15 febbraio 2026 - Aggiornato alle 07:44
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LA GRANDE OPERA

Ponte sullo Stretto, oggi in Cdm il nuovo decreto: il governo cambia rotta su “super-commissario” e Corte dei conti

Dopo i rilievi del Quirinale e le critiche dei magistrati contabili, Palazzo Chigi riscrive l’articolo 1 del dl Infrastrutture

05 Febbraio 2026, 12:55

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Ponte sullo Stretto, il governo cambia rotta: via il “super-commissario”, tornano i controlli pieni della Corte dei conti

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La scena si consuma in una mattina di martedì 4 febbraio 2026: nel silenzio ovattato del Quirinale, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini sale al Colle. Nessuna fanfara, nessuno scontro. Fonti di maggioranza raccontano di un colloquio “cordiale”, il contrario dell’assedio: “collaborazione” è la parola d’ordine. Dodici ore dopo, il dossier Ponte sullo Stretto prende una curva brusca. che dovrebbe essere più chiaro fra poche ore quando il decreto legge del Mit che punta tra l’altro a superare i rilievi della Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto di Messina arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri in programma nel pomeriggio.

Il testo sulle infrastrutture, che si intitola «disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari, regolazione e concessioni», è infatti sul tavolo del pre-consiglio, la riunione tecnica preparatoria del Cdm, che si terrà in mattinata, chiamata a esaminare anche il pacchetto sicurezza. Secondo indiscrezioni, il governo ha riscritto l’articolo 1 del decreto Infrastrutture, cancellando la figura del “super‑commissario”, restituendo la regia ordinaria al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e togliendo dal testo ogni limitazione al sindacato della Corte dei conti. Un dietrofront politico e tecnico che fotografa l’equilibrismo di un’opera da 13,5 miliardi alle prese con rilievi contabili, vincoli UE e un cronoprogramma già slittato.

Cosa cambia davvero: la governance torna “ordinaria”

Nella bozza circolata a fine gennaio 2026, l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, veniva indicato come commissario straordinario di governo con compiti di “coordinamento operativo” e di “istruttoria” verso una nuova delibera CIPESS. In quel testo, inoltre, si circoscrivevano i poteri di controllo della Corte dei conti alla sola delibera CIPESS sul piano economico‑finanziario, escludendo gli atti presupposti e connessi: una scelta che aveva acceso il fronte critico dei magistrati contabili e dell’opposizione. Ora quell’impianto si rovescia: niente commissario “esterno”, gestione incardinata al MIT e “paletti” ai controlli rimossi.

La mossa risponde a due sollecitazioni convergenti: da un lato, le osservazioni del Quirinale sulla natura “straordinaria” della governance, in assenza di una ragione emergenziale assimilabile a terremoti o Olimpiadi; dall’altro, il pressing della Corte dei conti, che ha più volte censurato – anche con atti formali – l’iter seguito fin qui, fino a bocciare il terzo atto aggiuntivo della convenzione MIT–Stretto di Messina.

Perché il Colle ha storto il naso

Il Colle ha ricordato per tempo che il Ponte non è una gestione “straordinaria” in senso tecnico. Le norme “speciali” sui controlli – quelle invocate in origine per centralizzare l’antimafia o per introdurre corsie preferenziali – si giustificano solo in scenari eccezionali e, soprattutto, non possono risultare meno severe delle regole ordinarie che già presidiano le grandi opere. Un principio ribadito in modo puntuale il 22 maggio 2025, quando la Presidenza della Repubblica chiarì che la procedura proposta dal governo per i controlli antimafia non era affatto più stringente delle regole vigenti e introduceva deroghe non compatibili con l’ordinario quadro di tutela. È in quella grammatica istituzionale che maturano gli aggiustamenti di oggi.

Il braccio di ferro con la Corte dei conti: cosa è successo

La svolta arriva dopo settimane di attrito con la magistratura contabile. Il 29 ottobre 2025, la Corte dei conti ha negato il visto di legittimità alla delibera CIPESS di agosto che approvava il progetto definitivo, congelando l’avvio dei cantieri. Nelle motivazioni depositate il 16 dicembre 2025, i giudici hanno ritenuto “incompatibile” con il diritto UE il terzo atto aggiuntivo della convenzione MIT–Stretto di Messina, con specifico riferimento all’articolo 72 della direttiva 2014/24/UE sulle modifiche dei contratti in corso. In controluce, anche l’incertezza sul costo complessivo e il rischio di superare il tetto del +50% che imporrebbe una nuova gara.

