14 febbraio 2026 - Aggiornato alle 19:52
×

IL SALVATAGGIO

Banca Progetto, l’operazione che ribalta il tavolo: 750 milioni per azzerare Oaktree e passare il testimone alle “big five”

Il Fondo Interbancario e cinque grandi gruppi bancari in campo per ricapitalizzare l’istituto in amministrazione straordinaria dopo l’indagine sui prestiti “facili”

29 Gennaio 2026, 19:19

Banca Progetto, l’operazione che ribalta il tavolo: 750 milioni per azzerare Oaktree e passare il testimone alle “big five”

Seguici su

Una porta a vetri che si apre su una filiale silenziosa, il display dei numerini che scorre tra due anziani in attesa e una giovane imprenditrice con la cartellina in mano. Fuori, un’edicola con il titolo del giorno: “Salvataggio da 750 milioni per Banca Progetto”. Dentro, l’ordinario di sempre. È l’immagine della distanza tra la cronaca finanziaria e la vita dei correntisti: mentre gli sportelli continuano a operare, dietro le quinte si consuma una delle operazioni più complesse di “messa in sicurezza” del sistema bancario italiano degli ultimi anni, innescata da un’indagine su prestiti con garanzie pubbliche concessi con troppa disinvoltura, anche a imprenditori vicini alla ’ndrangheta.

Che cosa succede a Banca Progetto

L’architrave dell’operazione è semplice solo in apparenza. Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) sottoscriverà un aumento di capitale da 750 milioni di euro, destinato a ricapitalizzare integralmente Banca Progetto — oggi in amministrazione straordinaria — e a “azzerare” l’attuale socio di controllo legato a Oaktree. Subito dopo, il capitale così ricostituito verrà trasferito a un veicolo partecipato in modo paritetico da cinque grandi banche: Intesa Sanpaolo, UniCredit, BPER Banca, Banco BPM e Monte dei Paschi di Siena. Il FITD manterrà una quota residuale “non superiore al 9,9%”, fungendo da stabilizzatore nella fase di transizione. L’investimento complessivo delle cinque banche per rilevare la partecipazione dal FITD, tramite la società-ponte, è indicato in 40 milioni. Le parti puntano a completare i passaggi autorizzativi entro marzo 2026. Queste sono, in sintesi, le coordinate ufficiali dell’intesa, rese note il 28 gennaio 2026.

Dietro l’ossatura finanziaria, c’è una componente industriale cruciale: il derisking degli attivi di Banca Progetto. Il FITD e le cinque banche si sono impegnati a un percorso congiunto di pulizia del portafoglio crediti, con rilascio di garanzie da parte del Fondo per attenuare l’impatto del processo di risanamento. Le risorse attingeranno alla dotazione ordinaria del FITD, alimentata dai contributi delle banche consorziate. Obiettivo dichiarato: dotare l’istituto dei mezzi patrimoniali necessari per tornare a una sana e prudente gestione, salvaguardando i depositanti senza ricorso a fondi pubblici.

Il contesto: dalle indagini alla vigilanza rafforzata

L’operazione si innesta su un filone giudiziario e regolamentare che ha segnato la traiettoria recente di Banca Progetto. Il 24 ottobre 2024 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria dell’istituto: secondo gli inquirenti, la banca avrebbe concesso finanziamenti assistiti da garanzie statali — quelle del Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi gestito da Mediocredito Centrale (MCC) — anche a società riconducibili a soggetti nell’orbita della ’ndrangheta, per “oltre 10 milioni di euro”. Si trattava di linee nate per sostenere l’economia durante l’emergenza Covid-19 e in scia allo shock dell’aggressione russa all’Ucraina. Le carte degli inquirenti parlavano di elusione dei principi antiriciclaggio e di beneficiari dentro dinamiche criminali.

Il quadro aveva subito riverberi anche sul piano della supervisione. Il 21 marzo 2025, la Banca d’Italia ha disposto l’amministrazione straordinaria di Banca Progetto, sciogliendo gli organi con funzioni di amministrazione e controllo e nominando come Commissari straordinari l’avvocata Livia Casale e il dottor Lodovico Mazzolin, con un Comitato di Sorveglianza composto da Domenico Posca, Nicola Marotta e Francesco De Santis. Contestualmente, la banca ha continuato a operare, con la promessa di rafforzare i presidi interni e allinearsi ai requisiti di sana gestione.

Un punto da sottolineare: l’amministrazione giudiziaria è stata in seguito revocata il 24 luglio 2025, dopo che il Tribunale ha riconosciuto i progressi compiuti dall’istituto nella mitigazione dei rischi e nell’adeguamento dei controlli. Resta però l’amministrazione straordinaria disposta dalla vigilanza, che è tuttora il quadro entro cui si muove il piano di risanamento.

