19 febbraio 2026 - Aggiornato alle 20:18
×

il caso

Glovo-Foodinho, perché il gip ha detto sì al commissariamento: “Regolarizzate 40mila rider”. Cosa cambia davvero (e da quando)

Dalla corsa sotto la pioggia alle aule di giustizia: il caso che mette alla prova l’economia delle piattaforme e le sue regole

19 Febbraio 2026, 18:25

18:26

Glovo-Foodinho, perché il gip ha commissariato : “Regolarizzate 40mila rider”. Cosa cambia davvero (e da quando)

Seguici su

Il 19 febbraio 2026 segna un passaggio decisivo per la gig economy e il lavoro digitale in Italia. La convalida del decreto di controllo giudiziario su Foodinho srl, la società che gestisce le attività di Glovo nel Paese, firmata dal gip di Milano Roberto Crepaldi, non è soltanto un atto giudiziario: è un intervento strutturale sul modello economico delle piattaforme.

Contestata l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro (caporalato) su una platea di circa 40.000 rider a livello nazionale, la magistratura impone la revisione di un sistema accusato di fondarsi sulla drastica compressione del costo del lavoro.

Il fulcro della questione è nelle metriche retributive emerse dall’inchiesta. Secondo i magistrati, la profittabilità dell’azienda si sarebbe retta su compensi medi per consegna tra 2,50 e 3,70 euro, traducendosi in retribuzioni lorde mensili comprese fra 700 e 1.200 euro, con turni fino a 12 ore di connessione all’app e percorrenze giornaliere di 50-60 chilometri.

Tali livelli, per il tribunale, risultano fino al 76,95% inferiori alla soglia di povertà e fino al 81,62% sotto i minimi della contrattazione collettiva, in violazione dell’articolo 36 della Costituzione.

Sul piano aziendale, questo assetto realizza un massiccio trasferimento del rischio d’impresa sulla forza lavoro, chiamata a sostenere i costi operativi (mezzi, manutenzione, dispositivi di sicurezza) e ad assorbire le inefficienze del mercato. Questo schema, definito “cottimo digitale”, si intreccia ora con il mandato conferito all’amministratore giudiziario Andrea Adriano Romanò, incaricato di procedere alla regolarizzazione contrattuale dei lavoratori.

Il perno tecnologico-organizzativo di Glovo, l’algoritmo di assegnazione, è al centro delle contestazioni e ridefinisce i confini del diritto del lavoro. La Procura parla di “etero-organizzazione algoritmica”: un sistema che governa la prestazione tramite stringenti parametri di performance (tassi di accettazione, puntualità, disponibilità), prevedendo “penalizzazioni” automatiche in caso di ritardi o rifiuti.

Sotto il profilo economico e giuridico, come già affermato dalla Cassazione nel caso Foodora del 2020, quando la piattaforma determina tempi, luoghi e modalità della prestazione, il confine tra autonomia e subordinazione si sposta, facendo scattare le tutele proprie del lavoro dipendente. Questa “governance dell’algoritmo” è diventata un rischio materiale crescente per i conti societari: nel novembre 2024, il Garante della Privacy ha sanzionato Foodinho per 5 milioni di euro per gravi carenze di conformità algoritmica al GDPR. L’algoritmo, da leva di efficienza, si trasforma in passività legale ed economica se privo di trasparenza, auditing indipendente e accountability.

Il fascicolo milanese, in cui risulta indagato l’amministratore unico Miquel Oscar Pierre, si inserisce in una fase delicata per la capogruppo tedesca Delivery Hero. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, il gruppo ha fronteggiato pressioni sulla governance e riflessioni strategiche sull’asset Glovo, aggravate dalla maxi-sanzione antitrust da 329 milioni di euro comminata dalla Commissione Europea nel giugno 2025 per intese anticoncorrenziali. Per gli investitori istituzionali, i rischi legati ai modelli occupazionali delle piattaforme sono ormai un fattore materiale che incide direttamente su valutazioni e sostenibilità di lungo periodo.

L’azienda ha comunque assicurato “la massima collaborazione” con le autorità per innalzare i propri standard. Il provvedimento del tribunale non mira a fermare le attività: il “controllo giudiziario” è una misura di affiancamento pensata per sanare le criticità senza compromettere l’operatività o i livelli occupazionali, ricalcando il modello già applicato con esito positivo a Uber Eats nel 2020.

Il percorso di messa a norma avrà però effetti immediati sulla struttura dei costi: si prevede l’allineamento ai minimi contrattuali, l’introduzione di tariffe minime garantite e la revisione della ripartizione delle spese per gli strumenti di lavoro e le coperture assicurative. L’intera filiera del food delivery è chiamata a un riassetto complessivo.

L’obiettivo macroeconomico è costruire modelli di pricing che remunerino adeguatamente le prestazioni senza scaricare le inefficienze sull’anello più debole. Il caso Glovo-Foodinho diventa un test nazionale: dalla “crisi legale” a un laboratorio di standardizzazione per l’intero comparto. Big tech, ristoratori e consumatori guardano a questo banco di prova, consapevoli che il superamento del cottimo digitale si tradurrà in prezzi più trasparenti e servizi più affidabili, accompagnando la maturazione strutturale del settore.