L'INCONTRO
SuperZes, Roma apre il rubinetto: 200 milioni in più per spingere gli investimenti in Sicilia?
Un vertice riservato nella Capitale tra il presidente Renato Schifani e il ministro Tommaso Foti riaccende i motori della SuperZes: obiettivo, massimizzare il credito d’imposta e chiudere il “buco” di copertura con risorse extraregionali
All’ora di pranzo, in un ufficio ministeriale affacciato su una Roma imbronciata di gennaio, un numero ha occupato tutto il tavolo: 200 milioni. Non una promessa di circostanza, ma l’ipotesi concreta — messa nero su bianco al termine di un confronto operativo — per sostenere la SuperZes siciliana. A discuterne, il presidente della Regione, Renato Schifani, e il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti. Sul piatto, la possibilità di utilizzare risorse “estranee” al bilancio regionale — i cosiddetti fondi extraregionali — per integrare gli stanziamenti statali e assicurare alle imprese il massimo del credito d’imposta previsto dalla ZES unica del Mezzogiorno. Il clima? Collaborativo e, per dirla con i protagonisti, di “grande sintonia”: una finestra politica che potrebbe trasformarsi in benzina per gli investimenti sull’Isola.
Un colloquio che cambia l’agenda
Al centro del colloquio romano c’è stato un punto operativo semplice nella sua ambizione: valutare l’impiego di circa 200 milioni di euro di fondi extraregionali per integrare la dote nazionale del credito d’imposta ZES e sostenere i progetti pronti a partire nell’Isola. L’orientamento emerso — riferiscono fonti regionali — è quello di verificare, già nelle prossime settimane, gli spazi di riallocazione nelle programmazioni in corso (dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione al FESR) per coprire la parte non finanziata delle agevolazioni e non disperdere la domanda di investimenti manifestata dalle imprese. Un passaggio non scontato, ma coerente con gli strumenti resi disponibili dalla riforma delle politiche di coesione negli ultimi due anni e con le finestre calendarizzate per l’utilizzo del bonus.
La cornice politica, insomma, c’è: collaborazione, apertura e un impegno a “massimizzare” il risultato per la Sicilia. È un segnale che pesa, considerando la tempistica serrata delle misure e l’affollamento nazionale di domande sul credito d’imposta.
SuperZes: cosa c’è davvero dietro la sigla
La SuperZes non è un nuovo contenitore astratto: è la scelta della Regione Siciliana di potenziare gli strumenti della ZES unica (istituita a livello nazionale con il “Decreto Sud” e resa pienamente operativa con i decreti attuativi) adattandoli alle specificità del territorio isolano. A dicembre 2025, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato una norma che introduce ulteriori semplificazioni amministrative, accelera le procedure autorizzative e aggiunge 10 milioni di euro al fondo regionale per il credito d’imposta, con l’impegno — una volta disponibili gli avanzi di amministrazione — ad aumentare gli stanziamenti per garantirne il pieno funzionamento. L’obiettivo dichiarato dal governo regionale: rendere la Sicilia un ambiente più favorevole agli investimenti, riducendo gli attriti burocratici e favorendo la cantierabilità degli interventi.
La logica è duplice: rafforzare la capacità attrattiva in un contesto competitivo (tra Campania, Puglia, Calabria e le altre regioni ZES); non lasciare scoperte le domande di agevolazione quando la dote statale non basta.
Il nodo della copertura: perché quei 200 milioni contano
I numeri dicono che la richiesta delle imprese in Sicilia è forte: secondo dati diffusi nel corso dell’ultimo anno, le istanze sul credito d’imposta ZES hanno superato nell’Isola gli 800 milioni di euro, con una quota di circa 210 milioni rimasta senza copertura dopo il riparto nazionale. È su questo “gap” che si innesta il lavorìo istituzionale per mettere in campo cofinanziamenti regionali/extraregionali. L’associazione degli industriali ha già chiesto esplicitamente un intervento aggiuntivo, segnalando il rischio di perdere investimenti pronti a generare occupazione e valore.
L’ipotesi discussa a Roma — utilizzare appunto circa 200 milioni di fonti extraregionali — è la risposta più rapida e tecnicamente percorribile per portare l’intensità d’aiuto al livello massimo consentito dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027 e per non lasciare progetti in graduatoria senza carburante finanziario.
ZES unica, come funziona il credito d’imposta nel 2025
Per capire perché la corsa alle coperture sia tanto urgente, serve ricordare come funziona il meccanismo nel 2025: il credito d’imposta ZES agevola gli investimenti iniziali in beni strumentali (macchinari, impianti, attrezzature), nonché terreni e immobili strumentali entro certi limiti, realizzati in Sicilia e nelle altre regioni ammissibili; la misura è stata prorogata e rifinanziata, con finestre di comunicazione all’Agenzia delle Entrate scandite tra il 31 marzo e il 30 maggio 2025 per prenotare il beneficio, e tra il 18 novembre e il 2 dicembre 2025 per attestare la realizzazione degli investimenti entro il 15 novembre 2025; sono fissati alcuni vincoli: importo minimo del progetto a 200.000 euro, tetti sull’intensità d’aiuto in base a dimensione d’impresa e area, e limite del 50% per la componente terreni/immobili rispetto al valore complessivo dell’investimento; l’aliquota base per regioni come la Sicilia è fissata — nei limiti della Carta degli aiuti — con maggiorazioni per piccole (+20 punti) e medie imprese (+10 punti) quando l’investimento non supera i 50 milioni di euro; il beneficio si utilizza in compensazione (modello F24), dopo che l’Agenzia definisce le percentuali effettive di fruizione rapportando il tetto di spesa alle richieste valide.
In parole povere: se le richieste superano lo stanziamento, la percentuale riconosciuta si abbassa; se si aggiungono fondi extraregionali, la percentuale effettiva cresce e più imprese riescono a coprire gli interventi senza “tagli” al beneficio.
Dalla regia nazionale alla sponda regionale
Sul piano nazionale, la cabina di regia dell’esecutivo ha messo a regime, tra 2024 e 2025, gli strumenti per l’operatività della ZES unica: dal decreto attuativo ministeriale alla definizione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, delle procedure di prenotazione e delle percentuali definitive di fruizione. Un percorso “a tappe forzate” che ha dato visibilità alle imprese e favorito un’onda di domande in tutti i territori del Sud.
La Sicilia, con la SuperZes, prova a fare un passo in più: rafforzare le semplificazioni e “agganciare” risorse ulteriori — FSC 2021-2027, POR FESR e altri canali — per stabilizzare il livello del credito d’imposta e ridurre gli effetti della “lotteria delle percentuali” quando la domanda supera la dote statale. È qui che l’incontro tra Schifani e Foti assume rilievo, perché sposta la discussione dal “se” al “come” e al “quando”.
Se la Regione sbloccherà davvero i 200 milioni di fondi extraregionali — e su questo il vertice romano apre una pista — le percentuali effettive di fruizione del credito potranno aumentare, mitigando il rischio di vedere il beneficio “raso” al ribasso per carenza di risorse.
