gli scenari
Oro e argento in caduta libera: cosa c’è davvero dietro lo schianto che ha gelato i mercati
La corsa parabolica dei metalli preziosi si è capovolta in poche ore: la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve ricalibra le attese sui tassi, il dollaro si rafforza e la leva nei futures si sgonfia di colpo
La seduta di venerdì si apre con l’oro che buca la soglia psicologica dei 5.000 dollari e l’argento che scivola sotto i 100. In pochi minuti, l’andamento di gennaio – una salita quasi verticale – si ribalta. Nel flusso dei terminal, un titolo domina gli altri: il presidente Donald Trump annuncia la nomina di Kevin Warsh a nuovo presidente della Fed. La narrativa cambia all’istante: meno probabilità di tagli aggressivi, dollaro più forte, prese di profitto che diventano vendite forzate. Risultato: l’oro arretra di circa -7% tornando sotto 5.000 dollari l’oncia, l’argento scivola di circa -17% sotto 100 dollari. Alcune misure di mercato mostrano movimenti intraday anche più estremi, a segnalare una seduta che resterà nei manuali.
Un ribaltamento in tre atti: nomina, dollaro, deleveraging
Il primo atto è politico-monetario. Con l’annuncio del 30 gennaio 2026, la Casa Bianca sposta l’asse delle aspettative: Warsh, ex governatore della Fed con reputazione di “falco” nella crisi 2008-11, viene percepito dai desk come profilo potenzialmente meno incline a tagli rapidi e generalizzati dei tassi. Il messaggio per i metalli – asset non remunerativi – è immediato: se i tassi “reali” restano più alti del previsto, il “costo-opportunità” di detenere oro e argento cresce. Da qui il primo impulso ribassista.
Secondo atto: il dollaro. Allo shock di aspettative sui tassi si somma un apprezzamento dell’indice DXY che rende i metalli, prezzati in dollari, più costosi per i compratori non statunitensi. È un meccanismo classico in ogni ciclo di rialzo del biglietto verde e in questa fase ha amplificato l’onda di vendita.
Terzo atto: la leva. Dopo settimane di rally, la posizione media sul comparto era diventata pesante. Sui futures di CME Group si sono visti volumi record, mentre gli aggiornamenti di margine – in un contesto di volatilità storica – hanno contribuito a innescare chiusure forzate e un effetto “cascata”. Non c’è nulla di misterioso: quando i prezzi rompono supporti tecnici in un mercato sovraffollato, gli stop-loss e gli algoritmi fanno il resto.
Quanto è sceso davvero: i numeri della seduta
Le percentuali variano a seconda degli orari e delle basi di confronto (spot vs futures). Le serie più seguite riportano per la giornata del 30 gennaio 2026: oro in calo tra -6% e oltre -10% con minimi intraday anche sotto 4.800-4.900 dollari; argento in flessione tra -14% e oltre -25%, con momenti sotto 100 dollari e, in alcuni scambi, scivolamenti fino in area 80. È la fotografia di un “air pocket” dopo nuovi massimi storici toccati a inizio settimana. Il messaggio è univoco: la volatilità si è alzata di un gradino.
Chi è Kevin Warsh e perché i mercati lo leggono così
Per comprendere il movimento serve ripercorrere il profilo di Kevin Warsh. Avvocato di formazione, consigliere alla Casa Bianca nei primi anni 2000, nominato governatore Fed nel 2006 (il più giovane di sempre), fu figura-ponte con Wall Street durante la Grande Crisi. Negli anni successivi ha firmato analisi critiche sul rischio di “mission creep” della banca centrale e riflessioni sull’architettura della politica monetaria moderna. È percepito come un sostenitore della disciplina anti-inflazionistica, ma negli ultimi mesi aveva mostrato aperture a tagli selettivi per sostenere l’economia, in linea con priorità politiche dell’attuale amministrazione. Un profilo quindi più sfumato di quanto la caricatura “falco vs colomba” lasci intendere – ma abbastanza per ritarare in corsa i modelli degli operatori.
Sul piano procedurale, la sua nomina dovrà passare dal Senato e il percorso non appare completamente lineare, anche perché sullo sfondo pesa il dossier sull’uscente Jerome Powell e il tema, sempre sensibile, dell’indipendenza della Fed. Anche questa incertezza istituzionale contribuisce alla volatilità di breve.
Perché i metalli odiano i tassi ma amano l’inflazione
Quando i rendimenti “reali” salgono, l’oro – che non paga cedole – diventa relativamente meno attraente. È il motivo per cui i cicli di irrigidimento della Fed in genere frenano le quotazioni. L’argento è un “ibrido”: metallo prezioso ma anche industriale. Perciò è più volatile. In fasi di euforia, corre più dell’oro; quando arriva la resa dei conti, scende più velocemente. Nelle ultime settimane la narrativa “argento-elettrificazione” (dalla domanda di fotovoltaico a quella dell’AI-hardware) ha attirato flussi, ma in un contesto di leva elevata la marcia indietro è stata brutale. La dinamica dei cambi amplifica: un dollaro più forte tende a comprimere i prezzi in dollari dei metalli a parità di domanda globale.
Cosa cambia davvero con Warsh alla Fed?
Al netto degli eccessi di giornata, il tema centrale è di “regime”. Con Warsh alla guida della Federal Reserve, il mercato tende ad attribuire più peso a: una traiettoria dei tassi più “pragmatica” e meno dipendente dai desiderata politici del momento; un’attenzione rinnovata a inflazione e stabilità finanziaria; una maggiore sensibilità agli effetti collaterali di bilancio (QT, dimensione del balance sheet).
Detto questo, diverse case di ricerca sottolineano che Warsh non è un “falco assoluto”: le sue posizioni recenti indicano apertura a tagli se le condizioni lo richiederanno. Il messaggio è: la curva delle attese si sposta, ma non necessariamente verso una stretta prolungata; più verosimile un percorso di riduzioni “graduate”, compatibili con il rientro dell’inflazione ma non a ogni costo. Per l’oro, significa volatilità più che direzione univoca.
Scenari a 3-6 mesi: tre piste possibili
Base case: “tagli prudenti, volatilità elevata”Con Warsh al timone, la Fed potrebbe mantenere impostazione prudente, procedendo con tagli graduali solo se i dati lo consentono. L’oro troverebbe una nuova fascia di equilibrio tra 4.700-5.200, l’argento tra 90-115, in oscillazione con il ciclo macro e la forza del dollaro. Rischi: sorprese inflazionistiche o nuove strette globali. Rischio ribassista: “dollaro king, real yield su”Se i rendimenti reali risalissero in scia a dati macro più forti e una Fed più “dura” delle attese, l’oro potrebbe testare area <4.700 e l’argento scendere stabilmente sotto 90. Rischio rialzista: “shock geopolitico, dati deboli, Fed più morbida”Eventi esogeni o sorprese negative sui dati USA potrebbero riportare rapidamente domanda di rifugio e prezzi verso i picchi recenti. In tal caso, attenzione al ripresentarsi della leva: rally troppo rapidi portano con sé la fragilità che abbiamo appena osservato.