Le leve dell’operazione: capitale, veicolo e garanzie

Nel dettaglio, il FITD sottoscriverà 750 milioni di nuovo capitale, parte dei quali versati anche “in anticipo” in conto futuro aumento, per accelerare la messa in sicurezza patrimoniale. La seconda leva è il veicolo paritetico che riunisce Intesa Sanpaolo, UniCredit, BPER Banca, Banco BPM e MPS: sarà questo soggetto a rilevare dal FITD, a fronte di 40 milioni, la quota di capitale sottoscritta dal Fondo, lasciandogli in capo una partecipazione fino al 9,9%. Tale architettura riflette due obiettivi: condividere il rischio del rilancio tra attori con capacità di gestione e controllo e mettere in atto una governance transitoria in grado di traghettare la banca verso un assetto stabile. I tempi sono scanditi dalla necessità di ottenere le autorizzazioni dell’Autorità di vigilanza e il via libera dell’assemblea. La “finestra naturale” indicata è quella di marzo 2026.

Il capitolo derisking è l’altro pilastro. La cessione o la ristrutturazione degli attivi deteriorati sarà accompagnata da garanzie del FITD, in modo da limitare l’assorbimento di capitale nella fase di pulizia e rendere sostenibile la ricomposizione del portafoglio. È un meccanismo già visto in altri interventi di sistema, che scarica sul comparto bancario — e non sul contribuente — l’onere della stabilizzazione, sfruttando la mutualità del Fondo.

Che cosa significa per depositanti, clienti e sistema

Per i depositanti, l’effetto immediato è la tutela: l’architettura dell’operazione è costruita proprio per evitare shock sulla liquidità e sulla continuità operativa. La banca ha mantenuto piena operatività durante le varie fasi, e i comunicati hanno ribadito il messaggio di continuità.

Per i clienti imprese, il nodo è la qualità del portafoglio crediti residuo: il derisking orienterà le politiche di erogazione e pricing nei prossimi trimestri. La presenza di cinque grandi gruppi nel veicolo è, in prospettiva, un fattore di rafforzamento dell’offerta e dei processi, ma implica anche una probabile selettività maggiore su target, garanzie e covenant, almeno nella fase di stabilizzazione.

Oaktree, i precedenti e le incertezze residue

Il piano prevede che l’intervento azzeri di fatto la posizione dell’azionista riconducibile a Oaktree. Nei mesi precedenti alla crisi, erano circolate ipotesi di cessione dell’istituto a nuovi investitori; la vicenda giudiziaria e poi l’amministrazione straordinaria hanno però cambiato radicalmente lo scenario. Giova ricordare, con la dovuta prudenza, che tra 2024 e 2025 diverse ricostruzioni di stampa internazionali avevano riportato dossier di dismissione in fase avanzata, poi superati dagli eventi. In ogni caso, con l’operazione attuale, la “catena di controllo” si ridisegna: FITD come sottoscrittore, veicolo paritetico delle big five come nuovo baricentro, governance commissariale fino a chiusura del derisking e consolidamento dei presidi.

Un passaggio di sistema, non un semplice “salvataggio”

Nell’immaginario collettivo italiano, la parola “salvataggio” evoca spesso automatismi: soldi pubblici, bail-out, ricadute sul contribuente. Qui la dinamica è diversa: il Fondo Interbancario, alimentato dalle banche, assorbe l’urto iniziale; la gestione del rischio viene condivisa da cinque campioni nazionali attraverso un veicolo dedicato; l’esito atteso è una soluzione di mercato che preservi la continuità dell’operatività e, al tempo stesso, imponga standard più elevati su antiriciclaggio, concessione del credito e controlli interni. In una fase in cui l’Italia deve ancora valorizzare gli strumenti di garanzia pubblica come volano per gli investimenti, il caso Banca Progetto rappresenta un monito e, insieme, un laboratorio: la filiera delle garanzie funziona solo se chi eroga conosce davvero chi ha davanti, e se gli incentivi — economici e reputazionali — premiano la qualità, non la quantità.

Il messaggio per i lettori è pragmatico: nonostante il clamore, il sistema ha costruito un paracadute interno. Non è indolore, non è semplice, ma è la rotta che tiene insieme tutela dei depositi, responsabilità degli operatori e tenuta del credito alle PMI. L’ultimo miglio, quello da qui a marzo 2026, dirà se l’architettura reggerà alla prova dei fatti.