17 febbraio 2026 - Aggiornato alle 22:30
×

Il rapporto

Svimez, la grande migrazione: dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati meridionali under 35 trasferiti nel Centro - Nord

Cervelli in fuga, seguiti da genitori e nonni con la valigia, lasciano il Meridione. 70mila studenti nelle università di Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio

17 Febbraio 2026, 12:00

Svimez, la grande migrazione: dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati meridionali under 35 trasferiti nel Centro - Nord

Seguici su

La mobilità dei giovani dal Mezzogiorno verso il resto del Paese non attende più la fine degli studi: si anticipa già al momento dell’avvio del percorso universitario. Nell’anno accademico 2024-25, quasi 70mila studenti meridionali - su circa 521mila - risultano studiare in un ateneo del Centro-Nord: oltre il 13% del totale, con picchi del 21% nelle discipline Stem. Campania e Sicilia generano da sole quasi metà del flusso in uscita. La Lombardia si conferma la regione più attrattiva, seguita da Emilia Romagna e Lazio. E' quanto emerge dal report della Svimez «Un Paese, due emigrazioni», presentato in collaborazione con Save the children.


L’emigrazione 'anticipata' è motivata dalla scelta di avvicinarsi ai mercati del lavoro caratterizzati da maggiori opportunità. Tra i laureati occupati che hanno conseguito il titolo in un ateneo del Centro-Nord, l’88,5% risulta occupato nella stessa macro-area a tre anni dalla laurea. La situazione appare diversa per chi si è laureato in un ateneo del Mezzogiorno: meno del 70% dei laureati - indica il rapporto - trova occupazione nei territori di origine. La Svimez evidenzia comunque un miglioramento, negli ultimi anni, della capacità attrattiva degli atenei meridionali.


Restano tuttavia i divari retributivi. A tre anni dal conseguimento del titolo, i laureati italiani che lavorano all’estero guadagnano tra 613 e 650 euro netti in più al mese rispetto a chi resta in Italia. Il differenziale retributivo tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato del Nord-Ovest ammonta a circa 375 euro mensili a favore di quest’ultimo (1.862 contro 1.487 euro).

La Svimez quantifica in 6,8 miliardi di euro l’anno il costo associato a questa mobilità interna, con "un trasferimento netto e strutturale di risorse pubbliche a favore delle aree più forti del Paese». Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord, per una perdita secca (al netto dei rientri) di 270 mila unità. Nel periodo, la quota di laureati tra i migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata: dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024. Ai flussi migratori interni, si affianca la crescente scelta della rotta Sud-estero: tra il 2002 e il 2024 oltre 63mila under 35 laureati meridionali hanno lasciato il Paese.

Al netto dei rientri, la perdita complessiva per il Sud è di 45mila giovani qualificati. Anche il Nord registra una crescente emigrazione internazionale: tra il 2002 e il 2024, 154mila laureati hanno lasciato una regione del Centro-Nord. Il fenomeno ha raggiunto il picco nel 2024: 21mila giovani laureati under 35 centro-settentrionali si sono trasferiti all’estero, valore doppio di quello del 2019 (circa 10 mila).

 Accanto a questa dinamica si afferma un fenomeno in rapida crescita: la mobilità «sommersa» degli anziani, i «nonni con la valigia», che conservano la residenza al Sud ma raggiungono figli e nipoti al Centro-Nord. Secondo le stime Svimez, tra il 2002 e il 2024 gli anziani formalmente residenti al Sud che vivono stabilmente al Centro-Nord, «i nonni con la valigia», sono quasi raddoppiati, passando da 96mila a oltre 184mila unità. Questa emigrazione "sommersa" riflette due dinamiche intrecciate. Da un lato, il ricongiungimento familiare con figli e nipoti emigrati al Centro-Nord anche a supporto dei carichi di cura familiari; dall’altro, la crescente difficoltà di ricevere servizi di cura adeguati nel Mezzogiorno, caratterizzati da carenze nei servizi sanitari e assistenziali.

La Uil Sicilia esprime profonda "preoccupazione per il report Svimez che denuncia la fuga di giovani laureati e anziani dal Mezzogiorno per la mancanza di lavoro dignitoso da una parte e per cure e ricongiungimenti familiari dall’altra, aggravando così divari e povertà». Quasi 350 mila under 35 qualificati, segnala il sindacato citando i dati del rapporto, hanno lasciato il Sud per il Centro-Nord, con una perdita netta di 270 mila giovani, soprattutto donne. In Sicilia e Campania si concentra metà del flusso studentesco verso atenei del nord.


«Sono dati allarmanti - afferma la segretaria della Uil Sicilia, Luisella Lionti - questo sindacato da anni denuncia spopolamento e carenza occupazionale chiedendo politiche urgenti. Servono lavoro dignitoso, servizi sanitari efficienti e welfare per famiglie, investimenti per scuole e università, per fermare l’emorragia di talenti. La Sicilia non può essere solo esportatrice di cervelli e affetti, basta ritardi. Vogliamo un diritto reale a restare».