30 gennaio 2026 - Aggiornato alle 01:34
×

tecnologia

Ricondizionati, l’onda lunga: perché lo smartphone “secondo giro” è in cima alle preferenze (e come scegliere bene)

Il mercato “second life” corre e cambia il modo in cui compriamo tecnologia. Ecco dati, trend e consigli pratici per non sbagliare acquisto

29 Gennaio 2026, 23:03

“Scudo Italia”, l’app bolognese che ha scalato le classifiche: perché oggi lo stop alle telefonate spam è (finalmente) più vicino

Una scatola neutra, niente fronzoli. Dentro, un iPhone che “sembra nuovo”, batteria appena sostituita, garanzia di 12 mesi, certificato di cancellazione dati e un prezzo inferiore di oltre il 40% rispetto al listino. Questa scena, sempre più comune nelle case italiane, racconta meglio di tante statistiche l’ascesa degli smartphone ricondizionati: un fenomeno che ha smesso di essere nicchia per diventare una scelta consapevole, spinta da inflazione, attenzione ambientale e dal fatto – scomodo per chi vende il nuovo – che ormai le differenze tra generazioni successive di telefoni sono spesso incrementali. Nel 2024 il mercato globale del “refurb” è cresciuto intorno al 5%, con Apple che ha consolidato la propria leadership arrivando a circa il 56% del settore second-hand, complice l’altissima tenuta del valore dei suoi modelli e i programmi di permuta. La quota dei device 5G nel ricondizionato è salita rapidamente e in alcune rilevazioni ha superato il 40% dei volumi, segno che il “secondo giro” non è più sinonimo di tecnologia datata.

Un mercato che matura: meno hype, più valore d’uso

Dopo due anni difficili per il nuovo, il mercato smartphone è tornato a crescere nel 2024 (tra il +4% e il +6% su base annua secondo i principali analisti). Ma la ripresa non cancella un fatto: cicli di sostituzione più lunghi e concorrenza dell’usato stanno ridisegnando le scelte dei consumatori. Counterpoint Research rileva che l’interesse per funzionalità come IA generativa e fotocamere evolute spinge il top di gamma, mentre la “fame” di novità cala nelle fasce intermedie; qui il ricondizionato intercetta chi vuole qualità a prezzo più accessibile. In parallelo, IDC nota che il rimbalzo delle spedizioni nel 2024 convive con un rallentamento strutturale atteso dal 2025 in avanti: più che rincorrere il nuovo, molti utenti preferiscono tenere il telefono più a lungo o comprarlo “di seconda mano”.

L’effetto-regole: etichette UE su riparabilità e “diritto alla riparazione”

Dal 20 giugno 2025 in Unione europea arrivano le nuove etichette obbligatorie su smartphone e tablet con indicatori di durabilità, cicli di ricarica della batteria, resistenza e riparabilità, affiancate da requisiti minimi (“ecodesign”) su robustezza, aggiornamenti software e disponibilità dei ricambi. È un cambio di passo culturale e industriale: standard comuni, informazioni comparabili e più responsabilità per i produttori. In parallelo, il Parlamento europeo ha approvato la direttiva sul “diritto alla riparazione”: riparazioni più semplici e convenienti, estensione di un anno della garanzia legale dopo la riparazione in garanzia e possibilità, se l’aggiustaggio non è possibile, di optare per un ricondizionato. Il risultato atteso: cicli di vita più lunghi e un boost ulteriore al mercato second-life.

Un impatto ambientale che non si può ignorare

Sul fronte della sostenibilità, i numeri sono la parte più convincente. Secondo studi commissionati da ADEME (l’Agenzia francese per la transizione ecologica), l’acquisto di uno smartphone ricondizionato riduce l’impatto ambientale annuale tra il 64% e l’87% rispetto a un nuovo, a seconda degli indicatori e delle pratiche di re-manufacturing. Altri lavori evidenziano risparmi di 23 kg di CO₂ l’anno e l’evitamento di 82 kg di materie prime per singolo dispositivo, soprattutto quando la seconda vita si protrae nel tempo. La logica è semplice: gran parte dell’impronta di un telefono sta nella fase di produzione; estendere l’uso o riutilizzare un apparecchio evita di produrne un altro.