Su quella scia, la bozza di decreto Infrastrutture uscita a fine gennaio 2026 – diffusa da più testate – tentava un perimetro più stretto dei controlli, limitandoli alla sola delibera CIPESS e non anche agli atti presupposti. L’Associazione dei magistrati della Corte dei conti ha parlato di testo che “svuoterebbe” il controllo preventivo e introdurrebbe un “scudo erariale” sulla responsabilità amministrativo‑contabile, chiedendone la riscrittura. Salvini ha replicato accusando i magistrati di criticare un decreto “che non esiste ancora”, ma la ripresa del dialogo istituzionale ha portato al ritiro di quelle norme.

L’incontro al Quirinale e la correzione di rotta

Il segnale politico che “sblocca” la riscrittura è la visita di Salvini al Quirinale di ieri. Racconti concordi parlano di “collaborazione” sui nodi giuridici che hanno inceppato l’iter e della volontà di evitare forzature frontali con il giudice contabile. Nelle 48 ore successive, la linea che si impone a Palazzo Chigi è quella della normalizzazione: via la nomina del commissario straordinario (inizialmente indicato nella persona di Pietro Ciucci) e via i “paletti” che avrebbero ristretto l’orizzonte del controllo della Corte. L’articolo 1 del decreto viene così completamente riscritto, con la gestione che rientra nell’alveo del MIT.

Che cosa resta nel decreto: gli adempimenti che servono

Svanita la scorciatoia del commissario, resta la necessità di rispondere, “punto per punto”, ai rilievi della Corte dei conti: dal perimetro dell’atto aggiuntivo alle garanzie UE, dal piano economico‑finanziario (PEF) ai pareri mancanti. Tra questi, quello dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sulle tariffe (pedaggi e servizi), indicato come tassello assente nella prima istruttoria. È verosimile che il decreto preciserà la filiera degli atti, i pareri necessari e la sequenza con cui tornare al CIPESS per una nuova delibera. L’obiettivo dichiarato del MIT, ribadito in una nota, è ottenere una “registrazione piena” tanto per la delibera CIPESS quanto per l’atto aggiuntivo, senza comprimere le competenze della Corte.

I numeri in gioco: 13,5 miliardi e 780 milioni spostati al 2033

Il costo autorizzato dell’opera resta fissato a 13,5 miliardi. La marcia indietro contabile ha già prodotto un aggiustamento del calendario di spesa: 780 milioni iscritti per il 2025 sono stati rimodulati e spostati al 2033 con un emendamento alla manovra, senza incidere sul valore totale delle risorse. Nel frattempo, il MIT ha chiarito che i fondi non sono stati “definanziati”, ma riallineati al nuovo cronoprogramma, visto lo slittamento dei cantieri (che il governo aveva ipotizzato di aprire tra fine 2025 e inizio 2026).

Le reazioni: ambientalisti in trincea, opposizioni all’attacco, governo prudente

La giravolta su commissario e controlli placa (momentaneamente) lo scontro istituzionale, ma non spegne il fronte politico. Le associazioni ambientaliste – Greenpeace, Legambiente, Lipu, WWF – avevano anticipato i contenuti della bozza di gennaio invocando trasparenza e un vaglio rigoroso, soprattutto alla luce dei profili ambientali e di habitat sotto osservazione in sede europea. Con il testo riscritto, insistono per un’istruttoria completa e pubblica. Le opposizioni, dal canto loro, parlano di “retromarcia obbligata” e chiedono che i conti tornino “senza escamotage”. Il MIT rivendica l’intenzione di conformarsi ai rilievi e di mantenere “il massimo livello di legalità e trasparenza”.

Che cosa significa l’addio al “super‑commissario”

La rinuncia al commissario straordinario (e in particolare a Pietro Ciucci in quel ruolo) ha due letture. La prima è giuridico‑istituzionale: si evita l’innesto di una governance “speciale” che avrebbe complicato i rapporti con la Corte e con il Quirinale, proiettando un’ombra di conflitto d’interessi sulla stessa Stretto di Messina Spa (concessionaria e, al contempo, terminale del potere commissariale). La seconda è politica: si sceglie di abbassare i toni e di “normalizzare” l’iter, confidando che un presidio ministeriale forte – MIT con CIPESS, MEF e amministrazioni tecniche – sia più solido davanti ai giudici contabili e alle regole europee.

La tempistica possibile

Se la riscrittura dell’articolo 1 verrà confermata in Consiglio dei ministri, il decreto dovrà poi affrontare la conversione parlamentare entro 60 giorni. Nel frattempo, l’amministrazione dovrà ri‑iscrivere correttamente gli atti al controllo della Corte dei conti e rimettere in fila i pareri mancanti. Solo dopo potrà arrivare una nuova delibera CIPESS, condizione per sbloccare davvero i lavori. Alla luce degli slittamenti già registrati – e della rimodulazione dei 780 milioni al 2033 – un avvio di cantiere nella prima metà del 2026 appare possibile solo in presenza di una risposta integrale ai rilievi contabili. È una corsa contro il tempo, ma soprattutto contro gli errori procedurali.