AUTOMOTIVE
Stellantis, il giorno più lungo: crollo a Piazza Affari, maxi oneri sull’elettrico e strategia da riscrivere
Un’ondata di vendite senza precedenti travolge il titolo a Milano dopo l’annuncio di 22 miliardi di oneri: stop al dividendo, revisione profonda dei piani EV e mercato in allarme
Nella sala operativa, i monitor virano bruscamente dal verde al rosso. Sul book compare una cifra che taglia il respiro: –28,9%. In pochi minuti, l’azione Stellantis precipita ai minimi di giornata, entra in asta di volatilità e diventa il barometro di un intero settore colto in contropiede. È il primo pomeriggio di oggi a Piazza Affari quando il gruppo annuncia che il “cambio di rotta” sull’elettrico porterà oneri di ristrutturazione per circa 22 miliardi di euro. Sulle scrivanie dei desk vola un altro numero: “capitalizzazione bruciata” per quasi 6,8 miliardi di euro ai corsi del tracollo. È la fotografia di una seduta che entra di diritto nella memoria degli investitori.
Cosa è successo: la lama dei conti straordinari sugli obiettivi elettrici
Il cuore della vicenda è nei conti straordinari legati al ridimensionamento dei piani EV. Secondo il gruppo, la transizione elettrica è stata “sovrastimata” nei tempi e nella domanda effettiva: di qui l’esigenza di rettifiche e impairment su progetti, piattaforme e forniture, per un totale di circa 22-22,2 miliardi di euro. Una parte non trascurabile avrà impatti di cassa distribuiti su più esercizi: stime di uscite per circa 6,5 miliardi di euro in quattro anni. Il messaggio al mercato è netto: meglio riconoscere oggi i costi di un riassetto industriale che rincorrere target non più coerenti con il passo reale della domanda.
Un titolo in apnea: la scala del crollo e i numeri della seduta
A Milano l’azione tocca un minimo intraday con una perdita fino a –28,9%, prima del fermo in asta di volatilità; a questi prezzi, la società “brucia” quasi 6,8 miliardi di capitalizzazione, scendendo a un valore in Borsa di circa 16,8 miliardi di euro secondo i calcoli delle agenzie nel corso della seduta. È una contrazione che, per ampiezza e rapidità, proietta il titolo sui livelli più depressi degli ultimi anni e costringe gli investitori a rivedere in corsa ipotesi di valutazione, crescita e remunerazione.
La mossa sul dividendo: sospensione nel 2026
A rendere il quadro più gravoso per il mercato è la decisione di non distribuire dividendo nel 2026, conseguenza della perdita attesa sull’esercizio 2025. Per un gruppo storicamente apprezzato anche per la generosa cedola (erogata nel 2025), lo stop pesa doppio: sul fronte del rendimento immediato e come segnale di fase difensiva di cassa. L’assenza della cedola è una delle componenti che, a detta degli analisti, ha aggravato le vendite nella prima parte della giornata.
La fotografia industriale dietro ai numeri: ridimensionare l’EV e riallineare l’offerta
Nelle dichiarazioni ufficiali, l’amministratore delegato Antonio Filosa ammette che Stellantis ha “sovrastimato la velocità della transizione elettrica” e che servirà un riallineamento dei programmi prodotto, soprattutto negli Stati Uniti, dove la domanda EV si sta rivelando meno lineare del previsto. Il riassetto comporta la cancellazione o il rinvio di alcuni progetti e una revisione delle piattaforme dedicate; fra le mosse già comunicate al mercato spiccano la vendita della quota del 49% nella joint venture NextStar Energy in Canada a LG Energy Solution e l’allocazione di risorse verso linee più coerenti con la domanda attuale, compresi i veicoli ibridi e termici più efficienti.
Quanto pesa davvero il conto: cassa, perdite e outlook operativo
Dietro ai 22,2 miliardi c’è un mix di svalutazioni e oneri, in larga parte contabili, ma con una componente cash stimata in 6,5 miliardi diluiti su quattro anni, secondo le indicazioni diffuse a valle dell’annuncio. Per effetto di queste rettifiche, il gruppo prevede per il secondo semestre 2025 una perdita preliminare compresa tra 19 e 21 miliardi di euro, con ricavi indicati tra 78 e 80 miliardi, e un risultato operativo rettificato negativo fra –1,2 e –1,5 miliardi. Si tratta di grandezze che trasformano il 2025 in un anno di passaggio doloroso, ma che il management definisce propedeutico a un recupero di margini, ricavi e cassa nel corso del 2026.
