GLI INCENTIVI
Super Zes in Sicilia, scatta la spinta da 200 milioni: come cambierà il credito d’imposta e cosa devono fare le imprese
Un pacchetto straordinario di risorse regionali per coprire il “buco” e massimizzare il beneficio fiscale: la mossa può fare da apripista nel Mezzogiorno
Una stanza ministeriale affacciata su una Roma grigia di gennaio, un numero scritto a pennarello sulla lavagna: 200 milioni. È l’ammontare che la Regione Siciliana ha deciso di mettere in campo – attingendo alla programmazione delle risorse complementari del fondo di rotazione collegato al PR FESR 21/27 – per “spingere” il credito d’imposta della ZES unica e far nascere la sua “Super Zes”. Un’operazione maturata dopo il vertice a Roma di fine mese tra il presidente Renato Schifani e il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti, incontro dal quale è uscito l’indirizzo politico: integrare con risorse extraregionali la dote statale, così da garantire alle imprese il “massimo tasso di contribuzione” possibile e non lasciare indietro progetti già avviati o cantierabili. L’obiettivo è chiaro: trasformare domande di incentivo in investimenti reali, occupazione e nuova capacità produttiva nell’Isola.
Cos’è la Super Zes (e come si innesta nella ZES unica)
La “Super Zes” è il tassello regionale che si innesta sulla ZES unica del Mezzogiorno introdotta a livello nazionale. La ZES unica copre le aree assistite di Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata, Campania, Molise, Puglia e parte dell’Abruzzo: qui, gli investimenti iniziali in beni strumentali possono beneficiare di un credito d’imposta con intensità variabile entro i limiti della normativa UE sugli aiuti di Stato. La “Super Zes” siciliana aggiunge due elementi: una corsia di semplificazione amministrativa e, soprattutto, una dotazione finanziaria regionale che integra la copertura nazionale del credito. In pratica, la Regione “chiude il gap” quando le richieste delle imprese superano le risorse centrali ripartite alla Sicilia.
Perché servono 200 milioni regionali
Negli ultimi dodici mesi la domanda di credito d’imposta ZES in Sicilia è esplosa. Secondo i dati riepilogati a livello nazionale – a seguito del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 12 dicembre 2024 – le percentuali fruibili sono state definite al 100% per gli investimenti 2024, a fronte di richieste molto consistenti, e il quadro è proseguito nel 2025 con un fabbisogno ancora elevato. In Sicilia, le stime diffuse dal mondo imprenditoriale parlano di richieste oltre gli 830 milioni e di circa 210 milioni a rischio di mancata copertura nella tornata 2025. È precisamente questo il “vuoto” che il piano da 200 milioni intende colmare, massimizzando la capacità di attrazione investimenti.
Non si tratta di una toppa contingente: già in autunno la Regione aveva delineato la “complementare” FESR 2021‑2027 – costruita con il fondo di rotazione ex L. 183/1987 – come strumento per completare e rafforzare la programmazione, prevedendo quote mirate per competitività industriale, transizione digitale ed energetica, rigenerazione e, ove necessario, integrazioni a misure nazionali in esaurimento. L’innesto sulla ZES unica va letto lungo questa traiettoria di policy.
Cosa cambia per le imprese: intensità, spese ammissibili e platea dei beneficiari
- Platea. Possono accedere tutte le imprese – a prescindere da forma giuridica e regime contabile – già attive o che si insediano nelle aree ZES unica della Sicilia. Restano esclusi alcuni settori sensibili (per esempio siderurgia, carbone, trasporto, energia in talune fattispecie, ecc.) nei limiti della disciplina UE.
- Spese ammissibili. Rientrano l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi, l’acquisizione di terreni, la costruzione o l’ampliamento di immobili funzionali all’investimento, nell’ambito di investimenti iniziali. Le soglie tipiche variano – in via generale – tra 200.000 e 100 milioni di euro per progetto, con intensità differenziate per dimensione d’impresa e territorio.
- Tempistiche e adempimenti. Per il ciclo 2024 le richieste sono state trasmesse tra 12 giugno e 12 luglio 2024; per il 2025 la disciplina è stata estesa dalla legge di bilancio con finestre e modalità fissate da atti attuativi successivi. È prudente attendere l’eventuale calendario regionale di supporto per la nuova dote da 200 milioni, coordinata con le procedure Agenzia delle Entrate.
In cosa consiste, in concreto, il “salto” siciliano? La copertura aggiuntiva a valere sulle risorse complementari FESR 21/27 mira a garantire il “massimo tasso di contribuzione” – il punto più alto consentito dalle regole sugli aiuti di Stato – evitando decurtazioni pro quota quando le richieste superano il plafond statale. In altri termini: meno rischio di tagli lineari e maggiore certezza finanziaria per chi investe.