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L'Ue alla finestra, accordo con gli Usa (per ora) congelati

La sentenza della Corte Suprema sui dazi di Trump crea il caos a Washington: confusione diplomatica

20 Febbraio 2026, 23:38

L'Ue alla finestra, accordo con gli Usa (per ora) congelati

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Nessuno strappo, ma la netta volontà di fare piena luce e la forte tentazione di sospendere di nuovo la ratifica dell’intesa siglata a luglio in Scozia.

La clamorosa bocciatura, da parte della Corte Suprema statunitense, delle tariffe imposte da Donald Trump ha innanzitutto gettato scompiglio nelle cancellerie europee.

Che valore assume l’accordo firmato da Ursula von der Leyen e dal presidente americano se il suo presupposto erano prelievi doganali giuridicamente inammissibili? È la domanda che serpeggia nei corridoi di Palazzo Berlaymont, dove—come sempre quando si parla di Trump—prevalgono sangue freddo e, soprattutto, prudenza.

«Restiamo in stretto contatto con l’amministrazione statunitense per chiarire quali misure intende adottare in risposta a tale sentenza», ha dichiarato un portavoce della Commissione.

Neppure il tatticismo dei vertici dell’esecutivo comunitario riesce a contenere la portata della decisione dei giudici, accolta con entusiasmo da socialisti, liberali e verdi, e con un assordante silenzio da popolari e conservatori, finora strenui sostenitori dell’intesa Ue-Usa. Una posizione che ora rischia di scivolare in minoranza.

Con il venir meno dell’emergenza groenlandese, Commissione e Ppe avevano chiesto e ottenuto una rapida ripresa dell’iter parlamentare per l’ok all’accordo sui dazi; poche ore dopo il verdetto della Corte, però, il quadro è cambiato.

«Dobbiamo ora valutare attentamente la sentenza e le sue conseguenze. Pertanto, ho appena convocato una riunione straordinaria del team negoziale del Parlamento europeo sull'accordo di Turnberry per lunedì, al fine di valutare le possibili implicazioni sui lavori in corso e, in particolare, in vista del voto della commissione», ha annunciato il presidente della commissione Commercio internazionale, il socialista tedesco Bernd Lange.

Il suo gruppo, come ha chiarito Brando Benifei, è più che mai orientato a ricongelare il procedimento. Liberali e Verdi si muovono nella stessa direzione.

Secondo fonti parlamentari, si va dunque verso il rinvio del voto in commissione Commercio, fissato per il 24. La «stangata» della Corte ha ridato fiato a quanti, da Parigi a Madrid, hanno sempre invocato maggiore fermezza nei confronti di Washington.

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha provato invece a ridimensionare la portata della vicenda, dicendosi convinto che «non ci saranno grossi cambiamenti».

Di segno opposto la reazione del Canada, uno dei bersagli principali delle misure trumpiane: la sentenza dimostra che le tariffe erano «ingiustificate», ha sottolineato Ottawa.

Londra, da parte sua, si è detta «pronta a collaborare con l’amministrazione Trump» per valutare l’impatto della decisione.

Un impatto tutto da decifrare, in un clima di evidente incertezza. Per l’Europa, al momento, appare certo che restino immutati i dazi introdotti da Washington in base alla Section 232 del Trade Expansion Act—le misure motivate da esigenze di sicurezza nazionale—che colpiscono acciaio e alluminio europei con prelievi fino al 50%.

Su tutti gli altri capitoli merceologici regna invece la nebbia. La Commissione, quasi in forma di monito, ha ribadito un principio: «Le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali».