrare di non drenare in modo inefficiente traffico esistente, ma di creare nuova connettività o di specializzarsi su nicchie coerenti con la geografia della domanda. Nelle interlocuzioni pubbliche, una delle ipotesi citate dagli ordini professionali è quella di uno scalo “satellite” amministrativamente connesso a Punta Raisi, per razionalizzare governance e rotte. È una linea di discussione, non una decisione: comunque utile a ragionare in chiave di sistema, in sintonia con il nuovo PNA che tende a ridurre frammentazioni e a promuovere polarizzazioni funzionali.

Se e quando arriverà, un aeroporto nell’area agrigentina dovrà evitare due trappole: essere troppo piccolo per essere utile, troppo grande per essere sostenibile. Servono segmenti complementari: incoming culturale destagionalizzato, collegamenti point-to-point mirati (nazionali e poche rotte europee strategiche), qualche traffico VFR e, con cautela, una logistica leggera coerente con la domanda reale del territorio. Anche la connettività terrestre conta: senza una rete di bus rapida, un’intermodalità ferroviaria credibile e una viabilità d’accesso efficace, l’infrastruttura rischia di non esprimere i benefici attesi.