Il dato
Evasione, ci sono 86.000 sconosciuti al fisco e l'Agenzia delle Entrate invia 2,4 milioni di lettere
Come se una intera città grande quanto Ragusa fosse del tutto ignota al fisco: no agli automatismi dell'IA e riforme su iperammortamento, tassazione del realizzato e ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione
In Italia sono 86.000 i connazionali, tra persone fisiche e realtà economiche, completamente ignoti al fisco ma individuati lo scorso anno dall’Agenzia delle Entrate. È come se un’intera cittadina non versasse un euro di imposte. L’annuncio arriva da Telefisco, il cantiere annuale sulle novità tributarie de Il Sole 24 Ore, per voce del direttore dell’Agenzia, Vincenzo Carbone, mentre il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, illustra i prossimi interventi in arrivo.
Sull’evasione, la posta è rilevante. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, se il ritmo storico di recupero del gettito registrato tra il 2002 e il 2023 proseguisse fino al 2028, le entrate aumenterebbero in modo strutturale fino a 0,3 punti di Pil; nel medio-lungo periodo (2041) il rapporto debito/Pil scenderebbe di oltre 4 punti, dal 122,5% al 118%. Per questo l’Upb sollecita di proseguire con le politiche di stimolo alla compliance.
“L’anno scorso l’Agenzia delle Entrate ha analizzato 17 milioni di posizioni. Non tutte queste si trasformano in controlli. Abbiamo intercettato 200.000 evasori totali tra imprese e contribuenti, il 57% (116.000) non aveva presentato proprio la dichiarazione, mentre il 43% (86.000) era completamente sconosciuto al fisco”.
Tra questi ultimi, 49.000 sono persone fisiche (57%) e 37.000 soggetti non fisici, cioè società o enti (43%).
Accanto ai controlli, l’amministrazione finanziaria punta sulla collaborazione preventiva, escludendo un ricorso massiccio all’intelligenza artificiale: “Non esiste alcun automatismo rispetto ai controlli. Non esiste l’IA generativa”, aggiunge Carbone, che annuncia l’invio di “oltre 2,4 milioni di lettere di compliance: un remind per i contribuenti”.
Sul fronte della riforma, Leo premette: “Bisogna fare la riforma del fisco con risorse ben definite, senza salti nel buio” e rivendica: “Non possiamo fare ricorso al deficit, come si faceva in passato, e questo ci sta premiando. Abbiamo lo spread sotto controllo e stiamo uscendo dalla procedura Ue per deficit eccessivo”.
Nel merito, il viceministro anticipa che “stiamo lavorando con l’obiettivo di eliminare le limitazioni territoriali” e quindi “fare in modo che, indipendentemente da dove viene effettuato l’investimento, anche al di fuori di quello che è il perimetro dell’Ue, l’operazione sia premiata, nel senso che si potrà usufruire dell’iperammortamento”.
Una misura accolta con favore dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio: l’iperammortamento “è una misura che ha un obiettivo chiaro: quello di riconoscere un’agevolazione fiscale nell’acquisto di beni strumentali nuovi, materiali che siano interconnessi nel sistema di gestione aziendale che siano rivolti a una innovazione tecnologica, una transizione digitale”.
Quanto alle rendite finanziarie, Leo — che annuncia anche un imminente decreto omnibus per completare la riforma — punta all’“unificazione e superamento della tassazione sul maturato per andare al principio cardine della tassazione del realizzato, del possesso e disponibilità del reddito che si deve assoggettare alla tassazione quando viene conseguito”.
Infine, il tema dei ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione. “Abbiamo casi concreti di situazioni debitorie che si consolidano perchè è la P.A., per prima, a pagare in ritardo” le parcelle; e anche negli enti locali “non si vivono delle stagioni di saldi nell’immediatezza” rispetto alle prestazioni dei professionisti, denuncia il presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca.