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Il calendario che riscrive cantieri, cartelle e assunzioni: cosa c'è nel Milleproroghe 2026
Tra proroghe “salvagente” e mini-riforme operative: cosa cambia davvero per edilizia, fisco, lavoro ed enti locali
Tra proroghe “salvagente” e mini-riforme operative: ecco cosa cambia davvero per edilizia, fisco, lavoro ed enti locali
Una recinzione arancione che resta, un F24 preparato e non inviato, un curriculum che trova infine un varco. La fotografia del “tempo guadagnato” dal decreto Milleproroghe è tutta qui: cantieri che non si fermano, contribuenti che non decadono dalla rottamazione, imprese che possono ancora sfruttare incentivi all’assunzione. Mentre Camera e poi Senato corrono verso la conversione entro il termine del 1° marzo 2026, un pacchetto di emendamenti ridisegna tappe e scadenze con effetti immediati su edilizia, fisco e mercato del lavoro.
Intanto c'è la proroga di un anno del regime speciale per i titoli edilizi privati, con slittamenti complessivi fino a 48 mesi per permessi, Scia, autorizzazioni paesaggistiche e convenzioni di lottizzazione rilasciati fino al 31 dicembre 2025. Si consolida così il solco aperto dal dl Ucraina 2022.
E poi sul Fisco c'è il “salvagente” per i decaduti riammessi alla rottamazione-quater che non hanno pagato la rata del 30 novembre 2025: potranno saldarla entro il 28 febbraio 2026 (con la tolleranza e il calendario, termine effettivo al 9 marzo 2026). Vale esclusivamente per quella rata.
In materia di Enti locali sì al rinvio del termine di adeguamento del capitale sociale per i soggetti della riscossione locale; sul punto, i testi tecnici segnalano una scadenza al 30 aprile 2026, mentre alcune ricostruzioni giornalistiche parlano di 31 dicembre 2026. In attesa del testo definitivo in Aula, la prudenza è d’obbligo.
Sulla Tari 2025 sono considerate valide le delibere se caricate sul Portale del federalismo fiscale entro il 6 marzo 2026, misura “ponte” che sana ritardi tecnici dei Comuni.
In materia di Lavoro c'è la proroga degli esoneri contributivi del Decreto Coesione 2024. Il “bonus donne” corre fino al 31 dicembre 2026; “bonus giovani under 35” e “bonus ZES Unica/over 35 al Sud” estesi fino al 30 aprile 2026, con decontribuzione base al 70% e al 100% se c’è un incremento occupazionale netto.
Per Pubblica amministrazione: rinviato al 31 dicembre 2026 l’obbligo di coperture assicurative per i titolari di incarichi di gestione delle risorse pubbliche. Mentre in materia di editoria è stato rifinanziato con 30 milioni/anno il credito d’imposta dal Fondo per il pluralismo.
L’emendamento approvato alla Camera estende al comparto dei cantieri privati un paracadute temporale ormai strutturale: i termini di inizio e fine lavori per i permessi di costruire, le Scia, le autorizzazioni paesaggistiche e i provvedimenti ambientali, nonché le convenzioni di lottizzazione e gli atti collegati, slittano complessivamente fino a 48 mesi per i titoli formatisi entro il 31 dicembre 2025. È il prolungamento di una traiettoria aperta con il dl 21/2022 (cosiddetto “dl Ucraina”) e via via irrobustita nei Milleproroghe successivi.
