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Il personaggio

Dall’Etna alla Silicon Valley e poi il ritorno, «L’arte di arrangiarsi valore di noi siciliani»

Antonio Sciuto, un manager che ha scalato le vette delle più grandi multinazionali del mondo e che oggi ha deciso di tornare e investire in una sfida tutta italiana: Elai

23 Gennaio 2026, 10:53

25 Gennaio 2026, 22:39

Dall’Etna alla Silicon Valley e poi il ritorno, «L’arte di arrangiarsi valore di noi siciliani»

I campi di calcio polverosi della Promozione siciliana sono collegati ai grattacieli di San Francisco. Lo dice la storia di Antonio Sciuto, un manager che ha scalato le vette delle più grandi multinazionali del mondo e che oggi ha deciso di tornare e investire in una sfida tutta italiana: Elai.

La sua vicenda personale inizia sotto l’Etna, a San Giovanni La Punta, vicino Catania. Figlio di una famiglia di imprenditori, cresce tra i banchi del Leonardo da Vinci e gli spogliatoi dell'Aquila Puntese. È qui, in quel contrasto tra l'ambiente scolastico elitario e la realtà ruvida del calcio di provincia, che impara la sua prima lezione di management: la resilienza. «Imparare ad arrangiarsi in ogni contesto è un grandissimo valore della Sicilia», racconta.

Poi la Bocconi a Milano e dopo la laurea, giovanissimo, a gestire venditori con il quadruplo della sua esperienza in Campania. «La leadership non si impone, ma si conquista prendendosi cura delle persone», racconta.

La sua carriera è una corsa. Dopo aver gestito business da 5 miliardi per Nestlé e aver guidato la trasformazione digitale come advisor strategico in Salesforce (vedendo l'azienda passare da 10 a 30 miliardi di fatturato), nel 2021 Antonio sente il richiamo delle radici. «Non è un ritiro, ma un desiderio di restituzione dell’esperienza ai talenti italiani».

Frase sentita più volte, ma i fatti dimostrano che nel caso di Sciuto è tutto vero: incrocia Lorenzo Luce, un giovane talento dell'informatica che a 25 anni aveva già fondato un'azienda e collaborato con il G7 per l'intelligenza artificiale. Sciuto si trova davanti non a una semplice idea, ma «a una tecnologia matura, capace di risolvere uno dei problemi più complessi del business moderno: la scalabilità dell'Intelligenza Artificiale predittiva».

E spiega: «Il 95% dei progetti di AI generativa oggi non crea valore reale per le aziende». Mentre il mondo si lascia affascinare dai chatbot che scrivono poesie e rispondono in modo empatico a persone sole, il vero valore per le imprese, e lo dimostrano i dati, risiede nella capacità di prevedere il futuro: stimare le vendite, ottimizzare gli stock, liberare cash flow. Fino a ieri, costruire modelli predittivi «richiedeva team di data scientist, mesi di lavoro e budget enormi. Elai pulisce i dati, integra fonti disperse, arricchisce le informazioni e costruisce modelli complessi in poche ore. Anzi meno: ho visto creare in 35 minuti un modello per una multinazionale», sottolinea Sciuto.

Di fronte a questa tecnologia, la reazione dell'ex executive di Salesforce è stata immediata: «Se fate quello che dite, vengo a lavorare per voi». E così è stato. Non si è limitato a entrare come CeO; ha creato un veicolo di investimento, AI Acceleration, coinvolgendo executive internazionali per finanziarne la crescita. Oggi Elai ha una valutazione post-money di 18 milioni di euro, conta clienti del calibro di Intesa San Paolo ed Edison, e si prepara allo sbarco negli Stati Uniti con l'apertura di una sede in Nord America.

Ma per chi è partito con una visione manageriale basata sul rapporto umano, investire sull'AI non è un paradosso: «Non sostituisce l'uomo, ma ne potenzia le capacità. Garbage in, garbage out», ricorda. Il successo riscosso da poco al CES di Las Vegas serve a confermare questa visione.