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LA FRANA

Niscemi, la Svimez: «Serve un cambio di paradigma per superare l'emergenza». E spiega come usare subito 1,2 miliardi di fondi Fs

L'associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno indica la strada per affrontare la crisi: abbandonare la logica dell'emergenza e investire nella prevenzione strutturale.

30 Gennaio 2026, 16:27

Niscemi, la Svimez: «Serve un cambio di paradigma per superare l'emergenza». E spiega come usare subito 1,2 miliardi di fondi Fs

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Dopo la frana che ha colpito Niscemi – un evento dalle dimensioni paragonabili, secondo la Svimez, a quella del Vajont – l'associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno indica la strada per affrontare la crisi: abbandonare la logica dell'emergenza e investire nella prevenzione strutturale.

Le risorse ci sono, manca il coordinamento

La Svimez è chiara: il problema non è la scarsità di fondi. "I ritardi nella realizzazione di interventi strutturali di prevenzione al dissesto idrogeologico non sono imputabili principalmente alla mancità di risorse", si legge nell'analisi. A Niscemi, come in molti altri territori, le risorse sono state stanziate ripetutamente. Il nodo critico è altrove: "La frammentazione amministrativa rallenta programmazione e messa in opera".

Negli ultimi due anni la spesa per i rischi naturali è raddoppiata, eppure solo una parte degli interventi si concretizza. Pesano "la mancanza di visione di lungo periodo e la difficoltà di coordinamento tra enti", spiega l'associazione.

La proposta: mobilitare subito il Fondo sviluppo e coesione

Per finanziare gli interventi a Niscemi, la Svimez indica una strada precisa: "Bisogna passare in tempi brevi alla definizione di un programma, facendo leva sulle risorse disponibili". In particolare, il Fondo sviluppo e coesione della Regione siciliana destina 1,2 miliardi di euro alle misure per "rischi e adattamento climatico", da impegnare entro il 2029 nell'ambito dell'accordo sottoscritto con il governo.

"Occorre una decisa accelerazione dei tempi di attuazione, a partire dalle aree colpite dagli eventi più recenti", sottolinea l'associazione. Fondamentale, inoltre, "il pieno coinvolgimento dei Comuni interessati, valorizzandone il ruolo nell'individuazione delle priorità, nell'attuazione e nel monitoraggio degli interventi".

L'emergenza non basta più

Le istituzioni hanno attivato prime misure straordinarie: sospensione di tributi e mutui, stanziamento di fondi per la mitigazione. "L'obiettivo primario della politica e di tutta la cittadinanza dovrebbe essere tuttavia la messa in sicurezza del territorio nisseno e regionale", ammonisce la Svimez. "Senza questo cambio di paradigma, il rischio è che eventi come quello di Niscemi continuino a ripetersi, trasformando fragilità note in crisi sociali ed economiche sempre più gravi".

Per questo "è necessario un salto di scala nell'azione pubblica". In primo luogo, il governo nazionale deve "farsi carico dell'emergenza, assicurando risorse adeguate e tempestive per il sostegno alle popolazioni colpite, per il ripristino delle condizioni minime di sicurezza e per evitare ripercussioni economiche durature". A seguire, in tempi brevissimi, gli interventi strutturali.

Il quadro: clima, geologia e inadeguatezza delle politiche

Il caso di Niscemi si inserisce in un contesto più ampio e preoccupante. "La combinazione tra suoli instabili, urbanizzazione in aree a rischio e intensificazione delle precipitazioni estreme costituisce oggi uno dei principali moltiplicatori del dissesto idrogeologico nel Paese", osserva la Svimez. Niscemi si trova "all'intersezione tra cambiamento climatico, fragilità geologica storica e debolezza delle politiche di prevenzione".

Esistono strumenti utili per la pianificazione: la piattaforma IdroGEO dell'Ispra, che visualizza mappe e dati aggiornati sul dissesto, e il sistema ReNDiS, che raccoglie informazioni tecniche e amministrative sugli interventi finanziati. Ma servono visione, coordinamento e volontà politica per trasformare le conoscenze in azioni concrete.

Solo così si potrà proteggere un territorio sempre più vulnerabile e restituire sicurezza alle comunità che lo abitano.