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la denuncia

La riconversione della raffineria di Priolo, Cgil contro Eni «Investa in Sicilia i risparmi ottenuti»

L'operazione annunciata insieme a Q8. Il sindacato: «Spenderà 500 milioni in meno, rispetti gli impegni col governo»

06 Febbraio 2026, 08:54

La riconversione della raffineria di Priolo, Cgil contro Eni «Investa in Sicilia i risparmi ottenuti»

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Nulla da obiettare sul subentro di Q8 nell’investimento a Priolo; tanto da ridire, invece, sul comportamento di Versalis, partecipata Eni, che in questa vicenda - dismettendo l’impianto di Priolo e trovando un partner per dimezzare il proprio investimento - avrebbe fatto «un’operazione finanziaria». Da qui la richiesta: «Reinvesta tutto il risparmio in Sicilia».

È la posizione della Cgil regionale, segreteria generale e Filtcem, sul fatto nuovo dell’industria siciliana: l’ingresso di Q8 nell’investimento per la costruzione di una bioraffineria a Priolo entro il 2028, annunciato da Eni due giorni fa. Che, va ricordato, è il secondo step del progetto di riconversione Eni del proprio sito Versalis nella zona industriale siracusana. Il primo è già cominciato con la chiusura dell’impianto di cracking, che ha sancito l’addio di Eni alla chimica di base, e con la progettazione della riconversione; proseguirà con l’assegnazione dei contratti di approvvigionamento e le fasi di demolizione del vecchio sito, preludio delle nuove infrastrutture.

Mentre dalle altre sigle sindacali, firmatarie un anno fa del protocollo su questa riconversione insieme con Eni e governo, sono arrivate soddisfazione e richieste d’incontro «per approfondire i contenuti dell’accordo Eni-Q8», dalla Cgil, che già non firmò quel protocollo, più che altro critiche.

Premesso che «il subentro di Q8 in partnership con Eni è un fatto positivo perché garantisce la mission industriale dell’impianto - hanno scritto in una nota Gabriella Messina, segretaria confederale della Cgil Sicilia, e Pino Foti, segretario generale della Filctem Cgil regionale - l’operazione non può concludersi con esclusivo vantaggio degli azionisti Eni». Il vantaggio lo spiega Foti: «Sbarazzandosi dell’impianto di cracking a Priolo, Eni ha realizzato un risparmio notevolissimo. Ora, del miliardo annunciato per la bioraffineria, sappiamo che è un investimento condiviso con Q8: altro risparmio. In pratica tu azienda pubblica, con una quota del 26% statale, hai fatto un’operazione finanziaria. A questo punto noi diciamo: hai fatto grandi risparmi, reinvesti quello che hai preso in Sicilia».

L’operazione, secondo Cgil, contravverrebbe, peraltro, all’impegno che Eni ha preso con il governo regionale «di reinvestire sul territorio i risparmi per la chiusura del cracking di Versalis».

«Chiediamo il rispetto dell’impegno preso col governo regionale e con i siciliani - ancora Messina e Foti - : Eni deve confermare l’investimento previsto sul territorio e non limitarsi a una operazione a proprio vantaggio. Il governo regionale - aggiungono - intervenga per pretendere il rispetto degli impegni. Eni deve rispettare la parola data e restituire ai siciliani ciò che è stato loro tolto». Cgil quantifica in 500 milioni questo “debito” coi siciliani, la metà del miliardo annunciato per la costruzione della bioraffineria: «Il presidente Schifani - concludono gli esponenti Cgil Sicilia - e il ministro Urso, visto che si tratta di una società di proprietà pubblica, devono intervenire».