aree di crisi industriale complesse
Il governo cancella gli ammortizzatori per i lavoratori di Termini e Gela. Nell'ex Raffineria si spera in quattro nuovi progetti
gela_1619492249301
Tremano i lavoratori espulsi dai cicli produttivi delle aree di crisi industriale complessa di Gela e Termini Imerese, soprattutto quelli dell’ex Fiat di Termini Imerese che sperano di essere ripescati dall’iniziativa di Pelligra-Nicolosi. La sospensione degli ammortizzatori sociali erogati dall’Inps a seguito dell’abolizione dello strumento della mobilità in deroga li ha collocati in un limbo istituzionale, per uscire dal quale ieri le forze politiche dell’Ars - riunite con i sindacati dei metalmeccanici nella commissione Attività produttive dell’Ars presieduta da Gaspare Vitrano - hanno scritto al governo Meloni per chiedere una soluzione.
Frattanto Gela spera in una possibilità di ripresa, con tre progetti industriali pronti per essere finanziati dopo che da dieci anni è in piedi l’Accordo di programma per lo sviluppo dell’area di crisi industriale complessa che ricade nei territori di 23 Comuni appartenenti a sette Sistemi locali del lavoro: Gela, Mazzarino, Vittoria, Caltagirone, Riesi, Caltanissetta e Piazza Armerina. L’Accordo di programma è stato aggiornato nel 2024 fra Regione, Mimit, Invitalia, Mit, Mase, Minlavoro e le realtà locali interessate, mettendo a disposizione 25 milioni, di cui 10 della Regione, ed è stato riaperto un bando per la presentazione di proposte di investimento con l’obbligo di assorbire come manodopera i lavoratori facenti parte del bacino di crisi.
Con i precedenti avvisi, su quattro proposte solo una è stata realizzata. Ieri le novità sono emerse durante l’audizione in commissione Industria del Senato dedicata non solo a Gela, ma anche alla crisi dell’area industriale di Taranto. Oltre ai rappresentanti dei ministeri e di Invitalia, è intervenuto in videocollegamento l’assessore regionale alle Attività produttive, Edy Tamajo, spiegando che, di fatto, dei 25 milioni disponibili restano da assegnare a nuove proposte progettuali circa 10 milioni, in quanto 10 milioni risultano già impegnati per tre progetti che hanno concluso positivamente l’istruttoria e per i quali si stanno predisponendo i decreti di finanziamento, mentre una quarta proposta ha aderito al bando pubblicato a novembre e ha richiesto risorse per 4,8 milioni.
Come fare adesso un passo avanti per spendere i 10 milioni residui? Infatti, è stato chiarito che lo sportello presso Invitalia resterà aperto fino ad esaurimento delle risorse disponibili. Tamajo ha lanciato varie proposte per completare la reindustrializzazione dell’area gelese e creare un solido indotto: «L’obiettivo è trasformare il polo di Gela da area in transizione a polo competitivo di nuova industrializzazione, capace di generare occupazione e attrarre investimenti qualificati. Occorre un cronoprogramma di attuazione, con un orizzonte quinquennale e verificare lo stato di avanzamento degli interventi; rafforzare l’integrazione tra gli incentivi, le infrastrutture e le politiche attive del lavoro assicurando il coordinamento con la Zes unica, con i fondi strutturali europei, con il Fondo sviluppo e coesione e con ulteriori strumenti nazionali e regionali; ampliare gli strumenti finanziari attivabili, anche attraverso l’utilizzo complementare di Contratti di sviluppo, di mini-contratti e di strumenti di attrazione degli investimenti ad elevato contenuto innovativo». Tamajo ha anche annunciato un tavolo tecnico a Gela con tutte le realtà locali.