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Intesa Sanpaolo, il Piano 2026-2029 che ridisegna il valore: 50 miliardi di dividendi per gli azionisti

Obiettivi aggressivi, tecnologia “cloud-native” e una candidatura che fa rumore: Carlo Messina punta a completare il Piano e non esclude di restare oltre il 2028

03 Febbraio 2026, 22:13

Intesa Sanpaolo, il Piano 2026-2029 che ridisegna il valore: 50 miliardi agli azionisti e l’ambizione di guidare l’Europa della consulenza

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“Ritorni di capitale per circa 50 miliardi di euro”. È il passaggio che ha catalizzato l’attenzione quando Carlo Messina ha presentato, il 2 febbraio scorso, il Piano d’Impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo. Non un annuncio isolato, ma la cornice di una strategia che promette un payout pari al 95% per ciascun anno del quadriennio, combinando dividendi cash al 75% e buyback al 20%, dentro una banca che rivendica il profilo “Zero-NPL”, un ROE oltre il 20% e una trasformazione tecnologica già in corso. Sullo sfondo, l’ulteriore scossa: l’amministratore delegato, alla guida del gruppo dal 2013, si dice “disponibile” a un nuovo mandato dopo il 2028. Una dichiarazione che imprime al Piano un’impronta personale e apre un capitolo di governance non banale per la prima banca italiana.

Il dividendo come manifesto industriale

Il cuore del Piano è la promessa – sostenuta da numeri e capitale – di restituire agli azionisti circa 50 miliardi nel 2025-2029. La banca dettaglia: payout al 95% per ciascun anno del quadriennio 2026-2029, con 75% in dividendi cash e 20% in riacquisti di azioni proprie. Il CdA proporrà per l’esercizio 2025 6,5 miliardi di dividendi complessivi (di cui 3,2 miliardi già pagati come acconto a novembre 2025 e 3,3 miliardi di saldo a maggio 2026), e un buyback da 2,3 miliardi da avviare a luglio 2026 previa autorizzazione assembleare (autorizzazione BCE già ottenuta). Vale anche la clausola di flessibilità: ulteriori distribuzioni potranno essere valutate anno per anno a partire dal 2027. Numeri che posizionano Intesa Sanpaolo tra le banche più generose d’Europa in termini di remunerazione degli azionisti.

L’impatto sull’economia reale: 500 miliardi di valore per gli stakeholder

Non solo dividendi. Il Piano quantifica in circa €500 miliardi il valore complessivo per gli stakeholder nel quadriennio: dentro ci sono €374 miliardi di nuovo credito medio-lungo termine all’economia reale (di cui circa €260 miliardi in Italia), oltre a una quota significativa di finanziamenti sostenibili e risorse dedicate a iniziative di impatto sociale. È il tentativo di coniugare remunerazione degli azionisti e contributo al Paese, un equilibrio che la banca ha più volte rivendicato anche nei precedenti esercizi.

Una governance che guarda oltre il 2028

L’altro titolo del giorno è la disponibilità di Carlo Messina a ricandidarsi oltre la scadenza dell’attuale mandato nel 2028. “Sono disponibile a un nuovo mandato”, ha detto il Ceo, rivendicando i risultati e ribadendo che in Intesa Sanpaolo esiste comunque una seconda linea pronta a subentrare. È un passaggio non scontato, perché lega l’esecuzione del Piano alla continuità manageriale: nel 2025 Messina e il Presidente Gian Maria Gros-Pietro erano stati confermati per il nuovo triennio, e oggi l’ad evoca la possibilità di completare il Piano 2026-2029 e “presentarne un altro” in seguito. Una postura che il mercato leggerà come ancora di stabilità (e di accountability) sull’ambiziosa traiettoria di ROE, costi e distribuzioni.