Il confronto internazionale: non solo Stellantis nell’“overhaul” EV
Il ridimensionamento delle ambizioni EV non è un caso isolato. Negli ultimi mesi anche Ford e General Motors hanno contabilizzato svalutazioni e rinvii su programmi elettrici, con un ammontare cumulato di rettifiche nel perimetro di Detroit che, sommandosi a quelle di Stellantis, sfiora i 50 miliardi di dollari. Il tema è trasversale: costi delle batterie, tassi di interesse, reti di ricarica non omogenee, e una domanda che premia soprattutto i modelli con prezzi accessibili o con soluzioni ibride. In questo contesto, i costruttori globali stanno ritarando il mix, differendo investimenti e scegliendo piazze dove la domanda EV resta più strutturale.
Gli effetti collaterali: filiera, fornitori e occupazione
Una rimodulazione di questa dimensione non si ferma al perimetro contabile. La scelta di posticipare o cancellare progetti EV implica ri-negoziazioni con i fornitori, riallineamenti delle catene di approvvigionamento e possibili razionalizzazioni di capacità produttiva. Le stesse stime di uscite di cassa per 6,5 miliardi nei prossimi quattro anni riguardano in gran parte piani di pagamenti a fornitori e partner industriali. Per i sindacati e i territori che ospitano gli impianti il focus è già sulle ricadute occupazionali, mentre uno dei nodi cruciali sarà l’effettivo trasferimento di investimenti verso modelli a maggior rotazione commerciale.
Italia ed Europa: squilibri da colmare
Il gruppo ha segnalato una dinamica di volumi in recupero nel secondo semestre 2025 a livello globale, ma con un’Europa allargata debole e un Nord America in forte ripresa. Questa asimmetria è chiave: in Italia e in Europa la domanda è frenata da un contesto di incentivi disomogeneo e da una competizione al ribasso sul listino, soprattutto nel segmento BEV di fascia intermedia. Uno dei terreni su cui si misurerà la credibilità della nuova strategia sarà la capacità di rimodulare il portafoglio prodotti in Europa senza perdere quote nei segmenti storici del gruppo.
Il ruolo di Exor e il riflesso sui principali azionisti
Nel giorno del crollo, anche Exor, azionista di riferimento della casa automobilistica, cede terreno nelle contrattazioni, con una flessione di circa –5,3% ad Amsterdam. Il messaggio che il mercato invia alla galassia Agnelli è chiaro: serve visibilità sul profilo di cassa e sulla traiettoria dei margini del gruppo, oltre a una declinazione precisa dei prodotti faro per i prossimi 18–24 mesi. La visita d’insieme non può prescindere dall’orizzonte temporale: il ciclo automobilistico sta rientrando in una fase di normalizzazione post-pandemia, con listini meno “dopati” e una domanda più selettiva.
La risposta del management: tra trasparenza e “reset” delle aspettative
Nella narrativa del vertice guidato da Antonio Filosa, l’operazione va letta come un reset necessario. Meglio scontare ora costi e svalutazioni e ripartire con una base di capitale allocato più efficiente, puntando a una progressiva risalita di ricavi, margini e generazione di cassa nel 2026. Al mercato, però, serviranno tappe intermedie: tempistiche sulla revisione delle piattaforme, obiettivi di break-even per i modelli elettrici, ritmo di uscite prodotto e una mappa di investimenti per aree geografiche, a cominciare dagli Stati Uniti, dove la strategia verrà riallineata al quadro regolatorio e alla domanda effettiva.
Le prossime scadenze: il nuovo piano e gli snodi tattici
Il gruppo ha indicato che fornirà un aggiornamento della strategia di lungo termine in primavera: appuntamento atteso per il 21 maggio 2026, data in cui gli investitori si aspettano una roadmap precisa su investimenti, mix tecnologico e target finanziari. Prima ancora, il mercato dovrà assorbire la pubblicazione dei risultati completi del 2025, con tutte le poste legate agli oneri e un quadro più dettagliato degli impegni contrattuali assunti con i partner. L’agenda, insomma, è fitta e carica di implicazioni.
Il segnale per il mercato: trasparenza sì, ma servono traiettorie convincenti
La seduta di oggi ha un valore che va oltre il dato di giornata. Il mercato legge nella mossa di Stellantis un atto di trasparenza e, insieme, una richiesta di tempo per completare un riassetto non banale. Nella struttura dei prezzi azionari, le fasi di “capitulazione” spesso anticipano momenti di ricostruzione: ma, perché ciò avvenga, devono arrivare prove concrete su volumi, margini e cassa. In assenza di queste, il rischio è che il titolo resti prigioniero di una narrativa difensiva, penalizzato da incertezza e volatilità superiori alla media di settore.