i dati del rapporto di terna
Rinnovabili, a fine 2025 la Sicilia “impenna” e raggiunge gli obiettivi fissati dal ministero
Sicilia quasi al traguardo rinnovabili 2025: 2.759 MW installati con un boom fotovoltaico (+925 MW), ma la rete incompleta costringe a importazioni, esportazioni verso Malta e prezzi all'ingrosso ancora elevati
A sorpresa, e sfatando i puntuali allarmi di Legambiente sui ritardi nel campo delle energie rinnovabili, la Sicilia a fine 2025 ha dato un colpo di reni e ha raggiunto gli obiettivi imposti dal decreto Aree idonee quanto a nuova potenza installata di impianti energetici da sole e vento. Secondo il Rapporto mensile stilato da Terna, la società guidata da Giuseppina Di Foggia che gestisce la rete nazionale di trasmissione dell’elettricità, l’Isola il mese scorso ha registrato 2.759 MW di nuova potenza installata dal 2021 ad oggi, a fronte di un obiettivo fissato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica di 2.764 MW. Quindi il gap si è ridotto ad appena 5 MW, che si potranno facilmente recuperare quest’anno. Terna fa osservare con molta enfasi che la Sicilia nel 2025 è stata protagonista del maggiore incremento di nuovi impianti fotovoltaici, pari a +925 MW. E questo tocca particolarmente l’orgoglio di Terna, sia perché nella regione sono ataviche le criticità legate alle opposizioni locali e alla scarsa disponibilità di cabine primarie, fattori che rallentano la realizzazione e l’allaccio dei nuovi impianti alla rete; sia perché qui la società sta costruendo “l’autostrada elettrica sottomarina”, fra l’“Elmed” e il “Tyrrhenian Link” che, collegando il Nord-Africa alla Sicilia e, da qui, a Campania e Sardegna, consentirà di esportare verso il Nord Europa enormi flussi di energia “green”.
Intanto, dobbiamo “accontentarci” della situazione attuale, nella quale le rinnovabili producono per il consumo interno regionale e non possono coprire ancora tutto il fabbisogno perché la rete a 380 kV non è completa, lo sarà con l’ultimazione dell’elettrodotto “Chiaramonte Gulfi-Ciminna”. Così il bilancio annuale, che vede i consumi di famiglie e imprese siciliane fermarsi a 18.738 GWh, in calo di 114 GWh (-0,6%), riferisce che circa un terzo del fabbisogno, pari a 5,1 TWh, è stato soddisfatto importando energia eolica dalla Calabria attraverso il cavidotto sottomarino “Sorgente-Rizziconi”; energia che paghiamo mentre, paradossalmente, c’è un surplus di energia rinnovabile prodotta in Sicilia occidentale che, non potendo essere assorbito dalla rete locale, è stato esportato verso Malta, per una quantità di 1,03 TWh. La differenza tra la produzione rinnovabile (a dicembre, a livello nazionale, appena il 27,5%) e la richiesta di energia viene coperta dalle centrali termoelettriche, costose e inquinanti.
Ma l’insieme di queste situazioni crea in Sicilia un ulteriore paradosso, ossia l’elevato costo dell’elettricità all’ingrosso, che si mantiene ancora tale nonostante a dicembre il prezzo del gas sia calato del 10% a 27 euro a MWh. Così il prezzo medio in Sicilia è risalito a 115 euro a MWh, pari alla media nazionale.