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I dati

Turismo e Sant'Agata: pienone per B&B del centro, ma gli hotel in provincia restano al palo

L'analisi sulle presenze previste per la Festa di Torrisi (Federalberghi), Laneri (Confindustria) e Cannizzo (Abbetnea): solo chi è nel percorso della processione ha un vantaggio reale. E c'è preoccupazione per i danni del ciclone Harry

02 Febbraio 2026, 20:09

Turismo e Sant'Agata: pienone per B&B del centro, ma gli hotel in provincia restano al palo

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Ci sono oltre 2300 strutture ricettive tra alberghi e B&B nella Città metropolitana. Ma se si aggiungono anche gli affitti brevi, il numero supera i 4.000. Eppure in questo scenario di una città «piena» di attività dedicate all’ospitalità turistica, solo «chi sta in centro, in prossimità dei luoghi della Festa, ha un vero vantaggio in questi giorni». A dirlo è Nico Torrisi, ad della Società di gestione dell'aeroporto di Catania e presidente di Federalberghi Sicilia. La festa di Sant'Agata «coinvolge e riempie le strutture sul cammino della Santa che hanno balconi che affacciano sulle zone dove passa la processione e già meno quelle nelle vie immediatamente limitrofe. Le strutture quindi si riempiono proporzionalmente rispetto a questo. E aggiungo: non è mai successo che la festa dia un grande impatto provinciale». Gli alberghi in provincia sono circa una cinquantina, e quanto dice Torrisi è confermato da Ornella Laneri, presidente della sezione Turismo, Cultura ed Eventi di Confindustria Catania. «L'occupazione delle strutture in questo periodo è bassa: ci sono strutture alberghiere con occupazione tra il 30-35 per cento e altre con il 60 per cento. La media quindi è circa del 40%».

I dati vengono confermati anche da chi invece rappresenta i B&B, ovvero Franz Cannizzo di Abbetnea. Sottolinea una stabilità rispetto all'anno precedente. «Non registriamo grandi balzi in avanti: i turisti sono prevalentemente stranieri, affiancati da italiani provenienti da Campania, Lombardia e Lazio», afferma Cannizzo. Si tratta comunque «di dati positivi che si stanno stabilizzando», afferma ancora. Per B&B e case vacanza, che per la maggiorparte sono in centor, Sant'Agata significa solo una cosa: pienone. Ma il vero problema, però, riguarda la destagionalizzazione e i danni infrastrutturali recenti  dovuti al ciclone Harry. Cannizzo lancia un allarme preciso: «C'è grande preoccupazione per il "dopo Harry". Se non interveniamo rapidamente per riparare i danni sul lungomare e sulla costa ionica, rischiamo di perdere una grossa fetta di turismo balneare estivo».

Il paradosso dei catanesi «in fuga»

Torrisi riprende l'analisi sottolineando come l'evento religioso non basti quindi a riempire le strutture alberghiere della provincia. «L'uragano Harry non ha aiutato, ma il trend è strutturale: si riempie il centro storico, non la periferia», spiega. «Anzi, assistiamo a un flusso inverso: mentre i turisti arrivano, molti catanesi approfittano dei giorni di festa per andare via, magari per la settimana bianca».

Hotel in sofferenza a inizio anno

Ornella Laneri conclude evidenziando le difficoltà specifiche del settore alberghiero rispetto a quello extra-alberghiero. «Sant’Agata non ha mai trainato davvero l'occupazione degli hotel, che oggi soffrono un inizio anno molto tiepido», osserva la presidente. «A differenza dei B&B, gli alberghi hanno costi fissi che non permettono di abbassare i prezzi oltre un certo limite. Attualmente lavoriamo più grazie a meeting e convegni che per la festa».