La corsa ai metalli preziosi
Oro, dalle vette record alla frenata improvvisa: come e perché il metallo giallo ha invertito la rotta
Dentro la correzione che ha sorpreso tutti: cosa guardare adesso e quali rischi restano sul tavolo
Dalle vette record alla frenata improvvisa: come e perché il metallo giallo ha invertito la rotta, cosa guardare adesso e quali rischi restano sul tavolo
In due sedute l’oro ha cancellato una fetta sostanziosa del guadagno più clamoroso degli ultimi decenni. È la fotografia di un mercato che, dopo una lunga sequenza di massimi storici, s’imbatte in una correzione tecnica tanto brusca quanto inattesa dagli operatori.
Per ricostruire la traiettoria basta guardare ai dati: nel 2025 l’oro ha inanellato un record su record – ben 53 nuovi massimi annuali secondo la World Gold Council – con una media di prezzo nel quarto trimestre pari a 4.135 dollari l’oncia e un prezzo medio annuo spinto a 3.431 dollari (rispettivamente +55% e +44% su base annua). La domanda complessiva ha toccato per la prima volta quota 5.002 tonnellate, alimentata da ingressi storici negli ETF (circa 801 t nel 2025) e da acquisti delle banche centrali rimasti su livelli elevati. Una combinazione che ha premiato l’oro come bene rifugio e diversificatore in un contesto di tassi reali in discesa, dollaro debole e incertezza geopolitica diffusa.
L’euforia non s’è spenta con l’anno nuovo: a gennaio 2026 le quotazioni hanno accelerato oltre ogni previsione, spingendosi – nelle fasi di massimo intraday – sopra 5.500 dollari l’oncia, complice l’ulteriore indebolimento del dollaro e l’aspettativa di tagli dei tassi più rapidi negli Stati Uniti. Ma proprio sull’onda lunga del rally si è consumata la sorpresa ribassista: tra il 29 e il 30 gennaio 2026, l’oro è andato incontro a quella che diverse case di analisi hanno definito la giornata più pesante dal 1983, con ribassi a doppia cifra in chiusura e movimenti intraday estremi.
Qual è stato il detonatore? Più fattori hanno agito in sinergia: la nomina di Kevin Warsh a prossimo presidente della Federal Reserve annunciata dal Presidente Donald Trump ha sorpreso i mercati che prezzavano un profilo più accomodante. Warsh è storicamente percepito come più “hawkish” e attento alla stabilità del dollaro: la sola notizia ha favorito un rimbalzo del biglietto verde, rendendo l’oro – prezzato in dollari – più caro per chi compra in altre valute e innescando prese di profitto.
Il posizionamento precedente era affollatissimo: dopo mesi di afflussi record negli ETF e un rialzo quasi parabolico, il mercato era vulnerabile a qualsiasi shock che mettesse in dubbio il percorso dei tassi o la traiettoria del dollaro. Lo scatto del Dollar Index ha fatto il resto, amplificando il movimento.
In parallelo, l’onda di leva accumulata su futures e opzioni ha funzionato da cassa di risonanza: quando il prezzo ha girato, le vendite forzate e le ricoperture hanno accresciuto la velocità del ribasso, con dinamiche molto simili a quelle viste nelle correzioni di altri asset “over-owned”. Alcuni osservatori hanno segnalato anche rialzi dei margini sui derivati come fattore tecnico che ha accelerato l’aggiustamento.
Un primo “crash test” della resilienza del trend si era già visto il 21 ottobre 2025, quando – dopo l’ennesimo massimo – l’oro aveva perso in una sola seduta tra il 5% e il 6%, segnando il peggior calo giornaliero in 12 anni. Allora l’episodio fu letto come “scossa fisiologica” dentro una gamba rialzista ancora intatta. Con il senno di poi, quel passaggio ha insegnato quanto sensibile fosse il mercato a notizie e micro-shock in un contesto di volatilità crescente.
Il ribasso di fine gennaio 2026 ha tre conseguenze concrete: il prezzo ha rotto l’inerzia parabolica, riposizionando le aspettative. Come notano più case di ricerca, livelli in area 4.600–4.800 dollari vengono ora considerati “zone di atterraggio” plausibili per una normalizzazione del trend. In altri termini, la dinamica può restare di fondo positiva, ma con pendenza meno ripida e sussulti più frequenti.
In Italia vale la pena ricordare che la percezione del prezzo passa spesso per l’euro/grammo. Nell’autunno 2025, il riferimento ha toccato livelli record (oltre 111 euro/g), riflesso del rally in dollari e dell’andamento del cambio euro/dollaro. Da qui la sensazione, per chi compra o vende fisico, di una montagna russa: piccoli movimenti in dollari amplificati in euro dal forex. Questo rende centrale – per risparmiatori e operatori – la gestione del rischio di cambio, oltre che del rischio-oro.