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il caso

Lascia il governatore della Banca di Francia Villeroy de Galhau: sarà Macron a scegliere il successore

Una decisione “personale e professionale” che cambia gli equilibri: lascerà a inizio giugno e guiderà la Fondation Apprentis d’Auteuil. Il passaggio di consegne avverrà mentre l’Eliseo può ancora imprimere la propria impronta sulla banca centrale, prima delle presidenziali del 2027

09 Febbraio 2026, 16:37

Macron e la corsa contro il tempo sulla Banca di Francia: l’uscita anticipata di Villeroy de Galhau apre una finestra politica rara

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Da giugno 2026 François Villeroy de Galhau lascerà la carica di governatore della Banca di Francia. E, dettaglio decisivo, il successore non lo sceglierà il prossimo inquilino dell’Eliseo dopo le elezioni del 2027, ma l’attuale presidente, Emmanuel Macron. È l’effetto più politico di una decisione motivata ufficialmente da “ragioni personali e professionali”: Villeroy chiude in anticipo il suo secondo mandato alla guida della Banque de France per assumere la presidenza della Fondation Apprentis d’Auteuil, storica istituzione che assiste giovani e famiglie vulnerabili. Un gesto inatteso nei tempi, destinato però a produrre conseguenze molto concrete su dossier monetari, vigilanza bancaria e, non ultimo, sulla presenza francese ai tavoli europei.

Burocrate di scuola Éna, già top manager in BNP Paribas, Villeroy è stato nominato governatore nel 2015 dal presidente François Hollande e riconfermato nel 2021 da Macron. In qualità di numero uno della Banque de France siede nel Consiglio direttivo della Bce, presiede l’ACPR (l’autorità francese di vigilanza su banche e assicurazioni) ed è dal 2022 presidente della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Il suo profilo ha dato a Parigi un peso non secondario nelle scelte della politica monetaria dell’Eurozona negli anni della pandemia, dell’impennata inflazionistica e della successiva discesa dei tassi. La sua uscita anzitempo, annunciata per l’“inizio di giugno 2026”, interrompe un ciclo di 11 anni ai vertici e apre un vuoto che la politica francese è chiamata a colmare in tempi rapidi.

Sul piano formale il messaggio è chiaro: “Entro giugno, poco più di un anno prima della fine del mio secondo mandato, avrò compiuto il cuore della mia missione”, ha spiegato Villeroy, rivendicando il ruolo della banca nel “sostenere la fiducia durante varie crisi” e sottolineando il carattere personale della scelta. La presidente della Bce, Christine Lagarde, gli ha reso omaggio con una nota in cui saluta “11 anni di servizio leale e dedicato” e auspica successo nella nuova responsabilità sociale.

L’elemento politico non è un dettaglio. Se Villeroy fosse rimasto fino al termine naturale del mandato — fissato a fine ottobre 2027 — la nomina del nuovo governatore sarebbe toccata al presidente eletto nella primavera del 2027. Anticipando l’uscita a giugno 2026, sarà invece Macron a indicare il successore. Non è un potere illimitato: la procedura prevede audizioni parlamentari e un possibile “veto” se la somma dei voti contrari delle commissioni competenti di Assemblea nazionale e Senato raggiunge i tre quinti dei suffragi espressi. Ma resta una finestra di influenza che consente all’Eliseo di indirizzare una casella di enorme rilievo istituzionale ed europeo.

Il governatore della Banque de France è tra le funzioni elencate nella legge organica che attua il quinto comma dell’articolo 13 della Costituzione. La nomina avviene con decreto in Consiglio dei ministri, dopo audizione nelle commissioni competenti e con la regola del “veto rafforzato” dei 3/5 in caso di parere negativo congiunto. Un meccanismo pensato per bilanciare indirizzo politico e garanzia istituzionale su posizioni considerate cruciali “per la vita economica e sociale della nazione”.

Il governatore francese siede, per definizione, nel Consiglio direttivo della Bce, il luogo in cui si decide la rotta della politica monetaria dell’Eurozona — obiettivi, tassi ufficiali, orientamenti operativi. La composizione del board include i sei membri del Comitato esecutivo più i governatori delle banche centrali nazionali dei Paesi euro. Una nuova nomina a Parigi significa dunque sostituire una voce con lunga esperienza con un nuovo profilo che, inevitabilmente, dovrà costruire la propria autorevolezza in un contesto in cui nel 2027 si attende anche il rinnovo di vari ruoli apicali europei. Nel frattempo, Lagarde ha più volte ribadito di essere “determinata a portare a termine” il suo mandato fino al 31 ottobre 2027, ridimensionando le ipotesi di un suo addio anticipato.

Sulle ipotesi di successione serve prudenza: il processo è istituzionale e i profili tecnici abbondano. Tra le figure di peso in Banque de France spicca Denis Beau, Primo Sotto‑governatore, rinnovato nel gennaio 2024; guida l’ACPR per delega del governatore, siede nel Consiglio di sorveglianza della Bce e presiede il Comitato di bilancio della Bce. La sua lunga esperienza in stabilità finanziaria e sistemi di pagamento ne fa, oggettivamente, una delle competenze più solide del sistema.

Accanto a lui, nell’organigramma di vertice, opera Agnès Bénassy‑Quéré, economista di primo piano e Seconda Sotto‑governatrice dal 2023, già capo economista del Tesoro francese: un profilo che unisce mondo accademico e policy, apprezzato a Parigi e a Bruxelles. Figure di rango nel middle management includono dirigenti esecutivi come Emmanuelle Assouan, direttrice generale per Stabilità Finanziaria e Operazioni, ben presente nei processi europei sulla vigilanza. Sono tasselli di una panchina ampia, su cui però ogni speculazione andrebbe evitata: la scelta finale è politica, la competenza è condizione necessaria ma non sufficiente.