Sul fronte cartelle, l’emendamento al Milleproroghe offre un’ultima ancora ai contribuenti che, pur riammessi alla rottamazione-quater, sono incappati nel mancato pagamento della rata del 30 novembre 2025: il termine si sposta al 28 febbraio 2026. Grazie alla combinazione tra weekend e i 5 giorni di tolleranza, la scadenza “effettiva” per restare in rotta senza decadere si allunga fino a lunedì 9 marzo 2026. Attenzione: la deroga riguarda esclusivamente quella rata, non un condono generalizzato. Riguarda i contribuenti decaduti dalla definizione agevolata ex legge 197/2022 e poi riammessi secondo le regole riformulate nel 2025. La finestra consente di “riallineare” il piano, spesso in concomitanza con la coesistenza della nuova rottamazione-quinquies introdotta dalla Legge di bilancio 2026, che ha generato non poca confusione nella platea dei debitori. Per pagare restano attive le opzioni via Paga online sul portale Agenzia delle Entrate-Riscossione, sportelli Poste, ricevitorie/tabaccai con i bollettini scaricabili. Il suggerimento operativo è evitare l’ultimo giorno utile, perché il margine “di calendario” non copre eventuali errori tecnici di pagamento.
La riforma della riscossione locale è uno dei cantieri più sensibili. In attesa dei decreti attuativi della delega fiscale (legge 111/2023), il Milleproroghe interviene sul requisito del capitale sociale per gli operatori iscritti all’albo ex art. 53 del d.lgs. 446/1997. La scadenza, secondo le ricostruzioni tecniche, convergono sulla data del 30 aprile 2026 (proroga “corta”, funzionale alla transizione), mentre una lettura giornalistica emersa nelle ultime ore ha parlato di 31 dicembre 2026. È un dettaglio non banale: tra i due estremi ballano otto mesi che, per gli operatori, equivalgono a piani di ricapitalizzazione molto diversi. In sede di conversione sarà decisivo il testo licenziato dall’Aula.
Intanto, sul versante Tari 2025, arriva una valvola di sicurezza: le delibere sono considerate tempestive se caricate entro il 6 marzo 2026 sul Portale del federalismo fiscale del MEF. È una mini-sanatoria “tecnica” per allineare i caricamenti, dopo un 2025 segnato da nuove modalità informatiche e scadenze straordinarie. Resta fermo, per prassi generale, che l’efficacia piena richiede la successiva pubblicazione da parte del Dipartimento delle Finanze.
Il Ministero del Lavoro guidato da Marina Calderone conferma l’architettura: continuità agli incentivi del Decreto Coesione 2024 con un mix di proroghe e rimodulazioni. Bonus donne: esteso fino al 31 dicembre 2026, con esonero contributivo fino a 650 euro/mese per 24 mesi nelle ipotesi previste (donne “svantaggiate” secondo le definizioni vigenti). È il pilastro che rimane più robusto.
Under 35 e ZES/over 35 al Sud: proroga fino al 30 aprile 2026. La decontribuzione “base” scende al 70%, ma torna al 100% in presenza di un incremento occupazionale netto. Una scelta che punta a premiare l’espansione reale degli organici, evitando il semplice “rimpiazzo”.
Platea territoriale: l’estensione “ZES Unica Mezzogiorno” coinvolge l’intero Sud e le regioni “cerniera” recentemente incluse, con l’obiettivo di capitalizzare gli investimenti logistici e industriali già avviati.
Sul fronte delle crisi, viene confermata per il 2026 la possibilità di ricorrere alla mobilità in deroga (fino a 12 mesi) nelle aree di crisi industriale complessa, subordinando il trattamento ad adeguate politiche attive: una misura che, secondo le stime politiche, può interessare fino a 10mila lavoratori.
Tra gli emendamenti dei relatori figura anche il rinvio al 31 dicembre 2026 dell’obbligo per i titolari di incarichi di gestione delle risorse pubbliche nella PA di dotarsi di copertura assicurativa. Un anno in più per calibrare polizze e capitolati in un mercato in forte transizione per rischi e premi, senza forzare acquisti “a cavallo” di riforme interne.
Capitolo editoria: viene rifinanziato il credito d’imposta con 30 milioni/anno, tramite risorse del Fondo per il pluralismo. Una misura che alleggerisce i conti di un settore ancora sotto stress strutturale (costi carta, pubblicità digitale concentrata, transizione ai ricavi da abbonamento).