4 febbraio 2026 - Aggiornato alle 01:39
×

lo studio

Caro energia, bollette alle stelle: in Italia in cinque anni rincari del 122%, in Spagna "solo" del 36%

Il dato del Rapporto 2025 dell’Osservatorio Confcommercio energia (Ocen), secondo cui per ristoranti e negozi di alimentari la spesa mensile per luce e gas supera i 2.000 euro

31 Gennaio 2026, 18:23

Caro energia, bollette alle stelle: in Italia in cinque anni rincari del 122%, in Spagna "solo" del 36%

Seguici su

Il caro energia continua a gravare come un macigno sulle imprese. Nel 2025 la fattura elettrica per le aziende del terziario risulta superiore del 28,8% rispetto al 2019, mentre il gas segna un rincaro del 70,4%, prendendo come riferimento l’anno pre-Covid e precedente agli shock legati alla guerra della Russia in Ucraina.

Lo evidenzia il Rapporto 2025 dell’Osservatorio Confcommercio energia (Ocen), secondo cui per ristoranti e negozi di alimentari la spesa mensile per luce e gas supera i 2.000 euro.

«La nostra energia è tra le più care al mondo, è un tema da risolvere velocissimamente» avverte il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. «So che per il governo è complesso costruire un decreto sull'energia, perché ci sono milioni di composizioni per poterlo formare. Speriamo che nei primi giorni di febbraio il dl sia pronto», ha auspicato.

Sul provvedimento è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a margine degli Energy Days del Politecnico di Torino: «Stiamo andando avanti articolo per articolo, ormai sta diventando un treno con tanti, tantissimi vagoni», assicurando che l’esecutivo è «alla parte finale» e che una quota dell’intervento «deve vedere la condivisione di tanti ministeri, quindi è un momento di concerto questo».

Secondo fonti del Mase, il decreto sarebbe definito al 90%, ma manca ancora il capitolo sui tagli al costo dell'energia per le pmi. Risorse pubbliche, però, non ce ne sono.

Tra le ipotesi esaminate figurano l’estensione su un orizzonte più lungo degli incentivi alle rinnovabili (gli «oneri di sistema» che pesano in bolletta) o una loro cartolarizzazione, cioè la trasformazione in obbligazioni senza incrementare il debito pubblico, tramite Cassa Depositi e Prestiti. Anticipando allo Stato per tre o cinque anni una parte degli oneri, Cdp emetterebbe bond ventennali di importo equivalente: le tariffe scenderebbero subito, ma nel lungo periodo lo Stato sosterrebbe 10-12 miliardi in più di interessi. Un’idea che il Mef ha bocciato, giudicandola troppo onerosa e potenzialmente esposta a una procedura Ue sugli aiuti di Stato.

Critico il Movimento 5 Stelle. «Un allarme che fino ad ora il governo ha ignorato» denunciano Emma Pavanelli ed Enrico Cappelletti, deputati M5S in commissione Attività produttive, ricordando che il Movimento segnala il problema da un anno e ha presentato «proposte per intervenire con strumenti concreti. Ma la maggioranza fa ancora finta di non vedere».

Per Confcommercio, a incidere sulle fatture elettriche «non è solo la componente energia (60% del totale), ma anche gli oneri generali di sistema, tornati a pesare per quasi il 20% sul totale dopo la fine delle misure emergenziali» adottate in passato. In una lettera al ministro dell’Ambiente, l’associazione sollecita strumenti normativi e politiche di sostegno più efficaci a tutela delle pmi.

Guardando alla spesa mensile nella parte finale del 2025, gli alberghi di medie dimensioni hanno toccato quota 9.117 euro; i grandi negozi 5.979; i piccoli hotel 5.263; i punti vendita alimentari 2.334; i ristoranti 2.083; i bar 1.009; i negozi non alimentari 855.

Un quadro che, sottolinea Confcommercio, rappresenta «un freno alla competitività», considerando che tra il 2019 e il 2025 l’elettricità in Italia è aumentata del 122%, a fronte del +64% in Francia e del +36% in Spagna.

Se si allarga l'obiettivo a livello UE, la dinamica 2024-2025 segnala un certo raffreddamento dei mercati rispetto al picco del 2022, ma senza un ritorno ai livelli pre-crisi. Per l'elettricità non domestica, Eurostat rileva nel secondo semestre 2024 una sostanziale stabilità media, con più Paesi in calo che in rialzo; nel primo semestre 2025 si registra una lieve diminuzione, a conferma di un trend di assestamento piuttosto che di vero ribasso. Sul gas non domestico, la discesa si è fermata nella seconda metà del 2024, con lievi variazioni positive; nella prima metà del 2025 i prezzi risultano sostanzialmente stabili. Tradotto: la pressione si è attenuata, ma la "nuova normalità" resta elevata.

A completare il contesto, i confronti internazionali sul fronte domestico – non direttamente applicabili alle imprese, ma utili per capire la direzione – mostrano come la quota di tasse e oneri sia risalita in molti Paesi per il progressivo ritiro degli aiuti emergenziali, contribuendo a sterilizzare in parte il calo della materia prima. È un pezzo della spiegazione del perché i prezzi finali scendono meno dei future.