Il tutto si inserisce in un quadro di e-waste in crescita: nel 2022 il mondo ha generato 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, ma solo il 22% è stato riciclato correttamente. Spingere su riuso e riparazione è dunque una delle leve più efficaci per ridurre la pressione ambientale del digitale.

Chi guida il ricondizionato: il caso Apple (e non solo)

Nell’usato di qualità la supremazia di Apple è netta: iPhone tiene il prezzo meglio degli equivalenti Android e crea valore di permuta che alimenta l’offerta ricondizionata. Nel 2024 la quota di iPhone nella “seconda vita” è salita intorno al 56%, trainata da serie come iPhone 11 e iPhone 12, ancora appetibili per prestazioni e aggiornamenti. Al tempo stesso cresce la presenza di modelli 5G e di flagship Android (serie Galaxy S), con un progressivo aumento del prezzo medio dei telefoni usati “premium”.

Italia: risparmio, qualità e fiducia negli specialisti

Nel nostro Paese il ricondizionato ha fatto un salto culturale: pesa il risparmio (tipicamente tra -30% e -60% rispetto al nuovo), ma contano sempre più la possibilità di accedere a un top di gamma e la consapevolezza ecologica. Indagini su base nazionale segnano una crescita dell’interesse per smartphone e accessori, con gli italiani che usano comparatori di prezzo, attendono settimane “calde” come il Black Friday e valorizzano la garanzia offerta dai player specializzati. Le piattaforme dedicate – tra cui Back Market – evidenziano prezzi più bassi sui modelli di generazioni recenti e forniscono indicatori trasparenti su grado estetico, stato batteria, resi e assistenza.

Non solo prezzo: come si misura la qualità di un “refurb”

Nell’ecosistema ricondizionato, la qualità non è uno slogan ma un processo. I passaggi chiave che dovreste pretendere (e verificare) sono: Diagnostica completa e riparazioni documentate con componenti conformi, più sostituzione della batteria quando sotto soglia. In Europa, le nuove etichette dal 2025 mostreranno anche la resistenza e i cicli di ricarica supportati. Cancellazione sicura dei dati secondo standard riconosciuti (ad esempio NIST 800-88 o IEEE 2883), con certificato di avvenuta bonifica rilasciato dal laboratorio o dalla piattaforma. Strumenti di erasure certificati – come quelli di Blancco – sono ormai una best practice del settore e aiutano i refurbisher a rispettare gli standard R2v3Garanzia chiara (spesso 12 mesi), residuo di supporto software adeguato e indicazioni trasparenti sul grado estetico (A/B/C). Le nuove regole UE impongono anche tempi certi per la fornitura di ricambi e la disponibilità degli aggiornamenti OS.

Cosa guardare, concretamente, prima di acquistare

Per trasformare il risparmio in un buon affare, ecco un vademecum operativo: Batteria e cicli: verificate lo stato batteria e, se possibile, il numero di cicli; chiedete se è stata sostituita con ricambio conforme. Le etichette UE aiuteranno a capire la resistenza a almeno 800 cicli con ≥80% di capacità residua. IMEI e provenienza: controllate l’IMEI sul dispositivo e chiedete la documentazione di provenienza legittima. Gli operatori seri effettuano controlli anti-frode e “blacklist”. Aggiornamenti: valutate quanti anni di update di sistema e sicurezza restano. Un flagship di due generazioni fa può ricevere patch per altri 2-3 anni, variabili per brand. Rete e bande: per chi viaggia o usa MVNO, verificate compatibilità 5G/VoLTE e bande LTE usate in Italia e in Europa. Grado estetico e resi: verificate foto reali e politica di reso (almeno 14-30 giorni). Nel dubbio, preferite venditori con R2v3 o certificazioni equivalenti sui processi. Prezzo giusto: confrontate su più piattaforme e tenete d’occhio i periodi promozionali: in Italia, i cellulari sono tra i prodotti più monitorati per il Black Friday, con uno “sconto desiderato” medio intorno al -17/20%.

Seguici su