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il dibattito nella Ue

Eurobond per la difesa e l'IA: Macron rompe gli indugi e riapre il fronte con Berlino (che sembra frenare)

Il presidente francese rilancia la “dottrina economica europea”: debito comune per investire in difesa, tecnologie verdi e intelligenza artificiale. Avverte: senza uno scatto nei prossimi 3-5 anni l’Europa rischia di essere “spazzata via”. Berlino frena: “La priorità è la produttività”

10 Febbraio 2026, 20:51

Eurobond per difesa e IA: Macron rompe gli indugi e riapre il fronte con Berlino

Il presidente francese rilancia la “dottrina economica europea”: debito comune per investire in difesa, tecnologie verdi e intelligenza artificiale. Avverte: senza uno scatto nei prossimi 3-5 anni l’Europa rischia di essere “spazzata via”. Berlino frena: “La priorità è la produttività”.

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Nell’intervista concessa a Le Monde e ad altri sei quotidiani europei, tra cui Il Sole 24 Ore, Emmanuel Macron chiede che l’UE attivi una capacità stabile di finanziamento comune: non la mutualizzazione dei vecchi debiti nazionali, ma l’emissione di nuovi titoli europei per sostenere investimenti strategici. L’orizzonte, avverte, è strettissimo: 3-5 anni per non “essere spazzati via” nella corsa globale a difesa, IA e quantistico. Secondo il presidente, l’Europa necessita di circa 1.200 miliardi di euro l’anno di investimenti pubblici e privati se, ai fabbisogni già stimati da Mario Draghi per il verde e il digitale (750-800 miliardi l’anno), si somma lo sforzo in sicurezza e difesa.

La proposta non nasce nel vuoto. Dopo il precedente straordinario del NextGenerationEU (806,9 miliardi di dotazione massima, con emissioni fino a 712 miliardi attese entro il 2026), la Commissione Europea ha continuato a finanziare programmi comuni con la sua “unified funding approach”, piazzando EU-Bonds a varie scadenze e mantenendo vivo il mercato di un “safe asset” europeo. Anche nel primo semestre 2026 sono previste nuove emissioni fino a 90 miliardi. Precedentemente, durante la pandemia, lo strumento SURE aveva mobilitato fino a 100 miliardi in prestiti per la salvaguardia dell’occupazione. Precedenti che, per Macron, dimostrano che l’Europa sa indebitarsi insieme quando la posta è esistenziale.

Il contesto è reso incandescente da ciò che Macron definisce il “momento Groenlandia”: una sequenza di minacce e intimidazioni commerciali dagli Stati Uniti seguite da apparenti marce indietro. Secondo l’Eliseo, non c’è motivo di credere che le tensioni transatlantiche su tecnologia, farmaceutica e tariffe siano davvero alle spalle. Da qui l’appello a un’Europa capace di “protezione, non protezionismo” e di “preferenza europea” negli appalti strategici, mentre resta ferma la cornice NATO e la cooperazione con Washington sull’Artico e la sicurezza di Groenlandia.

Nell’argomentazione di Macron pesa anche l’accelerazione economica della Cina. Sul fronte estero, Pechino ha consolidato nel 2024 un avanzo di conto corrente di oltre 420 miliardi di dollari e, secondo più stime di stampa, nel 2025 avrebbe toccato un surplus commerciale nell’ordine dei mille miliardi di dollari — un’onda lunga che si traduce in capacità di investimento e pressione sui mercati globali, inclusi quelli europei dell’auto elettrica, dell’elettronica e dei macchinari. Per l’Eliseo è la conferma che, senza una reazione di scala paragonabile, l’UE rischia di essere “spazzata via” nelle filiere ad alta tecnologia.

La replica tedesca arriva rapida. Fonti governative citate da Politico liquidano l’idea degli eurobond come una distrazione dal tema cruciale del vertice di Bruxelles di giovedì 12 febbraio 2026: la produttività europea. “Sì, servono più investimenti”, ammette Berlino, ma nel quadro finanziario pluriennale, non con nuovo debito comune. Sullo sfondo, l’approccio del cancelliere Friedrich Merz, che nel 2025 ha impostato un’agenda di consolidamento e rilancio domestico, con margini fiscali resi possibili da regole di bilancio e un rapporto debito/PIL ancora moderato rispetto alla media europea. La distanza con Parigi è evidente.

Secondo Macron, l’Unione è “sotto‑indebitata” rispetto a USA e Cina e deve utilizzare la propria capacità di credito per moltiplicare gli investimenti in: difesa e sicurezza (ricerca, produzione e scorte), intelligenza artificiale e quantistico; transizione verde e digitale. L’obiettivo è evitare che spese frammentate per Paese “frammentino il mercato interno”, alimentando una competizione intracomunitaria al ribasso anziché la crescita di campioni europei.